SIMON SCARROW.
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IL SANGUE DELL'IMPERO.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 12.
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Parte 2.
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Titolo originale: The blood crows. 2013. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Elisabetta Colombo e Gian Paolo Gasperi.
2014. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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CAPITOLO VENTI.
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Due giorni pi tardi, poco prima dellalba, Catone era steso su un letto di felci in un
avvallamento poco profondo sul fianco di un erto colle. Era stata una notte fredda e lumidit
appiccicosa della rugiada lo aveva fatto tremare per unora, prima che il bagliore del sole cominciasse a
spuntare oltre la cima della montagna, a oriente. Per la prima volta dopo molti giorni, il cielo era
limpido e si prospettava una bella giornata. Catone aveva lasciato il mantello scarlatto tra gli alberi,
dove era accampato il resto degli uomini, e aveva indossato un mantello scuro, cos da non risaltare
contro il paesaggio, quando fosse giunta lalba. Al suo fianco, Querto stava silenziosamente
esaminando il pacifico scenario sotto di loro. A destra e a sinistra si estendevano i pendii boschivi del
crinale. Davanti a loro, si apriva una vasta valle, una distesa larga circa un miglio di terre coltivate e
lievemente ondulate, seminate a strisce e inframmezzate da recinti di pietra, dove le capre erano ancora
sdraiate per terra, fornendo calore ai cuccioli nati in primavera che dormivano pigiati contro le madri.
Cerano diversi agglomerati di capanne rotonde, il pi ampio dei quali occupava un poggio nel centro
della valle, dominando il paesaggio circostante. Catone calcol che la capanna pi grande fosse larga
pi di cinquanta piedi, una sottile voluta di fumo si innalzava oziosa dallapertura nel tetto di paglia.
Due uomini erano appoggiati alle pareti ricoperte di fango ai lati dellentrata che stavano sorvegliando.
Altri erano addormentati intorno ai resti dei fuochi, le cui ceneri ancora ardevano sul terreno libero di
fronte alla capanna. Altre piccole costruzioni si levavano nelle vicinanze.
Quello  il nostro primo obiettivo, disse Querto a bassa voce, indicando la capanna
principale. Il capotrib e la sua scorta. Ha almeno un centinaio di uomini laggi.  unenormit per un
villaggio di queste dimensioni. Deve avere dei visitatori. Quindi ci saranno altre persone nella fattoria.
Forse un altro centinaio di uomini nel pieno delle forze, ma dubito che molti di loro abbiano mai
maneggiato qualcosa di pi pericoloso di un bastone o di una falce.
Anche una falce pu fare molto male. Catone soffoc un sorriso amaro, ripensando allatroce
ferita che gli era stata inflitta una volta da un druido che brandiva una falce. La cicatrice gli tirava
ancora sul petto, di tanto in tanto. Accanton il ricordo. Allora, qual  il tuo piano di attacco
abituale?.
Querto studi velocemente il terreno, prima di rispondere. Sul lato opposto la vallata si apre in
corrispondenza del fiume. Ho inviato quattro squadroni ad aggirare la collina e ad attraversare laperta
campagna, cos da bloccare le vie di fuga in qualsiasi direzione.
Catone gli lanci unocchiata penetrante. Lo vengo a sapere solo adesso. Quando hai dato loro
lordine?
La scorsa notte. Mentre tu e il centurione Macrone dormivate.
Perch non me lhai detto quando mi sono svegliato? Come prefetto della coorte dovrei
esserne informato.
Querto sostenne il suo sguardo tranquillamente. Signore, prima di incominciare, hai detto che
volevi osservare le tattiche che ho sviluppato nei miei assalti. Pertanto ho supposto che non volessi
partecipare attivamente alle decisioni per questa operazione. Non cera bisogno di dirtelo.
Catone rest in silenzio per un momento. Se devo capire le tue tattiche, Querto, allora ho
necessit di seguire ogni dettaglio. Informami di ogni decisione in futuro.  chiaro?
S, signore.
Molto bene. Vai avanti.
Il trace trasse un profondo respiro e continu. Una volta che la principale via di fuga sar
coperta, sferreremo il nostro attacco contro il capo e la sua scorta. Scenderemo a cavallo dai boschi e ci
dirigeremo verso il poggio nel momento in cui verr dato lallarme. A quel punto, i miei uomini
faranno molto rumore. Aiuta a spaventare a morte il nemico. Colpiremo il capo e la sua scorta il pi
rapidamente possibile, attaccheremo duro e non faremo prigionieri. Senza nessuno che li guidi e senza
stendardi intorno a cui stringersi, gli uomini della valle solitamente provano ad arrendersi. Alcuni
abitanti dei villaggi cercheranno di scappare, ma si imbatteranno nei quattro squadroni schierati sul loro
cammino. Poi andremo allattacco, uccideremo tutti e raderemo al suolo tutte le costruzioni. Qualcuno
riuscir a sfuggirci, attender che ce ne andiamo e poi emerger dai nascondigli e correr dalle trib pi
vicine a raccontare cos successo ai compagni. Le trib a loro volta invieranno una pattuglia in
ricognizione per accertarsi dellaccaduto e riferiranno che i sopravvissuti hanno detto la verit. Le
labbra di Querto si dischiusero in un ghigno lupesco. Ecco come infondo terrore nel cuore dei nemici.
Ecco come la leggenda dei Corvi Sanguinari si  diffusa nella terra dei Siluri, colmando di terrore quei
bastardi.
Querto concluse con una nota di tensione nella voce e Catone gli lanci uno sguardo veloce.
Cera odio nelle sue parole, e qualcosa in pi. Ma non cera tempo per rifletterci. Il nemico si sarebbe
destato a breve e la coorte tracia doveva lanciarsi allassalto, per sorprenderlo. Ma cera una questione
che Catone era determinato a risolvere prima che iniziasse lattacco.
Il tuo piano  valido. C solo un cambiamento che vorrei fare.
Querto gli scocc unocchiata penetrante. Hai detto che saresti venuto a osservare. Non a
interferire.
Qualsiasi cosa abbia detto, sono il comandante della coorte e do io gli ordini, e tu mi chiamerai
signore ogni volta che ti rivolgerai a me.
Querto gli restitu lo sguardo, sforzandosi di mantenere unespressione neutra. So cosa sto
facendo, signore. Ho gi usato questa tattica molte volte in passato, e senza alcun problema. Non c
bisogno di cambiare niente.
Sta a me deciderlo, replic Catone con decisione.
Ma davvero?. Querto si allontan strisciando dal bordo dellavvallamento, prima di sollevarsi
sulle ginocchia. Catone not che si muoveva con grazia sinuosa, per un uomo della sua stazza. Il trace
spost con noncuranza il lato del mantello sulla spalla per scoprire la spada. Entrambi gli uomini
rimasero immobili per un momento, mentre Catone fissava il centurione con aria di sfida. Poi Querto
ridacchi e si alz in piedi, torreggiando sulla figura prona del suo comandante. Quindi cosa credi che
debba cambiare, signore?.
Catone era appoggiato sui gomiti, e lo osservava da sopra la spalla, sentendosi a disagio e
vulnerabile. Si ritrasse, togliendosi dalla vista delle capanne nella valle sottostante, e si alz
frettolosamente in piedi, prima di fronteggiare il trace a un livello pi paritario, studiandolo in cerca di
qualunque traccia di slealt.
Porteremo a termine il tuo piano come hai stabilito, ma alla fine voglio dei prigionieri. Una
volta spezzata la loro resistenza, prenderemo vivi coloro che si arrendono.
E perch dovremmo farlo?.
Catone sapeva che non aveva bisogno di giustificarsi con un subordinato, ma cera una luce
pericolosa negli occhi dellaltro uomo e non voleva scontrarsi con lui mentre erano soli.
I prigionieri forniscono informazioni sul nemico, e valgono un bel po di soldi. Cera una
terza ragione: Catone non approvava il fatto di massacrare donne, bambini e civili. Ma era certo che
dicendolo si sarebbe esposto al dileggio di Querto.
Loro sono il nemico, signore. Perfino i bambini. Barbari selvaggi, tutti quanti!. Sput.
Perch lasciare che queste uova diventino pidocchi? Meglio porre fine alle loro vite in un colpo solo.
Li risparmiamo perch quando questa campagna sar finita, diventeranno parte dellimpero, e
pagheranno le tasse. Sospetto che limperatore non gradir il fatto di vedere passati a fil di spada coloro
che un giorno potrebbe governare.
Limperatore non  qui. Limperatore non sa che razza di selvaggi sono queste persone. Non
potranno mai essere civilizzate, ma soltanto ammazzate, come i parassiti che sono. Querto parl a
denti stretti, come se stesse soffrendo, e i suoi occhi ardevano di rabbia. Meritano di essere annientati,
tutti! Villaggio dopo villaggio, uomo dopo uomo, perfino il loro bestiame, i maiali, le pecore e i cani.
Non dobbiamo lasciare superstiti.
Catone rimase momentaneamente sconvolto dalla veemenza del trace e comprese quanto fosse
pericoloso quelluomo. Sent i capelli rizzarsi sulla nuca mentre fissava il centurione e una paura
glaciale gli invase lo stomaco. Deglut e cerco di parlare con tono pi calmo possibile. Perch? Perch
li odi cos tanto?.
Querto fissava Catone da sotto le folte sopracciglia. Non lo sai?
Perch dovrei? Se c una ragione, allora dimmela.
Il trace chin la testa, cos che Catone non potesse pi vedere chiaramente la sua espressione.
Romano, io conosco i Siluri. Ho vissuto con loro. Sono stato loro prigioniero. Mi hanno trattato
peggio di un cane. Mi hanno legato, fatto patire la sete e la fame, mi hanno picchiato. Mi hanno deriso.
Si sono fatti beffe di me Mi hanno umiliato. Non solo i guerrieri, ma anche le donne e i bambini.
Credi che i bambini siano innocenti? Non  cos. Concedi loro di fare ci che vogliono e non ci sar
niente di cui non saranno capaci. Niente. Guarda. Si rimbocc la manica destra e sollev il braccio.
Catone vide un reticolato irregolare di bianco tessuto cicatriziale. Il sorriso di Querto era spietato.
Lhanno fatto con le punte delle lance arroventate sul fuoco. Sulle braccia, le gambe, la schiena e il
petto. Bambini Devono morire insieme a tutti gli altri. Non cambier il mio atteggiamento.
Catone sent un moto di compassione per il tormento di quelluomo. Sia Macrone che Giulia
una volta erano stati prigionieri di un gladiatore ribelle e della sua banda di seguaci e, anche se ne
parlavano raramente, Catone sapeva che quella vicenda li aveva segnati entrambi. Ma credeva
fermamente che esperienze simili non giustificassero un comportamento spietato. Non cerano
eccezioni. Si allontan di mezzo passo dal trace e rispose con delicatezza: Ti sto dando un ordine,
centurione Querto. Prenderemo dei prigionieri.
No!. Querto si chin in avanti assumendo una posizione di difesa, come una bestia
intrappolata, e la mano con cui reggeva la spada si strinse intorno allimpugnatura dellarma.
Moriranno! E uccider qualunque uomo mostri loro piet.
Allora dovrai uccidere me. Catone parl senza pensare e rimase inorridito di fronte alla
propria stupidit. Le dita gli scivolarono sulla coscia verso la spada.
Ucciderti?. Querto ridacchi. Credi che non ci riuscirei?.
Il cuore di Catone batteva come un martello dentro al petto. Non sarei il primo romano che
uccidi, giusto?
Proprio per niente, prefetto. Si sent un lieve suono raschiante, quando il trace inizi ad
estrarre la spada.
Catone allung la mano verso la sua arma, ma resistette alla tentazione di strapparla dal fodero.
Basta cos, Querto. Pensa a ci che stai facendo. Minacciami con unarma e, per gli di, giuro che ti
far crocifiggere.
Cosa sta succedendo qui, allora?, si intromise una voce roca. Catone guard a sinistra e vide
Macrone emergere dal buio, procedendo con cautela fra gli alberelli striminziti che crescevano lungo il
margine della depressione. La gola di Querto emise un piccolo grugnito di frustrazione, poi il
centurione rinfoder la spada, assumendo una postura pi eretta e rilassata. Catone fece altrettanto, con
il cuore che ancora gli martellava nel petto. In un folle momento di irrazionalit, pens di chiedere a
Macrone di aiutarlo a uccidere Querto l sul posto, visto che ne avevano la possibilit. Ma cera il
pericolo che il trace potesse ferire fatalmente uno di loro. E cosa sarebbe successo se fossero tornati
allaccampamento senza Querto? Come avrebbero reagito i suoi uomini? Qualsiasi storia si fosse
inventato Catone, sarebbero diventati sospettosi e avrebbero mandato qualcuno a cercare il loro capo.
Quando avessero trovato il corpo, avrebbero fatto a pezzi Catone e Macrone. Con amara
consapevolezza, comprese che non era quello il momento di agire. Si volt verso il suo amico e cerc
di apparire calmo.
Macrone, cosa stai facendo qui?
Eri via da molto tempo, signore. Ero preoccupato. Sono venuto ad assicurarmi che non fosse
successo niente. A entrambi.
Se ci che intendeva era chiaro per Catone, lo era altrettanto per Querto, che sollev lo sguardo
verso il cielo e strinse le labbra, prima di parlare.
Faremmo meglio a muoverci, signore. Prima che il nemico si svegli.
S. Catone annu, tenendo lo sguardo fisso su Querto. Torniamo allaccampamento. Fai
strada.
Querto part allistante, uscendo dallavvallamento, le larghe spalle che sfioravano gli esili rami
degli alberelli, sollevando una scia di rugiada. Catone si affrett a seguirlo e Macrone gli si affianc.
Stai bene, signore?, chiese adagio.
Benissimo.
Sembra che io sia arrivato al momento giusto. Cosa stava succedendo?
Una divergenza di opinioni. Ecco tutto.
Macrone rimase in silenzio per un momento. Una divergenza di opinioni con quel coglione
tracio significherebbe, con tutta probabilit, la morte di un uomo. Faresti meglio a tenerlo docchio.
Lo sto gi facendo, credimi.
Si sforzarono di tenere il passo con Querto, mentre si allontanavano dagli arbusti per entrare in
mezzo agli alti pini che ricoprivano il pendio. Una tenue luce si stava gi diffondendo nel cielo,
tingendo gli alberi di una tonalit opalescente. Davanti a loro, Querto avanzava velocemente,
gettandosi occasionali occhiate alle spalle, senza rallentare il passo per far s che lo raggiungessero, ma
senza neanche tentare di seminarli. Sembrava contento di mantenere una distanza di sicurezza. Poco
dopo, raggiunsero la radura dove i quattro squadroni di cavalleria tracia avevano passato la notte, senza
alcun fuoco che li scaldasse. Gli uomini avevano gi sellato i cavalli ed erano divisi in piccoli gruppi,
parlavano a bassa voce con le lance appoggiate alle spalle e gli scudi ovali posati al suolo.
Non appena avvistarono il loro capo, corsero ai cavalli e afferrarono le redini in attesa degli
ordini. Querto mont sul suo destriero e, con voce pi alta che pot, grid: In sella!.
Catone e Macrone presero i loro cavalli da uno degli addestratori e salirono in groppa. Misero
gli animali in posizione, fra il vessillifero e i suonatori di tromba. Querto sedeva ritto in sella, a una
certa distanza, osservando i centoventi uomini della sua unit principale. Quando lultimo di loro fu in
sella al proprio cavallo e gli unici suoni udibili furono quelli dei destrieri che mordevano i freni e
fregavano gli zoccoli sul terreno, Querto annu con soddisfazione.
Preparatevi a partire!.
Gir il suo cavallo verso lo stretto sentiero che conduceva fuori dalla radura e schiocc la
lingua. Lanimale part al trotto e Catone, Macrone e gli altri lo seguirono. Alle loro spalle, gli
squadroni si accodarono in colonna, finch laria si riemp del rumore sferragliante e scalpitante degli
zoccoli e del tintinnio dei morsi e dei barbazzali. Dopo un centinaio di passi fra gli alberi, il sentiero
sbuc sullantica via che si inoltrava nella vallata e Querto condusse la colonna gi per il lieve pendio.
Per un breve tratto gli alberi oscurarono la visuale, poi, allimprovviso, si ritrovarono a cavalcare
allaperto circondati dai terreni da pascolo. Un pugno di bestiame robusto si volt e scapp, spaventato
dallinaspettata comparsa.
A un miglio di distanza, Catone scorse il poggio dal quale la capanna del capotrib dominava la
valle. Pi avanti, il sentiero passava accanto a un agglomerato di capanne pi piccole che costituiva
linsediamento tribale. Al di l di esso, la via costeggiava alcuni recinti e le coperture in cuoio dei
granai, prima di digradare verso un torrente dalla corrente impetuosa. Dallaltra parte del guado, la
pista risaliva la china del poggio.
Querto alz il braccio che reggeva la spada e grid: Al piccolo galoppo!.
Spron il cavallo e lanimale rallent e si impenn leggermente, prima di ripartire con un
sobbalzo a unandatura pi veloce. Gli uomini dietro di lui fecero altrettanto, e laria intorno a Catone
si riemp del rombo sordo di centinaia di zoccoli. Un viso apparve sulla porta di una capanna vicina al
sentiero e un uomo si sporse fuori, spalancando gli occhi allarmato. Grid un avvertimento e si rintan,
sottraendosi alla vista. Un istante pi tardi, la colonna pass al galoppo accanto alla capanna e Catone
vide una donna uscire da unaltra casupola pi avanti, con un neonato aggrappato al petto. La donna
vide lo stendardo, si volt e si mise a correre verso il margine del bosco, lontano dallinsediamento.
Altre figure apparivano e fuggivano, in tutte le direzioni. Uno dei cavalieri devi dalla traiettoria,
attirando istantaneamente lattenzione di un ufficiale che gli url di ricongiungersi alla colonna.
Il guado si mostr alla vista e in un attimo Catone entr in acqua, sollevando unesplosione di
schizzi argentati quando il cavallo rimest la corrente. Querto rallent il passo raggiungendo la riva
opposta e stese il braccio di lato. Schieratevi!.
Il gruppo dei vessilliferi, con Catone e Macrone, formava il centro della fila e gli squadroni si
disposero a destra e a sinistra.
Lass!. Macrone allung il braccio e indic il pendio. Ci hanno visti.
Diversi uomini si erano accalcati fuori dalle capanne e facevano cenni verso la base del pendio,
chiamando i loro compagni alle armi.
In un attimo, gli uomini si schierarono. Quando anche gli ultimi guerrieri ai fianchi
posizionarono i loro cavalli, lo squillo acuto di un corno vibr nellaria, e un istante pi tardi il suono
fu ripreso da un altro corno, pi lontano.
Li stanno incitando, ringhi Querto. Non c tempo da perdere. Attacchiamo adesso.
Sguain la spada e la sollev in aria. Corvi Sanguinari! Al mio ordine! Carica!.
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CAPITOLO VENTUNO.
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Querto cal la spada e diede di sprone al cavallo con un ruggito ancestrale. I suoi uomini
raccolsero il grido e cos fece Macrone, mentre Catone serr la mascella e fece un respiro profondo e
veloce dalle narici dilatate. Poi incit il cavallo, sfoderando la spada e usando il piatto della lama per
dare una pacca sul posteriore dellanimale. Lo schieramento di cavalieri guadagn rapidamente
velocit, allontanandosi dalla riva del fiume e lanciandosi nellerba rigogliosa e alta fino al polpaccio,
imperlata di rugiada e punteggiata da brillanti fiori gialli. Il sole si stava alzando sopra le colline alle
spalle dei cavalieri e i primi raggi inondarono la valle, irradiandola di una pallida luce dorata.
Quando i cavalli aumentarono la velocit fino al gran galoppo, Catone sent il vento rombargli
nelle orecchie e il corpo sballottato e scosso dallimpatto con il dorso del cavallo lanciato a tutta
velocit. Rafforz la presa sulle redini, strinse le cosce sui fianchi del destriero e si chin in avanti,
tenendo la mano che reggeva la spada abbassata lungo il fianco, cos da non ferire accidentalmente n
lui n Macrone alla sua destra. Tuttintorno, i Traci tenevano le lance in verticale per lo stesso motivo e
Catone not che stavano mantenendo la disciplina: nessuno aveva perso la testa e puntato in basso
larma per limpazienza. Il frastuono delle urla euforiche di Macrone gli invase le orecchie. I cavalli pi
veloci stavano cominciando a passare avanti e Querto sbrait sovrastando il baccano, intimando ai suoi
uomini di mantenere la posizione.
Centocinquanta passi pi avanti, i guerrieri siluriani stavano correndo verso la capanna del capo
per formare un perimetro difensivo. Raccolsero in fretta i primi pezzi di armatura e le prime armi che
capitarono loro fra le mani. La maggior parte aveva degli scudi, grandi, piatti e rotondi, dalle superfici
elegantemente dipinte con raffigurazioni di animali selvaggi. Nellaltra mano stringevano chi una
lancia, chi una spada o unascia. Quando il lieve pendio cominci ad appianarsi, Catone vide il
capotrib uscire dalla capanna: un uomo grande e grosso, con la sommit della testa pelata e ai lati due
trecce di capelli rossi. I suoi uomini gli avevano dato tempo sufficiente a indossare una cotta di maglia,
e stringeva nella mano destra unascia di guerra dal lungo manico, urlando degli ordini.
Nel momento in cui i Corvi Sanguinari giunsero in cima al poggio, lingombro delle capanne
pi esterne li obblig a spostarsi e ad accalcarsi, facendo imprecare i cavalieri e nitrire i cavalli, che si
ritrovarono pressati luno contro laltro. I Siluri continuavano a uscire dalle capanne e quando Catone si
avvicin a unentrata, la tenda di cuoio si spost, rivelando la presenza di un uomo. Proteggendosi
dietro lo scudo, il guerriero tese con forza la lancia da caccia verso il cavaliere di passaggio. La punta
penetr il fianco del cavallo del vessillifero, proprio davanti a Catone. Un nitrito lacerante fendette
laria e lanimale scart di scatto, strappando la lancia dalla presa del guerriero. Lasta and a sbattere
contro il fianco della capanna spezzandosi con un rumore secco, e lestremit scheggiata cominci a
girare vorticosamente in aria puntando il viso di Catone. Il prefetto chin la testa appena in tempo, e
sent la forza dellimpatto quando lasta rimbalz contro la sommit dellelmo. Catone alz lo sguardo
e si gir sulla sella, cercando di colpire luomo con la spada. La spatha che aveva preso dal magazzino
del forte aveva un raggio dazione pi lungo rispetto al gladio a cui era abituato e, non appena la lama
si conficc nellintelaiatura di legno della porta, il guerriero fece un balzo allindietro. Catone recuper
larma e si lasci la capanna alle spalle.
Vide Macrone sulla destra che abbatteva un siluro con una tunica marrone. Luomo fece una
mezza torsione, giusto in tempo per vedere la lama di Macrone sferzare laria e incidergli il lato della
testa, tagliando la carne e fracassando losso mandibolare. Il guerriero croll a terra e spar dalla vista,
coperto dai cavalli. Ci fu un breve grido di dolore, che mor insieme alluomo schiacciato al suolo.
Uccideteli tutti!, url Querto, con unespressione folle impressa sul viso. Gli uomini fecero
eco al suo grido, mentre annientavano i guerrieri che avevano risposto troppo tardi allallarme e non
erano riusciti a unirsi ai loro compagni davanti alla capanna del capotrib. Un secondo uomo, alto e
possente, emerse dalla capanna pi grande. Era protetto da unarmatura e da un elmo, dal quale
spuntavano biondi capelli che ricadevano sulle spalle. Aveva una lancia e uno scudo, e si infil in
mezzo a due Siluri per prendere posto nella linea di combattimento. Cera qualcosa in quel viso che
colp Catone. Qualcosa di familiare. Ma non ci fu tempo di concedere a quel pensiero pi di un istante.
I Corvi Sanguinari avanzavano tumultuosi nello spazio aperto, prendendo a calci i resti dei
fuochi e gettando per aria turbini di cenere e di braci ardenti. Alcuni Traci si infilarono fra Macrone e
Catone, obbligandoli a separarsi, e Catone si ritrov a pi di venti piedi di distanza dallamico, sulla
sua sinistra, e dal resto del gruppo di comando. Proprio in quel momento il primo dei cavalieri cal la
punta della lancia, caricando a testa bassa lo schieramento di guerrieri siluriani. Un rumore sordo e di
ferraglia si diffuse nellaria, mentre le spade urtavano e colpivano gli scudi. Le urla di battaglia
morirono sulle labbra degli uomini quando si ritrovarono in combattimento serrato, brandendo
furiosamente le armi, mentre si massacravano e si assalivano a vicenda. Si apr uno spazio fra due
cavalieri davanti a Catone che, con un colpo di redini, indirizz il suo destriero verso il varco, la spada
levata, pronto a colpire.
Un guerriero nemico gli si par di fronte, mostrando i denti fra gli spessi peli scuri della barba.
Sollev lo scudo e conficc una lancia nel collo del cavallo di Catone. La bestia arretr, le zampe
anteriori che sferzavano laria, mentre Catone spostava il peso in avanti e stringeva le redini per evitare
di essere sbalzato dalla sella. Uno degli zoccoli intercett la punta della lancia del guerriero,
sbattendola a terra, e luomo indietreggi di qualche passo, allontanandosi dal pericolo degli zoccoli.
Poi il cavallo ricadde in avanti e Catone si rimise con fatica in posizione eretta, giusto in tempo per
parare un altro colpo del nemico. La lunga lama risuon con fragore ed egli ruot il braccio per deviare
la punta della spada, poi spinse il cavallo verso il guerriero nemico, impattando contro il suo scudo e
spintonandolo indietro. Catone non gli diede il tempo di riacquistare lequilibrio e cal la spada,
cercando di allungare la mano il pi avanti possibile. La lama sibil nellaria, e colp luomo sulla
spalla, decorata con il guado. Penetr nella carne e colp la clavicola delluomo, che si spezzo sott la
forza selvaggia del fendente. Il guerriero lanci un grido angosciato e barcoll allindietro, mentre lo
scudo gli scivolava dalle dita. Tuttavia ebbe ancora lo spirito di brandire la lancia, anche attraverso il
rosso velo di dolore, e di spingere la punta verso Catone.
Catone stratton brutalmente le redini, Annibale sterz bruscamente a destra e la punta della
lancia fu deviata dallo scudo. Il prefetto ruot sulla sella e cal di nuovo la spada, incapace di dare
molta forza al colpo. Ma quella che diede fu sufficiente per far indietreggiare il siluro, con il sangue
che dalla spalla gli colava sul petto. Il guerriero lasci cadere la lancia, premette la mano sulla carne
lacerata e si volt per poi allontanarsi barcollando dal combattimento. Catone lo lasci andare e,
vedendo che non era in imminente pericolo, si guard intorno. Gli ausiliari si erano scagliati in mezzo
alle disgregate schiere nemiche, e diverse piccole sacche di guerrieri stavano combattendo davanti alla
grande capanna. Macrone era al fianco di Querto, e i due uomini stavano assaltando un gruppo disunito
menando colpi, mettendo in fuga il nemico e abbattendo unaltra manciata di guerrieri che si andava ad
aggiungere a coloro che gi giacevano al suolo, morti o feriti.
Il capotrib, il suo compagno alto e diversi dei suoi si erano stretti in cerchio per respingere i
Traci. Mentre Catone osservava, uno dei Corvi Sanguinari si avvicin a poco a poco con il cavallo, e
tese la lancia. La punta and a sbattere contro uno scudo, e mentre egli ritraeva larma, luomo alto con
i capelli biondi corse in avanti e trafisse il cavaliere nel fianco. Limpatto fu sufficientemente forte da
farlo sbalzare dalla sella e cadere a terra dallaltro lato del cavallo. Immediatamente, un siluro
corpulento e armato dascia fece un balzo in avanti e la cal sul cavaliere caduto, roteandola con
entrambe le mani. La testa dellascia sfond la schiena dellausiliare, schiantandolo al suolo. Un altro
colpo alla nuca gli spacc lelmo di ferro e gli fracass il cranio.
Poi Catone vide il vessillifero della coorte da un lato, bloccato contro la capanna da un gruppo
di Siluri che stavano usando le spade per spaventare il suo cavallo, pronti a ucciderlo. Il timore
dellonta di lasciar cadere il vessillo in mano nemica era radicato in ogni soldato dellesercito romano e
Catone automaticamente volt il cavallo in direzione della capanna e diede di sprone. Pass accanto ad
alcuni cavalieri che si erano trattenuti a una certa distanza dallo scontro. Catone brand la sua spada
insanguinata e grid un ordine.
Seguitemi!.
Non aspett di vedere se gli avevano obbedito, perch aveva concentrato lattenzione sullo
scontro fra i Siluri e il vessillifero. Uno di loro aveva gi ferito il cavallo e il sangue scorreva sul
mantello dellanimale gocciolando a terra. Un altro uomo fece una finta verso il cavaliere, obbligandolo
a voltarsi e ad affrontare il pericolo. Poi improvvisamente un terzo guerriero balz in avanti sullaltro
lato e lo infilz rapidamente al polpaccio prima di indietreggiare. Il signifer url di dolore, e le sue
labbra si aprirono in una smorfia, mentre si spostava da un lato allaltro nel disperato tentativo di tenere
sottocchio tutti i suoi avversari.
Il rumore di Catone in avvicinamento fece alzare lo sguardo al guerriero pi prossimo, che si
volt per affrontare la nuova minaccia: con i piedi ben piantati a terra, ripar il corpo dietro allo scudo
e sollev la spada, rivolgendo la punta verso il romano che lo stava caricando. Alle sue spalle, Catone
vide il vessillifero sollevare lo sguardo per fissarlo negli occhi. Cera una strana espressione sul viso
delluomo, fredda e calcolatrice. Poi il trace moll la presa sul bastone dello stendardo, e limmagine
del corvo nero sulla stoffa rossa ondeggi nellaria prima di cadere a terra.
Cosa.
Catone rimase a guardare il signifer che, spronato il cavallo con un colpo di redini, si
allontanava lungo un lato della capanna. Un nemico si avvent sul vessillo con un grido di trionfo.
Abbandon lo scudo e raccolse lo stendardo, prima di accorgersi del cavallo di Catone lanciato in corsa
verso di lui. Dopo un veloce richiamo e un cenno ai suoi compagni, fugg con il vessillo.
Chinato in avanti sulla sella, Catone tese in fuori la spada, caricando il pi vicino dei Siluri.
Sferz laria con la lama, ma il nemico si spost con agilit prima di lato e poi in avanti, per sferrare il
proprio attacco: un colpo potente e diretto alla vita di Catone. Un movimento nervoso del cavallo
vanific il tentativo e la lama venne deviata dal pettorale dellarmatura di Catone. Il prefetto affond un
nuovo colpo, battendo con violenza contro lo scudo del siluro, respingendolo. Entrambi gli uomini si
fermarono per un istante, studiandosi, poi il compagno del siluro giunse di corsa per unirsi alla lotta.
Pi in l, il terzo uomo era riuscito a fuggire, tenendosi stretto il suo trofeo e svanendo dietro la
capanna. Catone sent un rumore di zoccoli alle sue spalle  gli uomini ai quali aveva ordinato di
seguirlo  e mise alle strette il siluro che si era voltato per affrontarlo. Spronando il cavallo, si abbatt
con forza sullo scudo, ripetutamente, staccando schegge dalla superfice di legno dipinto, respingendo
luomo e allontanandolo dal suo compagno.
Occupatevi di loro!, grid Catone dando di sprone al cavallo, diretto verso il retro della
capanna. La sola cosa che contava in quel momento era recuperare il vessillo. Mentre il suo destriero si
lanciava al galoppo, sent alle sue spalle il clangore delle armi dei Traci che affrontavano i due uomini.
Il cavallo di Catone gir intorno alla capanna e il prefetto vide il siluro, che, reggendo lo stendardo
davanti a s come un semplice bastone correva gi per il pendio, lontano dallo scontro. A una
cinquantina di passi di distanza, cera un ampio recinto di vimini con venti o trenta cavalli, alcuni dei
quali gi sellati. Un giovane stalliere siluriano usc dal cancello, con lo sguardo fisso e carico di
apprensione rivolto al pendio, da dove proveniva il rumore degli scontri. Improvvisamente torn
allinterno e riemerse subito dopo con un forcone. Lo punt verso Catone. Luomo con il vessillo
continuava a correre, lanciandosi occhiate alle spalle per controllare il suo inseguitore, il viso stravolto
dallansia per lapprossimarsi del romano.
Catone strinse le gambe intorno ai fianchi del cavallo, e prepar la spada, andando incontro alla
sua preda. La lama si lev nellaria, si blocc, dando a Catone il tempo di calcolare il momento giusto
per colpire, e poi cal. Allultimo istante il siluro si gett di lato e rotol nellerba, con il vessillo dei
Corvi Sanguinari ancora stretto in mano.
Merda, sibil Catone, tirando le redini e indirizzando il cavallo verso il guerriero, che si
era rimesso in piedi e stava correndo verso il recinto, gridando ordini al giovane uomo al cancello.
Catone spron il destriero al piccolo galoppo, andando incontro al siluro, ma era troppo tardi per
riprenderlo prima che raggiungesse il recinto, e l luomo si volt. Ansimava per lo sforzo, mentre
minacciava il prefetto con la punta dello stendardo. Linseguimento era finito e Catone arrest il
cavallo a breve distanza dai due uomini. Vide che il ragazzo con il forcone aveva paura. I suoi occhi
erano spalancati e la sua arma di fortuna stava tremando. Catone si accost adagio con il cavallo e
punt la spada verso il giovane, agitando la lama di lato.
Vai! Vattene da qui!.
Anche se il prefetto non parl nella sua lingua, il significato era chiaro e il siluro cominci a
spostarsi lateralmente, finch un brusco comando del compagno lo fece bloccare. Catone sent un
suono di zoccoli dietro le spalle e si volt a guardare il pendio, vedendo i due Traci che cavalcavano
verso di lui. Riacquist coraggio. Era improbabile che lo stendardo andasse perso, ormai. Poi i due
cavalieri costrinsero gli animali a una rapida inversione, fermandosi a un centinaio di piedi di distanza.
Che cosa state aspettando?, chiese urlando Catone. Da me! Ora!.
I Traci non reagirono, i cavalli immobili nellerba alta, le code scudiscianti, mentre i due
cavalieri lo osservavano in silenzio.
Catone sent la collera divampargli nelle vene. Ecco la fine della tanto decantata reputazione
dei Corvi Sanguinari, pens con amarezza. Stava per chiamarli di nuovo a gran voce, quando il siluro
con il vessillo emise un ruggito di rabbia e si scagli contro di lui. Cera poco tempo per reagire e il
prefetto si volt opponendo lo scudo, la spada alta sopra la testa. Il guerriero aveva gli occhi spalancati
e le labbra scoperte, mentre raddrizzava le spalle e si scagliava in avanti con tutto il suo peso. La punta
del bastone colp la parte bassa dello scudo, scheggiando il legno, poi trapass le lamine di ferro e
fuoriusc dallaltra parte, urtando il cavallo proprio davanti al ginocchio di Catone. Il cavallo barcoll,
mentre il romano cercava di colpire la testa del guerriero con la spada. Il siluro si abbass e, liberando
lo stendardo con uno strattone, indietreggi e si prepar, poi incit il compagno. Il giovane si mosse
esitante in avanti, spostandosi adagio per aggirare Catone.
Cazzo, mormor il prefetto, voltandosi da una parte allaltra per cercare di tenere
sottocchio entrambi gli uomini. Lanci una rapida occhiata verso il pendio, dove i due Traci erano
ancora in attesa, e un brivido freddo gli attravers la spina dorsale. Cera qualcosa di sbagliato. Riport
lattenzione sul nemico. La minaccia maggiore era rappresentata dal guerriero. Se Catone fosse riuscito
ad abbatterlo, era certo che il giovane se la sarebbe data a gambe. Daltro canto, lagitazione del
ragazzo lo rendeva imprevedibile. Avrebbe potuto benissimo gettarsi addosso al romano come un
animale selvatico oppure fuggire lontano. Istintivamente Catone si volt verso di lui e si sporse in
avanti per colpire il forcone. Il giovane non fu abbastanza lesto da parare il fendente e la spada spezz
uno dei denti dellattrezzo, facendolo cadere. Subito il prefetto assest una debole stoccata di rovescio,
e con la punta della spada lacer la tunica delluomo, infliggendogli una leggera ferita al petto. Il
ragazzo grid pi per la sorpresa che per il dolore, e barcoll allindietro colmo di terrore, lasciando la
presa sul forcone. Poi incespic e scapp correndo, lontano da Catone e dal recinto, verso alcune
capanne che si trovavano a poche centinaia di passi di distanza.
Laltro siluro inve con disprezzo contro di lui e fece un altro balzo in avanti, cercando di
infilzarlo con il vessillo dei Corvi Sanguinari. Questa volta mir un po pi in alto e Catone sollev lo
scudo per parare il colpo. Allultimo momento il suo avversario ruot la punta, cos che la croce di
ferro alla sommit dello stendardo oltrepassasse il bordo dello scudo. Poi, con unenergica torsione del
polso, lagganci e tir con tutta la sua forza. Lo scudo vacill in mano a Catone e la bordatura
superiore gli urt dolorosamente il mento. Sent in bocca il sapore del sangue, poi lo scudo fu
strattonato di nuovo. Moll la presa. Lo stendardo e lo scudo volarono allindietro verso il guerriero,
che perse lequilibrio e ruzzol nellerba. Prima che potesse rimettersi in piedi, dalla sella Catone si
chin verso il basso, conficc la lama nella gola del siluro e lo inchiod al suolo, facendo ruotare la
spada, prima di liberarla con uno strattone. Il sangue sgorg dalla ferita, e il siluro si premette le mani
sul collo, sputando sangue, gorgogliando e lottando per respirare. Certo di aver finito luomo, Catone
scese dal cavallo per recuperare lemblema dei Corvi Sanguinari e lo scudo. Infil la tracolla dellarma
da difesa su uno dei corni e poi rimont in sella, tenendo sollevato lo stendardo, cos che rivelasse
limmagine del corvo. Il suo cuore era colmo di sollievo, per aver evitato che lunit subisse il disonore
della perdita del vessillo.
Guid il cavallo verso il pendio e vide i due Traci dare un veloce colpo di redini e ridiscendere
la china. Catone li guard torvo, e si stava apprestando a rimproverarli quando si accorse che nelle loro
espressioni cera qualcosa che non andava. Gli si avvicinarono, guardandolo con freddezza, poi
puntarono le lance, pronti a colpire.
Pronti a ucciderlo.
...
.
...
CAPITOLO VENTIDUE.
...
.
...
La maggior parte dei nemici era stata uccisa, i sopravvissuti si raggrupparono intorno al loro
capo e alluomo alto con i capelli biondi, che combatteva meglio di qualsiasi uomo Macrone avesse
mai visto. Era agile nei movimenti e assestava colpi esperti e letali con la lancia. Aveva gi ucciso due
Traci e ferito un terzo, senza riportare nemmeno un graffio. Era attorniato da dieci o dodici Siluri:
alcuni erano feriti, ma tutti continuavano a tenere gli scudi sollevati e le armi puntate verso i nemici.
Ci fu una breve pausa e i cavalieri arretrarono disponendosi a semicerchio intorno ai Siluri,
bloccati con le spalle contro lentrata della capanna del capotrib. I guerrieri fissavano i Traci con
circospezione, respirando affannosamente.
Macrone si ritrov vicino a Querto e gli grid:  il momento di dire loro di arrendersi. Conosci
a sufficienza la loro lingua?.
Querto si volt a guardare Macrone con astio. Combatteranno fino alla fine. Non ci saranno
prigionieri.
Macrone affianc il trace con il cavallo. S, ci saranno. Hai sentito il prefetto. Prenderemo tutti
coloro che si arrenderanno. Uccideremo solo quelli che ci daranno problemi.
Querto si accigli e guard con odio gli uomini davanti alla capanna.
Questi sono gli ordini, disse Macrone con decisione. Di loro di deporre le armi.
Per un momento sembr che laltro uomo intendesse rifiutarsi. Poi Querto annu, trasse un
respiro e parl a voce alta con i nemici. Mentre il biondo rispondeva, Macrone si rizz sulla sella,
guardandosi intorno in cerca di Catone.
Ma dove diavolo ?, mormor fra s. A volte penso che non sia prudente lasciar solo quel
ragazzo.
Poi ricord di aver intravisto il suo amico che inseguiva un uomo sul retro della capanna del
capotrib. Macrone si volt di nuovo verso Querto, che stava ancora discutendo con il nativo. Si
accorse che i Siluri non erano pi sulla difensiva, mentre lo scambio continuava. Macrone intu che la
resa era quasi certa e che non cera pi bisogno di restare al fianco di Querto. Tir le redini e si fece
strada fra i cavalieri, poi si avvi al trotto verso il retro della capanna, nella direzione in cui aveva visto
il suo amico qualche istante prima. Pass oltre un corpo steso a terra in modo scomposto e prosegu.
Quando raggiunse la cima del pendio, sent un moto di sollievo, scorgendo la cresta rossa dellelmo di
Catone e not che il prefetto aveva lo stendardo della coorte tracia in una mano e lo scudo nellaltra. A
poca distanza da Catone cerano due Traci, che cavalcavano con disinvoltura verso di lui. Macrone
stava per chiamare lamico quando le parole gli morirono in gola. I due uomini avevano spronato i
cavalli al piccolo galoppo e si stavano avventando contro il prefetto con le lance abbassate.
Che cazzo fanno?, mormor Macrone. La sensazione che il suo amico fosse in grave pericolo
lo invest con prepotenza. Piant i calcagni nei fianchi del cavallo e lo schiaffeggi sui quarti posteriori.
Vai!.
Il cavallo si lanci in avanti, galoppando lungo il pendio. Macrone vide i Traci davanti a lui
cominciare ad attaccare. Catone scrutava i loro movimenti con attenzione, mentre con lo scudo cercava
di parare i colpi. Poi, allultimo momento, il prefetto abbass lo stendardo, come una lancia, gettandosi
contro luomo alla sua destra. I tre uomini si scontrarono con un tonfo sordo e una lancia rimbalz
contro lo scudo. Le armi sferragliavano mentre Catone e luomo alla sua destra si scambiavano colpi
con ferocia e paravano una serie di affondi. Lo stendardo non era unarma regolamentare ed era poco
maneggevole per Catone, impegnato a lottare per la propria vita. Le sue possibilit di sopravvivenza
furono ulteriormente ridotte dalla necessit di coprire il fianco sinistro per difendersi dagli attacchi
dellaltro trace. Macrone si accorse che lamico non avrebbe potuto resistere ancora a lungo e diede
selvaggiamente di sprone al suo cavallo. Poi un acuto grido di frustrazione si lev nellaria, quando il
vessillo scivol dalle mani di Catone e cadde nellerba. Il prefetto ritrasse immediatamente la mano
annaspando in cerca della spada, mentre lavversario gli si accostava sul lato scoperto per sferrare il
colpo fatale. Allultimo momento, Catone scaravent lo scudo sulla faccia delluomo alla sua sinistra e
si tuff sotto la lancia alzata e dietro lo scudo dellaltro assalitore, cercando di afferrargli il mantello e
la tunica nel disperato tentativo di disarcionarlo. I due si avvinghiarono dibattendosi, con Catone che
sporgeva per met dalla sella, mentre laltro trace guidava il suo cavallo alle spalle del prefetto per
colpire da dietro.
Quando ud il cavallo di Macrone che si avvicinava, il secondo uomo ebbe un attimo di
esitazione e si guard intorno, poi istintivamente costrinse il suo destriero a una rapida inversione per
fronteggiare linattesa minaccia. Macrone tenne alto lo scudo e vi si acquatt dietro, in modo da essere
riparato fino alle guance. Non cera tempo di pensare e cos, serrando la mascella, si gett con il
cavallo addosso alluomo. Il trace intu le sue intenzioni solo allultimo istante e cerc di togliersi di
mezzo. Ma era troppo tardi e il cavallo di Macrone lo invest con tutto il suo peso. Con un lacerante
nitrito di terrore, laltro cavallo venne travolto e cadde a terra su un fianco. Rotol sulla schiena, le
zampe che scalciavano furiosamente nellaria. Il cavaliere emise un grido, prima che il peso
dellanimale gli levasse laria dai polmoni, schiacciandogli il petto e gli arti.
Catone stava ancora lottando con laltro uomo: una mano cercava di afferrare il mantello
dellavversario e laltra era serrata intorno al polso che reggeva la lancia, nel tentativo di tenere la punta
lontana dal proprio corpo.
Tieni duro, amico!, grid Macrone, riprendendo il controllo del suo destriero spaventato, che
stava tentando di fuggire dallo scontro.
Il cavaliere impegnato nella lotta affond i talloni nei fianchi del cavallo, allontanandolo da
Catone e il prefetto cominci a scivolare dalla sella. Catone rimase disperatamente aggrappato al
nemico, sapendo che, se avesse mollato la presa e dato alluomo spazio sufficiente per usare la lancia,
per lui sarebbe stata la fine. Poi, quando sent che stava per cadere sotto il cavallo dellavversario,
lasci il polso del trace e afferr il manico del suo pugnale. Lo estrasse il pi velocemente possibile e
colp il trace alla coscia e allinguine. Luomo ulul di dolore e rabbia e lasci cadere la lancia,
affondando il pugno nella guancia di Catone e poi colpendolo duramente sul dorso del naso. Catone
sent qualcosa rompersi con un dolore lancinante, poi cominci a perdere sangue dalle narici. Il trace
grugn, il pugno alzato per colpire di nuovo. Catone alz lo sguardo, vide la lama di una spada
affondare nellincavo del collo delluomo e sent sul viso il caldo fiotto di sangue dellavversario. Il
trace guard Catone, la bocca spalancata e gli occhi pieni di sorpresa, prima di rovesciarli allindietro.
Poi si accasci sulla sella con un gemito cupo. La spada fu ritratta con uno strattone e il trace lanci un
altro grido di dolore prima che il suo cavallo deviasse di lato, trascinando Catone con s per un tratto,
finch il prefetto non riusc a estrarre il pugnale dalla gamba delluomo e a lasciare andare il mantello.
Rovin a terra, gettando da una parte il pugnale per non rischiare di ferirsi. Limpatto fu duro, gli tolse
laria dai polmoni e gli fece vibrare lelmo sulla testa, ma Catone ebbe abbastanza presenza di spirito
da rannicchiarsi quando atterr, mentre gli zoccoli del cavallo calpestavano con un rumore sordo lerba
intorno a lui.
 finita, amico, gli disse dallalto la voce ansiosa di Macrone.
Catone azzard uno sguardo verso lalto e vide la cresta obliqua dellelmo di un centurione che
lo schermava dalla luce sempre pi intensa dellalba. Confortato, si alz in piedi con fatica, pulendosi il
sangue da sotto il naso con il dorso della mano. Macrone recuper il vessillo dal punto in cui giaceva
nellerba e piant con forza lestremit appuntita nel terreno. Poi si volt e guard i due Traci. Il
cavallo che era stato travolto si era rimesso in piedi a fatica ed era fermo a poca distanza dal cavaliere,
che si contorceva debolmente, ansimando. Laltro uomo vacill sulla sella per un momento, poi scivol
di lato, crollando a terra. Il suo destriero si allontan velocemente di qualche passo, prima di fermarsi e
abbassare la testa per brucare lerba.
Macrone si rivolse a Catone. Ti dispiace spiegarmi cosa cazzo significa tutto questo?.
Catone stava ancora riprendendo fiato e facendo i conti con il dolore per il naso rotto. Alz una
mano, il sangue nelle narici gli rendeva la voce roca. Un momento.
Erano qui per ucciderti, amico. Ho visto tutto. Non c dubbio.
Catone annu e si incammin verso luomo che Macrone aveva abbattuto. Si chin e vide la
terribile ferita nel punto in cui la spada dellamico si era infilzata obliquamente nel collo,
frantumandogli la clavicola e alcune costole, prima di fermarsi a due palmi di profondit. Il sangue
sgorgava dalla ferita, formando una pozza sul petto e traboccando sullerba, mentre il trace digrignava i
denti con gli occhi fissi al cielo pallido. Catone si inginocchi al suo fianco.
Perch mi hai assalito?.
Gli occhi del trace guizzarono verso Catone, ma luomo non rispose. Il prefetto si chin
ulteriormente verso di lui. Dimmelo!.
Le labbra del cavaliere si tesero in un debole sorriso di scherno.
Quel bastardo ha bisogno di essere un po stimolato, osserv Macrone. Gir intorno
allamico e si ferm accanto alla testa del trace. Sollev la caliga e la spinse sulla ferita, dapprima
delicatamente poi aumentando la pressione, e il trace lanci un grido di dolore e prese a dimenarsi.
Macrone affond la caliga nella ferita, le bullette che penetravano nella carne insanguinata, prima di
allentare la pressione.
Rispondi alla domanda del prefetto, o ne avrai ancora.
Perch mi hai assalito?, ripet Catone.
Il trace ansimava, cercando di combattere le ondate di dolore che arrivavano dalla lacerazione.
Si lecc le labbra, facendo appello a tutta la sua forza per rispondere. Lho fatto per il centurione.
Il centurione? Querto?.
Luomo annu debolmente. La coorte appartiene a lui non a te. Non lavrai mai.
Ti ha ordinato lui di farlo?.
Il trace rilass i muscoli e cominci a tremare incontrollabilmente, mentre si dissanguava.
Catone afferr il fazzoletto che portava intorno al collo, inzuppato di sangue, e gli sollev bruscamente
la testa. Querto ti ha ordinato di uccidermi?, ringhi in faccia alluomo.
Il trace rovesci gli occhi allindietro, mentre veniva soffocato dal suo stesso sangue. Poi,
mentre un rivolo gli colava dallangolo della bocca, parl di nuovo, sommessamente. Querto.
Cosa?, domand Catone. Querto cosa? Parla!.
Ma era troppo tardi. La testa del trace ciondolava allindietro senza vita e Catone lo osserv per
un momento, prima di mollare il fazzoletto e ritrarre la mano con rabbia. Bastardo!.
Mentre il prefetto si alzava in piedi, Macrone spost la caliga e la sfreg nellerba l vicino per
pulire un po di sangue. Il centurione osserv il corpo e schiocc la lingua. Bisogna riconoscere che
Querto suscita lealt nei suoi uomini.
Lealt?. Catone sput fuori la parola con astio. Lealt a che cosa? Non a Roma. Solo a quel
bastardo malato di mente che vuole sguazzare nel sangue.
Macrone guard il suo amico. Stavo facendo dellironia.
Si fissarono a vicenda, poi Catone sorrise nervosamente, lieto di allentare la tensione che gli
stringeva il petto. Macrone ghign. Guarda qua. Evidentemente ti frequento da troppo tempo, Catone.
Faccio persino commenti ironici decisamente non  il mio stile. Comunque, che cosa sta succedendo,
in nome di Ade? Pensi che questi bastardi abbiano agito da soli o per ordine di Querto?
Tu cosa credi? C lui dietro a tutto questo. Mi vuole morto, proprio come lultimo prefetto,
cos pu continuare a governare Bruccium come se fosse il suo piccolo regno.
Macrone sbuff. Sta correndo un grosso rischio. Un prefetto morto pu sembrare sfortuna.
Due sembrano una congiura. Si ferm e scosse la testa. Cazzo Congiura. Incombe su di noi come
una nuvola insanguinata. Pensavo che avremmo vissuto una vita discreta, una volta tornati
nellesercito. Certo non immaginavo questo Sei sicuro che ci sia Querto dietro a tutto ci?
Ne sono certo. Sono stato incastrato, Macrone. Il vessillifero doveva essere daccordo. Ha
lasciato che i Siluri prendessero lo stendardo, sapendo che li avrei inseguiti, allontanandomi dallo
scontro. Non appena mi sono separato dal resto della coorte, questi due mi sono venuti dietro. Hanno
concesso al nemico la possibilit di farmi fuori, poi sono intervenuti per finire il lavoro. Tutto molto
pulito. Io sarei morto con dignit cercando di salvare il vessillo e Querto avrebbe avuto una storia da
spacciare a te e da riferire al quartier generale, quando sarebbe venuto il momento. Catone annu
risolutamente.  astuto come una serpe.
Macrone pungol con la punta della caliga il trace morto. Cosa facciamo? Il suo tentativo 
andato a vuoto e tu sei ancora vivo. E adesso? Piantiamo un coltello fra le scapole di Querto? Quel
bastardo se lo merita.
Prima che Catone potesse rispondere, sentirono il suono di cavalli in avvicinamento e videro
Querto alla testa di uno dei suoi squadroni, che ridiscendeva la china diretto verso di loro. Macrone
prepar la spada e si volt per affrontarli con unespressione arcigna. Catone si mise al suo fianco, e
appoggi la mano sul pomello della spada.
Macrone, disse piano. Siamo in grave pericolo. Lascia che sia io a parlare.
Lamico annu, guardando con diffidenza i cavalieri in avvicinamento.
Querto ferm il cavallo a poca distanza con un colpo di redini, e i suoi uomini si bloccarono
accanto a lui con un rombo sordo. Ci fu un momento di silenzio e immobilit, durante il quale Catone
scrut il viso dellufficiale tracio, notando lo sguardo freddo e carico di frustrazione che conferm i
suoi sospetti. Querto indic il vessillo.
Lhai salvato, dunque. Hai salvato lonore della coorte.
Ho salvato lo stendardo, replic Catone deliberatamente. Poi fece un cenno verso i corpi dei
Traci. Ma non sono riuscito a salvare questi uomini.
Querto diede unocchiata ai cadaveri, poi i suoi occhi scuri si fissarono su Catone. Cos
successo qui?, chiese in tono piatto.
Hanno cercato di portare via il vessillo al siluro. Lui li ha trucidati entrambi prima che potessi
intervenire.
Macrone si agit accanto a lui, la spiegazione laveva colto di sorpresa. Catone preg con tutto
il cuore che tenesse a freno la lingua ancora per qualche istante. Querto annu lentamente.
Sono morti da eroi.
Cos parrebbe.
Alla fine, il trace indic il viso di Catone. Sei ferito, signore.
Non  niente. Catone si volt, si avvi a grandi passi verso il suo cavallo e mont in sella.
Macrone esit un momento, osservando Querto con occhio torvo, poi fece altrettanto. Catone guard la
valle e vide le figure distanti degli uomini e delle donne della trib che correvano per salvarsi la vita,
stringendo i loro figli per la mano mentre si dirigevano verso gli alberi su ogni lato della vallata. Si
strofin le labbra per pulirsi il sangue, che stava gi cominciando a coagularsi nel naso, mentre il flusso
ormai si era ridotto a un sottile rivoletto. Si schiar la gola.
Centurione Querto, ordina ai tuoi uomini di radunare i prigionieri. Devono uccidere solo
coloro che fanno resistenza. I prigionieri, e i nostri caduti, vanno portati nella capanna del capotrib. 
chiaro?.
Querto annu.
Ho detto,  chiaro, centurione?
S, signore.
Cos va meglio. Allora provvedi subito.
S, signore. Querto costrinse il suo cavallo a uninversione e url gli ordini ad alcuni suoi
uomini. I cavalieri partirono allistante per informare gli altri squadroni, mentre Catone e Macrone
risalivano a cavallo la china. Querto fece un cenno al resto dei suoi e tutti si accodarono al prefetto e al
suo compagno. In cima al pendio, Catone percorse lo spiazzo davanti alla grande capanna e vide circa
venti nemici seduti a terra, sorvegliati da diversi ausiliari traci. Fra i prigionieri cera luomo biondo,
che attirava lattenzione per la statura e i capelli molto pi chiari della maggior parte dei Siluri, che
avevano chiome scure. Era stato privato delle armi, dello scudo e dellelmo, e Catone pot vedere pi
chiaramente i suoi lineamenti. Ferm il cavallo a poca distanza e fiss luomo con attenzione.
Macrone, vedi quello?, chiese Catone puntando il dito. Ha un aspetto familiare. Lo
riconosci?.
Macrone lo guard e scroll le spalle. Non direi.
Catone si accigli. Lho gi visto. Di recente. Ne sono sicuro.
Guid il cavallo verso luomo e si ferm a circa sei piedi dal punto in cui era seduto. Il nativo
alz lo sguardo con aria di sfida.
Alzati!, ordin Catone, facendo un gesto con la mano.
Luomo non si mosse e Macrone si avvicin al trotto, rosso in viso. Hai sentito il prefetto!
Alzati, cazzo, cane rognoso!.
Lentamente, con tutta la boriosa dignit che era in grado di mostrare, il guerriero si alz e
raddrizz le spalle, guardando i suoi cerberi con unespressione sprezzante.
Chi sei?, domand Catone. Non sei un siluro.
Faccio parte dei Catuvellauni, rispose luomo in un latino con un leggero accento straniero.
E allora cosa fai qui? La tua trib si  arresa anni fa. Catone si sforz di sembrare freddo. Il
che ti rende un fuorilegge.
Fuorilegge? Io non sono un fuorilegge. Mi sono impegnato a combattere Roma fino allultimo
respiro. Come molti nella mia trib, ho scelto di seguire Carataco.
Sentendo menzionare il nome del capo dei nemici, Catone finalmente cap. Ecco dove laveva
gi visto. Al cerchio di pietre, tra il seguito del re nativo che aveva opposto resistenza a Roma
dallistante in cui le legioni avevano messo piede sul suolo britannico. Come molti dei Catuvellauni,
aveva capelli chiari, ma cera qualcosaltro in lui. La corporatura e il viso ricordavano a Catone lo
stesso Carataco.
Qual  il tuo nome?
Il mio nome?. Le labbra del guerriero si arricciarono in un ghigno. Il mio nome  per la mia
gente e per coloro che combattono al mio fianco come fratelli.
Davvero?. Macrone sorrise crudelmente. Signore, se non vuole dirci il suo nome, non credo
che avr pi bisogno della lingua. Perci lascia che gliela mozzi, a questo bastardo.
Macrone allung la mano verso il pugnale ed estrasse la lama, tenendola sollevata, in modo che
il guerriero potesse vederla chiaramente. Catone non disse niente per un momento, permettendo alla
sanguinaria richiesta di Macrone di fare il suo effetto. Vide il guerriero distogliere lo sguardo dal
pugnale, mentre la sua maschera orgogliosa veniva meno, rivelando un accenno di paura.
Dimmi il tuo nome, ordin Catone. Intanto che hai ancora la lingua in bocca.
Il guerriero alz la testa, ricomponendosi in fretta, e ricambi lo sguardo dei suoi carcerieri.
Molto bene. Sono Maridio.
Maridio, ripet Catone. Guerriero dei Catuvellauni e, se non sbaglio, fratello di re
Carataco.
...
.
...
CAPITOLO VENTITR.
...
.
...
Quindi, cosa ne facciamo di questo Maridio?, chiese Macrone, scaldandosi le mani sopra il
braciere. Anche se lestate non era lontana, le montagne siluriane erano sferzate da piogge e venti
freddi e avvolte da nebbie frequenti. Fuori dalle mura del quartier generale, la notte era attraversata da
una leggera brezza che faceva sbatacchiare le imposte delle finestre dellufficio di Catone. Decimo
aveva portato loro un semplice stufato per cena. Alcuni dei cavalli feriti nel recente attacco ai nativi
non erano stati ritenuti pi idonei al servizio dalladdestratore della coorte tracia ed erano stati
macellati per ottenere carne commestibile. La guarnigione di Bruccium aveva apprezzato laggiunta di
carne fresca alla dieta per qualche giorno, prima che fosse ripristinata labituale distribuzione di zuppa
davena.
Catone si vers una coppa di posca, la bevanda in uso fra i legionari, ricavata miscelando vino
dozzinale e acqua. Siamo stati maledettamente fortunati a mettere le mani su di lui.
Vero, assent Macrone con convinzione. Ma cosa ci faceva in quel villaggio, tanto per
cominciare?.
Catone fece un sorso e riflett per un momento.  probabile che fosse stato mandato l da
Carataco. Forse per reclutare altri uomini. O forse per verificare di persona leffetto che Querto ha sui
loro alleati e provare a chiamarli a raccolta. Finch non sar lui a dircelo, non potremo esserne certi.
Non ha detto una parola. Ho messo alcuni dei ragazzi di Severo a lavorarselo, ma quel
bastardo  tenace quanto vuol far vedere. Non gli abbiamo ancora cavato niente di utile. Magari avremo
pi fortuna questa sera.
Lo spero. Ho detto a Querto di mandare qualcuno dei suoi uomini a eseguire linterrogatorio
stanotte.
Macrone gli lanci uno sguardo penetrante. Perch coinvolgerlo?
Io sono il prefetto della coorte tracia e anche il comandante del forte. Devo essere sicuro di
cogliere ogni opportunit per ricordarlo a lui e al resto dei suoi miei uomini.
Macrone sospir stancamente. Dubito che i Traci abbiano pi fortuna dei miei ragazzi. Anche
se il loro aspetto potrebbe avvantaggiarli nel minacciare Maridio. Ma non vorrei alimentare le tue
speranze.
Be, se non riusciamo a farlo parlare, allora potremmo usarlo come ostaggio ammesso che ci
sia del sentimento fraterno fra lui e Carataco. In ogni caso, bisogner portarlo a Glevum.  troppo
importante per essere tenuto qui.
Macrone annu e poi pass a un altro argomento. Cosa facciamo con il resto dei prigionieri?
Non possiamo tenerli qui.
Solo una cinquantina di Siluri erano stati catturati nella valle otto giorni prima. Molti di pi
avevano scelto di morire combattendo, o erano stati uccisi dai Traci prima di poter fare una scelta.
Quando la colonna era tornata a Bruccium, i prigionieri erano stati radunati in una delle caserme vuote
e chiusi a chiave allinterno. Venivano nutriti una volta al giorno con razioni scarse ed era loro
consentito vuotare il bugliolo ogni mattina. La guarnigione aveva gi consumato buona parte del cibo
depredato al villaggio e ben presto avrebbe cominciato a intaccare le limitate riserve contenute nel
granaio del forte.
Ho preso una decisione in proposito, rispose Catone da dietro il semplice tavolo poggiato su
cavalletti che fungeva da scrittoio. Si inclin allindietro quando Decimo sollev una scodella dal
vassoio e lappoggi, insieme a un cucchiaio di bronzo, di fronte al suo comandante. Verranno scortati
fino a Glevum. Invier quattro squadroni di Traci per sorvegliare i prigionieri. Querto sar al
comando.
Macrone alz lo sguardo dalla scodella, posandolo sul suo amico. Cosa ti fa pensare che sar
daccordo?
Perch sar un ordine. E se per caso volesse rifiutare, far in modo che debba farlo davanti
allintera guarnigione. Allora vedremo a chi obbediranno gli uomini.
Macrone sospir. Odio dover essere io a dirtelo, ma i Traci sosterranno lui, quasi tutti.
Catone annu. Presumo tu abbia ragione. Ecco perch aspetteremo che arrivi la colonna di
rinforzi. Una volta che i legionari avranno gli effettivi al completo, avr uomini pi che sufficienti per
far s che le cose volgano a nostro favore. Se sceglier il momento giusto, Querto dovr arrendersi o
battersi in condizioni di assoluta inferiorit. Ha oltrepassato i limiti, ma non si  allontanato tanto da
non poter pi vedere la via del ritorno. Ho intenzione di dargli una possibilit.
Macrone rimase in silenzio per un momento, prima di replicare con voce tesa: Per lamore di
tutti gli di, Catone, perch? Quel bastardo ha cercato di farti uccidere.
Catone giunse le mani e vi appoggi il mento, considerando la protesta dellamico. Macrone
aveva ragione. Il trace era pericoloso, e spinto da una furia che Catone comprendeva a malapena. Cera
qualcosa di pi, nella maniera estrema in cui muoveva guerra, della sola sanguinosa predisposizione
della sua razza. Voleva vendetta, era consumato dal desiderio di distruggere i Siluri, fino allultima
creatura vivente della loro trib. E comunque leffetto che lorrore della campagna del trace  le teste
sulle picche, i corpi putrefatti e i resti carbonizzati dei villaggi  aveva prodotto sui nemici era stato
impressionante. Essi temevano gli uomini della coorte. La sola vista dellemblema dei Corvi
Sanguinari era bastato a farli scappare per salvarsi la vita. Forse la paura  la migliore delle armi,
riflett Catone. Niente poteva difenderti da essa, n la miglior armatura n il pi alto dei bastioni. Solo
un coraggio di eguale intensit poteva avere qualche possibilit contro una strategia basata
sullinstillare un terrore come quello che Querto e i suoi uomini infondevano. Terrore dunque, il
supremo strumento di guerra
Una parte della mente di Catone rifugg questa linea di pensiero. Si disprezz per la fredda
macchinazione di un momento prima. Lui non era Querto. Non avrebbe mai potuto esserlo. Ma, allo
stesso tempo, sapeva di essere perfettamente capace di una tale ferocia. La differenza fra s e il trace
era che lui aveva scelto di non essere feroce O forse quella era semplicemente la scusa che aveva
propinato a se stesso per giustificare la sua codardia morale. Alz gli occhi e guard Macrone,
chiedendosi se fosse il caso di provare a spiegargli i propri dubbi. Per quel che riguardava il suo amico,
Querto si era condannato da solo nel momento in cui aveva provato a far uccidere Catone. Nientaltro
importava. Macrone tendeva a prendere una via pi diretta, nel giudicare le persone.
Se riusciremo a convincere Querto a lasciare Bruccium per scortare i prigionieri fino a
Glevum, cominci Catone, allora sar fuori dai piedi mentre noi prenderemo pieno controllo della
situazione, e ci assicureremo che non cerchi di riassumere il comando quando torner. Se ci prover, io
sar in grado di agire nel rispetto delle regole, e lo far arrestare per insubordinazione, e perfino per
ribellione. E ci sar un giusto processo.
Che cazzo c che non va in te, Catone?, si lament Macrone. Dovera il maledetto giusto
processo quando ha provato a pugnalarti alla schiena, eh? Quando il tuo nemico combatte in modo
scorretto, tu fai lo stesso. Basta che tu lo dica e io pianter la spada nelle budella di quel bastardo e non
verser neppure una cazzo di lacrima per quel coglione. Questo  ci che intendo io per giusto
processo.
Catone rimase momentaneamente sorpreso dalle parole del suo amico. Ehm Pi o meno.
Ci fu un breve attimo di silenzio nel quale Catone permise al suo amico di sbollire un pochino,
prima di continuare. Decimo prese loccasione di schiarirsi la gola. Catone lo guard.
Posso andare ora, signore?.
Catone annu. Prenditi qualcosa da mangiare.
Grazie, signore. Decimo si avvi verso la porta e stava per lasciare la stanza quando Macrone
lo chiam.
Ehi, Decimo, vedi se  rimasto un po di quel pane siluriano nei magazzini degli ufficiali. Se
ce n, portacene una pagnotta a testa.
S, signore, rispose Decimo mentre lasciava lufficio, chiudendo silenziosamente con il
chiavistello.
Catone non aveva molto appetito, a causa delle preoccupazioni. Andr bene il solo stufato.
Fai come vuoi. Se non vorrai il pane, manger io il tuo.
Macrone si avvent sullo stufato, risucchiando rumorosamente il liquido fumante dal cucchiaio,
mentre Catone mescolava il suo con aria meditabonda. Poi parl di nuovo.
Macrone, dobbiamo essere cauti. Non ci siamo mai ritrovati in una situazione come questa,
prima.
Mentre parlava, Catone ripens alla marcia di ritorno dal villaggio siluriano. Lui e Macrone si
erano assicurati di rimanere allinterno della colonna, giorno e notte, uno sempre di guardia mentre
laltro dormiva. Querto aveva attentato alla vita di Catone una volta, e di sicuro cerano altri uomini, fra
i suoi seguaci, disposti a eseguire i suoi ordini e a uccidere un ufficiale superiore. Non appena erano
rientrati al forte, Catone aveva dato disposizioni affinch le guardie del quartier generale fossero scelte
esclusivamente tra la coorte di legionari. Uomini che il centurione Severo aveva selezionato con cura
per la loro affidabilit.
Hai ragione, rispose Macrone. E io che pensavo che lavorare per quel viscido ratto di
Narciso fosse pericoloso. Gli di si divertiranno parecchio con noi.
Mi chiedo chi stia ridendo. Macrone, io sono serio. Saremo in grave pericolo, finch Querto
rimarr qui al forte e sfider la mia autorit. Se vogliamo occuparci di lui, dobbiamo farlo un passo alla
volta. Per adesso, attendiamo il momento opportuno, finch non arrivano i rinforzi. Una volta che
saranno qui, potremo riportare le cose come dovrebbero essere. Querto non potr far altro che
accettarlo.
E quindi? Ci mettiamo una pietra sopra? Signore, ha cercato di ucciderti.
Che prove ci sono in proposito? Senza prove cosa posso fare?.
Macrone apr la bocca per protestare, poi corrug la fronte e scosse la testa. Cazzate. Di nuovo
il giusto processo, suppongo.
Catone annu. Per come stanno le cose, non posso formulare accuse contro Querto. N per
lattentato alla mia vita, n per lomicidio del precedente prefetto. Inoltre, c dellaltro in questa storia
che non riguarda solo Querto. Ti ricordi quando ho detto che il fatto di essere qui poteva avere qualcosa
a che fare con Pallante? Che probabilmente  stato lui a volerci mandare in un luogo in cui ci potessero
essere buone possibilit di rimanere uccisi?.
Macrone sventol il cucchiaio. Pensi davvero che un posto simile sia difficile da trovare in
questo angolo dellimpero?
Noi non siamo nellimpero. Siamo ben oltre la frontiera della provincia. Ben lontani da
qualsiasi aiuto, se dovessimo finire nei guai. E noi siamo nei guai. Se proviamo a prendere una
scorciatoia liberandoci di Querto, puoi star sicuro che luomo di Pallante qui in Britannia ci accuser di
un crimine. Non la passi liscia se uccidi un centurione anziano o lo accusi di infrazioni disciplinari
senza prove adeguate. Una situazione di quel genere ci si rivolterebbe contro. Specialmente se
qualcuno sta cercando una scusa qualsiasi per metterci nella merda. Come ho detto, dobbiamo essere
estremamente cauti. Se deve essere fatto,  necessario che Querto venga eliminato in un modo che
possa essere giustificato. Hai capito, Macrone?.
Il centurione emise un cupo sospiro. Questa situazione  inaccettabile, Catone. Pensavo ci
fossimo lasciati alle spalle questo genere di cose. Pensavo fossimo tornati nelle legioni per fare i
soldati, lasciando i loschi traffici a chi ci  abituato. Scosse la testa, poi prese unaltra mesta
cucchiaiata di stufato, prima di mormorare:  inaccettabile, te lo dico io.
Catone non pot fare a meno di sorridere sardonicamente. Ma dai, non avrai mica pensato che
sarebbe stato davvero cos semplice?.
Decimo apr la porta della mensa degli ufficiali e si guard attorno, prima di attraversare la
soglia. Data lora tarda, non cera nessuno. Il fuoco era acceso e diffondeva un caldo bagliore che
illuminava lumile stanza. Il romano emise un sospiro di sollievo, ringraziando che nella stanza non ci
fosse alcun ufficiale della coorte tracia. Si chiuse velocemente la porta alle spalle ed entr nella
dispensa dove veniva conservato il cibo per gli ufficiali. I prodotti comuni erano sistemati su una
mensola, da un lato, mentre le scorte private di ogni ufficiale erano su scaffali provvisti di nomi, sul
lato opposto. Non che sui ripiani sia rimasto molto, comment sdegnosamente fra s Decimo. Erano
state prese poche cose di valore al villaggio, solo qualche forma di formaggio di capra, alcune giare
della loro birra dolce e pagnotte dure e piatte di pane, tanto sgradevoli al gusto quanto lo erano alla
vista. Decimo ne prese due dalle scorte comuni e le segn sulla lavagnetta incerata appesa con una
cinghia accanto alla porta.
Un attimo pi tardi, sent la porta aprirsi e chiudersi. Deglutendo nervosamente, usc dalla
dispensa e vide lincombente mole del centurione Querto ferma sulla soglia. Il bagliore del fuoco
proiettava unombra vagamente tremolante alle sue spalle e diffondeva un alone rossastro sui suoi
lineamenti scuri, cos da farlo sembrare perfino pi grosso di quanto apparisse alla luce del giorno. I
suoi occhi si fissarono sul servitore del prefetto, ma non disse una parola.
Decimo si avvicin esitante e indic la porta con un cenno della testa. Se vuoi scusarmi, mio
signore.
Non ancora. Querto parl in tono roco, sommesso. Ho fame. Portami pane e formaggio. E
una brocca di birra.
Signore, stavo portando queste al quartier generale.
Lo farai pi tardi.
Il prefetto e il centurione Macrone si aspettano che torni il prima possibile, signore.
Potrai andare una volta che avr finito con te. Ora attizza il fuoco e poi portami il cibo.
Decimo ebbe un attimo di esitazione. Il trace aggrott le sopracciglia, e il servitore si volt in
fretta e appoggi le pagnotte su un tavolo. Si avvicin al fuoco, prese qualche ciocco dalla catasta
nellangolo e li impil sopra le braci, prima di prendere il ventaglio e ravvivare con cura le fiamme,
finch non iniziarono a consumare i ciocchi pi in basso. Per tutto il tempo, sent la presenza
dellufficiale tracio, che si era seduto sulla panca pi vicina e lo guardava lavorare in silenzio.
Va bene cos, dichiar Querto. Ora il cibo.
Decimo si diresse affannosamente verso la dispensa, ammucchi su un vassoio di legno i
prodotti richiesti e torn per servirli al centurione. Ecco a te, signore. Ora, se non c nientaltro.
C qualcosaltro. Querto stacc un pezzo di pane e lo mastic con insistenza, finch la bocca
fu sufficientemente vuota da permettergli di parlare. Il tuo nome  Decimo, non  vero?.
Decimo annu, niente affatto felice. Lufficiale tracio sapeva fin troppo di lui, per i suoi gusti.
Il gatto ti ha mangiato la lingua?
N-no, signore.
Cos va meglio. Bene, Decimo, forse puoi aiutarmi.
Certo, signore.
Sei felice di servire il prefetto?.
Decimo si mordicchi le labbra. Felice, signore? Non ci ho mai pensato.
Oh, sono sicuro che lhai fatto. Trovo difficile credere che tu sia felice in un posto cos remoto
e selvaggio come Bruccium. Hai laspetto di un ex soldato. La zoppia suggerisce che tu sia stato
congedato per inabilit. Ho ragione?.
Decimo annu, ma quando la fronte dellufficiale tracio si corrug, il servo si affrett a
rispondere. S, signore. Ho prestato servizio nella Seconda Legione. Prima di incontrare il prefetto,
lavoravo al molo di Londinium.
E hai rinunciato alle comodit di Londinium per venire qui?
Il prefetto si  offerto di pagarmi bene per servirlo, signore. Mi sembrava una buona idea, a
quel tempo.
Ma non pi tanto buona ora, ci scommetto. Querto sorrise appena. Immagino che penserai
che nessun quantitativo dargento valga il fatto di essere in un posto come questo.
Decimo decise che sarebbe stato meglio ironizzare sulla situazione e allontanarsi dal trace il
prima possibile. Sono certo di poter immaginare una quantit di argento sufficiente a rendere qualsiasi
cosa degna di essere fatta, signore.
Querto rispose placidamente: Ne sono sicuro.
Decimo toss. Se  tutto, signore, farei meglio ad andare. Non posso permettermi di far
aspettare il prefetto e il centurione Macrone.
Prima di andare, Decimo, c qualcosa su cui vorrei che tu riflettessi. Querto si sporse in
avanti e piant i suoi occhi scuri in quelli del veterano. Decimo sent il sangue ghiacciarsi.
A te piace largento, quindi siamo due spiriti affini. E se ti offrissi il doppio della paga che ti
d il prefetto per lavorare per me?
Signore?
Ma dai, Decimo. Non penserai mica che il pane e la birra siano le uniche cose che i Corvi
Sanguinari prendono dai villaggi che razziamo. Ci sono un sacco di filoni dargento in queste
montagne, e questa  una delle ragioni per cui limperatore  cos desideroso di mettere le mani sulle
terre dei Siluri. Abbiamo accumulato una discreta quantit di argento. Ne ho promessa una giusta
quantit a tutti gli ufficiali e agli uomini che ne sono al corrente. Perch non dovresti averne una fetta
anche tu? Basta che tu provveda alle mie necessit. Vedo che sei tentato Perch non rendertela
ancora pi semplice? E se ti pagassi tre volte la somma che ti ha promesso il prefetto?
Mille sesterzi, ecco quanto mi ha promesso Catone.
Cos poco per un bravuomo come te? Il prefetto  uno spilorcio. Cosa ne dici di tremila
sesterzi?.
Decimo sgran gli occhi di fronte alla prospettiva di una tale fortuna, e Querto continu a
insistere. Naturalmente, terresti anche ci che ti ha promesso lui. Dovresti riuscire a sistemarti bene
per il resto della vita. E la cosa migliore  che tutto ci che devi fare  continuare a servire il prefetto.
Per quel che mi riguarda, ho bisogno che tu tenga gli occhi e le orecchie aperti e mi riferisca qualsiasi
cosa dica riguardo a me o alla mia coorte. Tutto qui. Che cosa ne dici, Decimo?.
Il servitore rest in silenzio, la mente che viaggiava a tutta velocit. Devo pensarci, signore.
Querto valut quelluomo per un momento, prima di annuire. Va bene. Ma mi darai la risposta
domani. C unaltra cosa che devi sapere. Se dovessi mai scoprire che hai raccontato anche solo una
parte di questa conversazione, mi prender la tua testa. Scoprirai che  molto pi sicuro, oltre che
gratificante, essere leali a me, in questo forte. Hai capito?
S, signore. Decimo deglut nervosamente.
Allora puoi andare. Ricordati, una parola fuori posto e sei un uomo morto.
Capisco, signore. Decimo annu e usc dalla mensa degli ufficiali cercando di apparire il pi
sicuro possibile. Giunto allesterno, chiuse la porta, con mani tremanti fece scivolare il chiavistello
nella sua sede, e poi percorse in tutta fretta il breve tratto di strada che lo separava dal quartier generale.
...
.
...
CAPITOLO VENTIQUATTRO.
...
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...
Maridio aveva le braccia legate dietro la schiena, quando fu trascinato fuori dalla sua cella e
scaraventato nella piccola sala nel corpo di guardia del forte. Era stato spogliato dei gambali, e il viso e
il petto erano coperti di lividi. Un occhio era talmente gonfio da permettergli a malapena di vedere.
Puzzava del suo stesso sporco e la pelle era cosparsa di sudiciume e sangue secco.
Mettetelo sul gancio, ordin Querto, e i suoi uomini trascinarono il guerriero sotto la trave
nel centro della stanza, con un uncino di ferro che sporgeva da un lato. Mentre uno dei Traci teneva
Maridio in posizione, un altro tir fuori unasta di legno lunga circa quattro piedi con un pezzo di fune
legata a ognuna delle estremit. Tir indietro le braccia del prigioniero, poi spinse il bastone sotto di
esse, fin dove arrivava, fece scorrere la fune sulluncino e la regol finch lasta non fu parallela al
suolo. Maridio fece una smorfia, quando sent lo strappo alle spalle.
Catone e Macrone osservarono i preparativi da una panca su un lato della stanza. Macrone era
seduto con la schiena appoggiata al muro, le gambe allungate allinfuori e le braccia incrociate,
apparentemente impassibile di fronte alle sofferenze del prigioniero. Catone, invece, non era cos
indifferente. Linterrogatorio del prigioniero era un male necessario, per quel che lo riguardava, e non
vedeva lora che giungesse al termine, il prima possibile.
Uno degli uomini incaricati dellinterrogatorio si volt verso Querto e dichiar:  pronto,
signore.
Prima che Querto potesse rispondere, Catone si sporse in avanti e afferm in malo modo:
Rivolgerai i tuoi commenti a me, soldato, se vuoi evitare unaccusa di insubordinazione.
Il trace lanci unocchiata a Querto, che annu con discrezione. Luomo si mise sullattenti. S,
signore. Il prigioniero  pronto per linterrogatorio, signore.
Molto bene. Potete cominciare, replic Catone.
S, signore!.
Il soldato gir intorno al prigioniero ponendosi di fronte a lui, mentre il suo compagno si spost
alle spalle di Maridio, e lo scalci brutalmente proprio dietro le giunture delle ginocchia. Il prigioniero
scivol verso terra, costringendo le spalle a sostenere tutto il peso del corpo. Poi lanci un affannoso
urlo di dolore e gett indietro la testa, gli occhi stretti, come se stesse combattendo la sofferenza.
Luomo di fronte a lui si accovacci leggermente, tir indietro il pugno e lo piant nello stomaco di
Maridio, togliendogli laria dai polmoni e lasciandolo boccheggiante. Segu un altro cazzotto, e un altro
ancora, con un ritmo costante, contro lo stomaco e il petto, finch le grida angosciate lasciarono spazio
a deboli gemiti e rantoli.
Catone si chin verso Macrone e mormor:  strettamente necessario? Ancora?.
Macrone annu. Hai visto com andata con laltro siluro, Turrus. Li tirano su tosti, in
Britannia. Ecco perch  necessario un po di tempo per ammorbidirli, prima di passare alle domande.
Funziona piuttosto bene nella maggior parte dei casi, ma Maridio si sta rivelando una bella sfida.
Magari Querto e i suoi ragazzi avranno successo dove Severo ha fallito. Macrone rimase in silenzio
per un momento e il suo stomaco brontol. Peccato non aver avuto il tempo di finire quellultima
pagnotta. Quel maledetto Decimo se l presa comoda per portarcele. Ho fame.
Fame?, chiese Catone. Lo spettacolo che aveva davanti non gli faceva certo venire appetito,
ma poi si ricord che niente distraeva mai Macrone dal cibo.
Le percosse continuarono ancora per un po, prima che Querto facesse un passo avanti per far
segno ai suoi uomini di allontanarsi. Basta per ora, ragazzi. Fategli riprendere fiato prima di
continuare.
I soldati traci indietreggiarono e si sedettero a un tavolo in un angolo della stanza, mentre
Querto prendeva uno sgabello e si sedeva davanti al prigioniero. Per un momento scese il silenzio e il
rumore del respiro affannoso di Maridio riemp la stanza, coprendo il lieve gemito del vento che
sferzava le mura del corpo di guardia.
Catone si alz in piedi, attravers la stanza e si ferm accanto allufficiale tracio. Abbass lo
sguardo sulla sommit del capo del prigioniero, fissandolo per un momento, prima di cominciare.
So che capisci il latino. Come tuo fratello. Entrambi lo parlate correntemente. Il vostro
insegnante deve essere stato bravo.
Il nostro insegnante era un prigioniero romano Labbiamo messo a morte nel momento in
cui abbiamo iniziato a capire abbastanza da poter fare a meno di lui.
Perch avete scelto di imparare la nostra lingua?.
Maridio trasse un respiro profondo e alz lo sguardo, locchio ancora aperto che brillava di
cattiveria. Nostro padre ci ha insegnato che il primo passo da fare per sconfiggere il nemico 
comprenderlo. E io so tutto ci che  necessario sapere su Roma.
Davvero?. Catone gli rivolse un sorriso tirato. E cosa sai di noi?.
Maridio fece scorrere la lingua sulle labbra secche e riflett per un istante, prima di rispondere.
Che avete una bramosia insaziabile della terra, degli averi e della libert degli altri. Voi radete al suolo
il mondo e create un deserto, e lo chiamate civilt. Che civilt!. Sbuff. Siete un popolo avido. Siete
come una grossa e grassa sanguisuga, che succhia il sangue di questo mondo. I vostri soldati uccidono,
violentano e bruciano ogni cosa che hanno davanti. Come questa feccia tracia che pagate per svolgere il
lavoro sporco al posto vostro. Non sono guerrieri, e nemmeno uomini, ma feccia.
Querto si sporse in avanti e gli moll con noncuranza un poderoso manrovescio. Maridio si
lament, sbatt le palpebre e scosse la testa.
Parla in modo educato, lo ammon Querto. O i miei ragazzi separeranno definitivamente la
tua lingua dalla tua bocca schifosa.
Vaffanculo.
Querto strinse la mano a pugno, ma Catone intervenne prima che potesse colpire. No. Basta
cos, per il momento.
Restitu uno sguardo mite al prigioniero, e poi parl di nuovo. Affermi che bramiamo le terre
degli altri, ma dimmi, Maridio, in che modo le nostre guerre sono diverse da quelle che tu, tuo fratello e
tuo padre avete combattuto per conquistare le trib che circondavano il territorio dei Catuvellauni?
Correggimi se sbaglio, ma la tua trib ha annientato i Trinovanti, e ha fatto vostra la loro capitale.
Avete portato via terre anche ai Cantiaci, agli Atrebati, ai Dobunni e ai Coritani. Catone fece una
pausa e scroll le spalle. A me sembra che non ci sia molta differenza fra le ambizioni dei
Catuvellauni e quelle di Roma,  solo che, guarda caso, la mia gente  molto pi in gamba della tua in
questo campo.
Maridio arricci le labbra e sput catarro sulla punta della caliga di Catone. Vaffanculo!.
Catone si guard la caliga. E si d il caso che siamo pi raffinati e fantasiosi anche nelluso del
linguaggio e dellinvettiva, pare.
Cazzo, diglielo a quel coglione!, aggiunse Macrone con enfasi.
Il prefetto soffoc un ghigno, e riport lattenzione sul prigioniero. Dunque, ora che abbiamo
messo da parte lillusione che ci sia qualcuno che detiene una superiorit morale in questo conflitto,
rimane solo da capire chi vincer. Dovreste ormai sapere che a trionfare sar Roma. Noi abbiamo
risorse maggiori, soldati migliori, e molti pi uomini di quanti Carataco potr mai sperare di
comandare. Lui pu solo ritardare la sconfitta. Ogni perdita umana subita da entrambe le parti, prima
che Carataco decida finalmente di arrendersi, sar da imputare a lui. Non pu sconfiggerci, pu solo
prolungare la sofferenza e la devastazione, fino allinevitabile disfatta. Dovete capirlo.
Maridio scroll le spalle. Meglio essere sconfitti e morire come guerrieri, che vivere come
schiavi.
Schiavi? Non direi. Tu e i tuoi fratelli non verrete trattati diversamente da re Cogidubno, che
fu abbastanza saggio da diventare nostro alleato fin dallinizio.
Quel ciccione codardo?. Maridio sghignazz. Ha condannato se stesso, la sua stirpe e la sua
gente di fronte agli occhi di ogni altra trib della Britannia.
Non di tutte le trib. Quella degli Atrebati  solo una delle dodici trib che hanno fatto pace
con Roma.
Che siano tutti dannati, allora!, grid Maridio.
Per un momento, nessuno profer parola. Macrone sbadigli. Tutto molto interessante, signore,
ma non ci sta aiutando.  pazzo come tutti gli altri. Scopriamo ci che ci serve e facciamola finita.
Catone alz una mano per zittire lamico. Ti do unultima possibilit prima di continuare
linterrogatorio, Maridio. Sebbene ammiri il tuo coraggio e il tuo orgoglio, stai solo facendo in modo
che la sofferenza della tua gente si prolunghi.
Il prigioniero rise causticamente.
Cosa c di cos divertente?
Non  la mia gente. Sono i Siluri e gli Ordovici. Che cosa mi importa se soffrono?
Carino, comment Macrone.
Sono comunque persone, continu Catone. Meritano qualcosa di meglio da coloro che li
governano. Meritano la pace.
La pace di Roma?.
Catone ignor losservazione sarcastica. La pace. Che  ci che daremo loro una volta che
Carataco sar battuto. Ho bisogno di conoscere la posizione del suo esercito e quanti uomini ha. Non
mi interessa come otterr le informazioni, ma le otterr.
Il prigioniero lo guard in cagnesco e poi spinse in fuori la mascella, con aria di sfida.
Vaffanculo.
Macrone sospir. Ancora?.
Con espressione esausta, Catone si fece da parte e rivolse un cenno con la testa a Querto I tuoi
uomini possono continuare.
Il trace spost indietro lo sgabello di un passo e poi annu ai suoi. Il soldato con il compito di
picchiare il prigioniero si alz in piedi e si posizion di fronte a Maridio, facendo scrocchiare le nocche
consumate e roteando il collo, e a Catone ricord un pugile che scioglieva i muscoli per un incontro.
Punt le calighe al suolo e Maridio strinse la mascella e socchiuse gli occhi, preparandosi a ricevere
altre percosse.
La porta del corpo di guardia si spalanc allimprovviso e tutti gli occhi si voltarono verso di
essa, quando lufficiale di giornata, uno degli optiones di Severo, entr nella stanza e salut Catone.
Signore, mi permetto di informarti che una delle sentinelle dice di aver visto del movimento
dietro al forte.
Movimento?. Catone si accigli. Che cosa intendi? Sii pi specifico, ragazzo.
Loptio era giovane, solo di un anno o due pi grande di quanto lo fosse Catone quando aveva
ottenuto per la prima volta il grado. La sua apprensione era evidente, mentre apriva la bocca e cercava
di mettere ordine fra i pensieri.
Fa semplicemente il tuo rapporto, optio. Catone si sforz di parlare con calma. Cosa ha
visto esattamente la sentinella?
Dice che ci sono degli uomini davanti al forte.
Li ha visti? Quanti?
Ha sentito delle voci, signore. E cavalli. Poi ha mandato un altro uomo a cercarmi.
E tu doveri?.
Loptio fece un breve respiro. Nella latrina, signore.
Catone trattenne lirritazione. Senza dubbio loptio, come facevano molti uomini, stava
passando il tempo con i suoi commilitoni nel tradizionale e intimo cameratismo delle latrine. Era molto
pi comodo farsi quattro risate in quei locali tenuti al caldo e allasciutto, piuttosto che passare la notte
a pattugliare i bastioni ventosi del forte. Ma non era una scusante. Loptio era in servizio. Se doveva
pisciare, poteva farlo ai piedi dei bastioni. E se doveva cagare, allora avrebbe dovuto aspettare la fine
del servizio.
Ci occuperemo di questo pi tardi, disse Catone bruscamente. Hai sentito o visto qualcosa tu
stesso, quando ti sei avvicinato al muro?
N-non ne sono sicuro, signore.
La pazienza di Macrone si esaur. O s o no. Quale dei due?
Credo di aver sentito delle voci, signore. Loptio spost lo sguardo da Catone a Macrone,
riportandolo poi sul prefetto.
Querto scoppi a ridere. Quellidiota si immagina le cose. Il fiume  alto. Ho conosciuto
uomini che hanno confuso il suono di una forte corrente contro le rocce per qualcosaltro, e la loro
immaginazione ha fatto il resto. Non  nulla. Optio, torna ai tuoi doveri e punisci la tua sentinella.
Forse una settimana a pulire la merda nella latrina servir a guarirla dal nervosismo.
Aspetta, intervenne Catone. Sembri molto sicuro di te, centurione.
Perch non dovrei esserlo? I Siluri hanno troppa paura per farsi vedere nella valle. Non c
traccia di loro intorno al forte da mesi. Il tuo uomo si spaventa per niente. Pensavo che i legionari
fossero tipi pi intrepidi.
Macrone si inalber. Non esiste un combattente migliore di un legionario. Faresti meglio a
ricordarlo, trace.
Forse, ma evidentemente esistono sentinelle migliori. Optio, di al tuo uomo di riprendersi e di
smetterla di fare il vigliacco.
Hai detto una parola di troppo, ringhi Macrone, facendo un passo verso Querto, mentre la
mano scivolava verso lelsa della spada. Rimangiatela, cazzo, o ti far arrivare i denti cos in fondo
alla gola che li cagherai per tutto il prossimo mese.
Querto si alz e fiss Macrone con un sorriso divertito che gli increspava le labbra. Ma negli
occhi aveva una tale freddezza che Catone temette per la vita del suo amico. Si frappose fra loro, prima
che lo scontro potesse andare oltre e si rivolse alloptio, che stazionava ancora nervosamente accanto
alla porta. Optio, questo  il forte pi remoto che sia mai stato piazzato in territorio nemico. Ci
significa che non possiamo correre rischi. Se tu o uno dei tuoi uomini solamente pensate che ci possa
essere un pericolo, dovete fare immediatamente rapporto. Hai dato ordine di far intervenire la centuria
di Severo?.
Il giovane ufficiale scosse la testa. No, signore.
Catone prov una brutta sensazione. Era ormai troppo tardi per punire loptio. Avrebbe causato
solo ulteriore ritardo. Allora fallo ora. Voglio Severo e i suoi uomini sulle mura, allistante. Ma digli
di farlo in silenzio. Vai.
Loptio si precipit fuori, lieto di sottrarsi allo sguardo severo del suo comandante. Catone si
rivolse agli altri ufficiali nella stanza. Probabilmente non  nulla, come hai detto tu, Querto, ma non
voglio correre rischi per lincolumit del forte. Andiamo a vedere di persona cosa sta succedendo.
Catone fece una pausa e indic il prigioniero, ancora appeso per le braccia al gancio nella trave. Voi,
riportate il prigioniero nella sua cella.
Allesterno, il forte era silenzioso e tranquillo, tirava solo una fredda brezza tra le costruzioni. Il
cielo era per lo pi sereno e punteggiato di stelle. La luna crescente era appena visibile dietro un banco
di spettrali nuvole argentee, ma non avrebbe offerto alcun chiarore ancora per un po. Catone si ferm e
rimase un attimo in ascolto, ma non ud nessun suono che confermasse lallarme che era stato dato o
indicasse la presenza di qualcosa di oscuro fuori dal forte. Si concesse un attimo di sollievo, mentre
conduceva gli altri due ufficiali verso il cancello principale, che si apriva sul pendio digradante verso la
piazza darmi nella vallata. Si costrinse a camminare a unandatura pacata, in modo da apparire il pi
lucido possibile davanti al trace. Mentre raggiungevano il cancello, sentirono Severo dare ordini in tono
sommesso, e il rumore sordo delle calighe dei legionari che arrivavano di corsa dalla caserma per
assumere le loro posizioni sulle mura. Il corpo di guardia era una costruzione di legno e terreno erboso,
e un piccolo braciere a poca distanza dalla guardiola forniva calore e illuminazione a coloro che erano
in servizio. Gli ufficiali entrarono nella torre di guardia e salirono la scaletta che dava sulla piattaforma
sopra al cancello. Robusti pali di pino formavano il parapetto. La sentinella di turno si volt verso gli
ufficiali e si mise sullattenti, battendo a terra il giavellotto.
Sei tu che hai riferito del movimento?, chiese Catone in tono brusco.
S, signore.
Fa il tuo rapporto, allora.
La sentinella annu, si gir di nuovo verso il parapetto e appoggi il giavellotto alla spalla,
indicando nelloscurit oltre il fossato difensivo. Laggi, signore. Ho sentito delle voci nella direzione
della piazza darmi, e ho visto qualcuno muoversi.
Hai visto qualcuno? Ne sei sicuro?.
La sentinella ebbe un attimo di esitazione e poi si pronunci in modo esplicito. S, signore. Era
sicuramente un uomo, accovacciato nellerba oltre il fossato, non molto distante.
Querto sbuff con noncuranza, appoggiandosi al corrimano di legno lungo la sommit del
parapetto, e guard fisso nelloscurit. Non vedo n sento niente Quanto tempo  passato da quando
pensi di aver visto qualcosa?
 stato poco prima di dirlo alloptio, signore.
E da allora pi niente?
No, signore, riconobbe il legionario.
Querto schiocc la lingua con disapprovazione e si volt verso Catone. Nel pallido chiarore
delle stelle, lui riusc a intravedere il ghigno sul viso del trace. Dopotutto, sembra che io avessi
ragione signore.
Il prefetto non rispose, ma si avvicin al parapetto, tese le orecchie e aguzz la vista verso la
piazza darmi. Al di l del fossato, il terreno sembrava sfumare in una massa scura. Catone riusc a
distinguere solo i vaghi contorni dei covoni di fieno, ma soltanto perch sapeva che erano laggi.
Macrone gli si affianc e rimase in silenzio per un momento, cercando anche lui segnali di pericolo.
Cosa ne pensi, signore?.
Catone si guard intorno, quando sent il rumore dei legionari che si schieravano lungo le mura,
su entrambi i lati del corpo di guardia. Anche se era stato loro ordinato di essere pi silenziosi
possibile, il rumore sordo delle calighe chiodate sulla passerella di legno e il cupo ticchettio e lo
sferragliamento dellequipaggiamento sembravano particolarmente fragorosi nella quiete della notte.
Catone era combattuto fra la necessit di essere prudente e il timore di sembrare sciocco davanti a
Querto, per aver fatto intervenire Severo e i suoi uomini assecondando il capriccio di una sentinella.
Diede unocchiata al legionario, e ne scorse chiaramente i truci lineamenti. Aveva poco pi di
trentanni e il viso austero e segnato di un veterano. Catone decise che non era il tipo di uomo che
avrebbe dato lallarme senza un buon motivo. Si gir di nuovo verso Macrone.
Non riesco a vedere niente. Ma questuomo ha visto qualcosa e i legionari rimarranno ai loro
posti fino alle prime luci dellalba.
S, signore, replic Macrone con sollievo. E laltra centuria? E i Traci?
Sveglieresti i miei uomini solo a causa di una sentinella nervosa?. Querto scosse la testa.
Sono i miei uomini, centurione, afferm Catone con decisione. Ogni uomo in questo forte 
sotto il mio comando. Incluso te. Te ne sarei grato se lo ricordassi.
Querto rest in silenzio per un istante, poi scroll le ampie spalle. Come desideri. Tuttavia, 
mio dovere avvisarti che conosco gli uomini, il forte e questa valle molto meglio di te, e sostengo che
non ci sia niente l fuori. Il nemico  troppo codardo per farsi vedere davanti a Bruccium. Una tendenza
che sembra essersi estesa a qualcuno nelle nostre truppe, a quanto pare.
Losservazione era rivolta alla sentinella, ma il veterano non mostr alcun accenno di reazione
allinsulto.
Ho preso nota del tuo consiglio, centurione, tagli corto Catone. Si gir verso Macrone.
Aveva preso la sua decisione. Ordina al resto della guarnigione di stare allerta.
Macrone annu. S, signore.
Si avvi verso la scala e discese i gradini, per poi affrettarsi verso le caserme. Catone si rivolse
alla sentinella. Concedici un momento, soldato.
Il veterano sollev lo scudo e si spost nellangolo opposto della piattaforma del corpo di
guardia. Quando fu certo che luomo fosse fuori portata dorecchio, Catone si scagli contro il trace.
Non tollerer pi che tu discuta i miei ordini.
Come ho detto, ti stavo dando un consiglio.
C una bella differenza fra un consiglio e i commenti arroganti e indisciplinati a cui ti sei
abituato. Questa cosa deve cessare ora. Catone parl a denti stretti e in tono sommesso, il viso a non
pi di un piede da quello del trace. Malgrado liniziale intenzione di giocare attentamente le sue carte,
era scattato qualcosa dentro di lui e nelle sue vene scorreva una collera fredda e spietata. Ho visto
tutto ci che avevo bisogno di vedere, in merito al forte, agli uomini, agli ufficiali e allo stile con cui
stai conducendo la tua campagna contro il nemico. Non  lo stile di Roma. Non  lo stile dellesercito
romano. Non  il mio stile. Sono io a comandare qui, e i miei ordini saranno eseguiti senza discutere da
ora in avanti. Se passerai di nuovo il segno, centurione Querto, ti far arrestare e incriminare. Hai
capito?.
Il trace si mise le mani sui fianchi. Finalmente Mi domandavo quanto tempo sarebbe
passato prima di arrivare a questo. Stavo iniziando a dubitare del fatto che tu avessi carattere. Proprio
come quellidiota, il prefetto Albino. Ora dir la mia. Conosco i tipi come te. Giovani uomini che
hanno attirato lattenzione di un legato o di un governatore e hanno ottenuto promozioni che non si
meritano. Io combattevo quando tu ancora succhiavi il latte dalle tette di tua madre. Certo, hai
affrontato le tue campagne e battaglie, ma tu e tutti gli altri boriosi ufficiali romani state combattendo
per sottomettere la Britannia da quasi dieci anni, ormai. E il nemico  ancora l fuori, che ride di voi.
Si fece pi vicino e si diede una pacca sul petto. Si fanno beffe di voi ma temono me. Io so come
spezzare la loro volont di combattere. I vostri metodi hanno fallito. I miei stanno avendo successo. E
tu faresti meglio a non ficcarci il naso e a lasciare il comando della guarnigione a me signore.
Profer lultima parola con malcelata ironia e disprezzo.
Catone lo fiss con calma. I tuoi metodi? Non vedo alcun metodo in ci che hai fatto qui. Le
teste sulle picche, i corpi impalati, i villaggi bruciati, le donne e i bambini massacrati. Non c alcun
metodo in questo. Solo la crudelt sanguinaria di un barbaro.
Un barbaro che conosce i suoi nemici tanto profondamente quanto i propri uomini.
Davvero?.
Querto rimase in silenzio per un momento, poi continu in tono piatto. Tu credi che io sia un
barbaro be, ho appreso il mio stile dal mio nemico. I nemici sono un popolo crudele. La crudelt  il
solo linguaggio che comprendono, quindi ho deciso di ripagarli con la stessa moneta, e con gli
interessi. E ora  la loro volont che si sta spezzando. So quello che faccio, prefetto. E posso farlo con o
senza di te. Se lo capisci, forse sopravvivrai e tornerai a Roma, un giorno.
Prima che Catone potesse rispondere, la sentinella protese il braccio. Signore! Laggi!.
Catone si gir e guard nella direzione indicata dal veterano. I suoi occhi impiegarono un
istante per cogliere il movimento, poi vide una figura emergere dalloscurit, un uomo a dorso di
cavallo, che procedeva con cautela e regolarit sul terreno sconnesso, dirigendosi verso il viale di teste
e facendo poi risalire al suo destriero il sentiero che conduceva al cancello. La fugace soddisfazione
che Catone prov nel vedere Querto smentito dur soltanto un attimo ed egli spost lattenzione sul
cavaliere in avvicinamento. Poi, quando luomo fu a non pi di un centinaio di piedi dal fossato, la luna
si spogli del sottile velo di nubi e immerse il paesaggio notturno in un bagno di tenue luce grigia. Fu
abbastanza per distinguere alcuni particolari del cavaliere e degli altri uomini che si muovevano sulla
piazza darmi. Catone sent un tonfo al cuore alla vista di questi ultimi. Poi la sua attenzione fu
catturata di nuovo dal cavaliere, che tir le redini e si port qualcosa le labbra. Lacuta nota di un corno
spezz la quiete della notte. Il suono fu ripetuto di nuovo prima che il cavaliere proseguisse. Stava
avvisando la guarnigione di essere intenzionato a parlare e non a coglierli di sorpresa.
Querto ridacchi e si rivolse alla sentinella. Appena arriva a tiro, fagli saggiare la tua arma.
No, intervenne Catone. Lui ha rispettato le regole e noi faremo lo stesso. Metti via il
giavellotto.
La sentinella appoggi per terra larma e si concentr di nuovo sul cavaliere.
Regole?. Querto fece un respiro profondo.
Catone lo ignor e guard indietro verso il forte. La guarnigione era completamente sveglia
ormai e la luce risplendeva oltre le porte delle caserme, illuminando gli uomini che uscivano,
aggiustandosi lequipaggiamento, e si avviavano verso le postazioni assegnate. Piccole fiamme
divamparono quando i soldati corsero ad accendere i bracieri ai piedi di ogni torre, per preparare i
fuochi necessari per le fascine di legna catramate, che sarebbero state lanciate fuori per rischiarare
coloro che si avvicinavano al forte.
Voi, nel forte!, grid una voce. Catone fiss lo sguardo sul cavaliere, che stava imboccando il
ponte a traliccio coperto di terra che valicava il fossato.
Catone mise una mano a coppa intorno alla bocca. Sei abbastanza vicino! Fermati l!.
Il cavaliere tir diligentemente le redini e rimase seduto dritto in sella, con lo sguardo fisso sulle
scure sagome degli uomini in cima al corpo di guardia, che si stagliavano neri contro il fondale di
stelle. Dietro e sotto di lui, una torcia prese vita accanto alla piazza darmi. Quando la fiamma
divamp, altre torce furono accese e Catone vide una sottile linea di uomini schierati sul terreno di
fronte al forte.
Chi sei e che cosa vuoi?, grid il prefetto.
Ci fu una pausa, poi il cavaliere rispose con una voce profonda che fu udita per tutta la
lunghezza delle mura su entrambi i lati del cancello. Sono re Carataco, signore della guerra di tutte le
trib libere della Britannia.
Catone si sent gelare il sangue. Si sporse oltre il corrimano per meglio distinguere il cavaliere.
Alla luce delle torce, il viso delluomo divenne ben visibile, confermando quelle parole.
Sono venuto per rivendicare ci che  mio, continu, parlando chiaramente in ottimo latino.
Avete mio fratello. Vi ordino di restituirmelo, se  ancora vivo.
La mente di Catone fu colta di sorpresa e cominci a considerare velocemente la possibilit di
una campagna militare pi vasta, ora che il capo dei nemici era davanti a lui. Se a Carataco era giunta
notizia della cattura del fratello ed era corso a sud per negoziarne il rilascio, allora lesercito nemico era
rimasto senza il suo condottiero. Era unottima opportunit per attaccare, per il governatore Ostorio. La
scala scricchiol e un momento dopo Macrone sal sulla piattaforma, respirando affannosamente per lo
sforzo.
Hai sentito?, gli chiese Catone.
S. Quel bastardo ha degli ottimi polmoni. Dubito che ci sia un uomo nel forte che non sappia
che  davanti alla nostra porta. Macrone guard oltre il parapetto e scosse la testa con ammirazione.
Nonostante tutto ci che si pu dire di lui, quel ragazzo ha le palle.
Dovremmo ucciderlo. Ora, ringhi Querto. Prima che il pazzo scappi.
Macrone emise un sibilo infastidito. Ha ragione. Uccidilo.
No, replic Catone con fermezza.
Il comandante dei nemici li chiam di nuovo a gran voce. Ho chiesto se avete mio fratello
Maridio. Centurione Querto, alza la voce e rispondimi!.
Prima che il trace potesse rispondere, Catone si sporse in avanti. Sono io al comando di
Bruccium. Il prefetto della Coorte Tracia.
Prefetto? Cos successo a quella ignobile carogna di Querto?.
Catone rispose con voce pi alta possibile, cos che la guarnigione potesse sentirlo.  al mio
servizio ora.
E chi sei tu, romano? Qual  il tuo nome?.
Sembrava non si potesse trarre alcun vantaggio dal non rispondere, e Catone fece un respiro
profondo. Prefetto Quinto Licinio Catone.
Prefetto Catone. Per un attimo, cal il silenzio. Mio fratello  vivo?
S.
Bene. Allora chiedo il suo rilascio.
Chiede?. Macrone scoppi in una lieve risata secca. Stronzo insolente. Digli di fottersi,
signore.
Uccidilo, mormor Querto. Prima che sia troppo tardi.
Catone li ignor entrambi. Maridio  mio prigioniero. Perch dovrei rilasciarlo?.
Carataco rest in silenzio per un momento. Perch, se non lo farai, io mi impadronir di questo
forte e, lo giuro su tutti gli di della mia trib, uccider te e tutti gli uomini che comandi. Proprio come
voi avete ucciso i miei alleati. Ogni uomo catturato vivo verr impalato sui bastioni di Bruccium, e le
vostre teste fiancheggeranno la strada da qui a Gobannium Rilasciate Maridio e avete la mia parola
che risparmier la guarnigione, a condizione che abbandoniate il forte e torniate a Glevum.
Ti sta prendendo in giro, disse piano Macrone a Catone. Come far a impadronirsi del forte?
Avrebbe bisogno di un esercito.
Un gelido presentimento serr lo stomaco di Catone, quando rispose al suo nemico. Non
consegner il forte, cos come non consegner Maridio, o qualsiasi altro prigioniero.
Carataco rimase seduto in sella per un istante. Cos sia.
Poi gir su se stesso e grid qualcosa nella sua lingua natia rivolto alla vallata. Gli uomini con
le torce si precipitarono in avanti.
Macrone allung il collo e aguzz la vista. Che cosa stanno facendo?
Si stanno dirigendo verso i covoni di fieno, credo.
Le torce dei guerrieri gettarono un bagliore rossastro sui covoni di fieno quando gli uomini si
avvicinarono, e la prima fiaccola form un luminoso arco nellaria prima di atterrare su uno dei cumuli.
Altre torce vennero conficcate negli altri covoni e le fiamme divamparono da ognuno di essi,
diffondendosi velocemente finch non brillarono alte nelloscurit, gettando pozze di luce sul
paesaggio circostante. E rivelando fitte schiere di guerrieri sul fondo della valle, fermi, in silenzio, a
migliaia.
Per gli di, mormor la sentinella, fissando la moltitudine.
Catone e gli altri ufficiali non proferirono parola e rimasero a osservare inorriditi lesercito
nemico. La prospettiva iniziale, in base alla quale Ostorio avrebbe potuto approfittare della situazione,
si era completamente rovesciata, irridendo Catone, che sorrise amaramente fra s. Il condottiero dei
nemici si era portato dietro tutti i nemici.
Romani!, li chiam Carataco. Vedete? Ho uomini pi che sufficienti per distruggere
Bruccium pi di una volta. E lo far. A meno che non consegniate Maridio e gli altri, e deponiate le
armi. Avete tempo fino allalba per decidere.
Carataco costrinse il suo cavallo a una rapida inversione e torn indietro, cavalcando in mezzo
alle file di teste in decomposizione. Alle sue spalle, la guarnigione del forte osservava lorda silenziosa
di guerrieri, immersa nel fulgore rosso sangue dei covoni di fieno in fiamme.
...
.
...
CAPITOLO VENTICINQUE.
...
.
...
Carataco cavalc via per ricongiungersi con i suoi guerrieri. Catone osserv per un po i covoni
di fieno in fiamme e lesercito in attesa poco pi in l, ma non vide alcun segno di preparazione di un
attacco imminente. Ordin alla guarnigione di ritirarsi, mentre Severo e la sua centuria montavano il
primo turno di guardia. Al resto degli uomini fu dato il permesso di riposare, ma rimanendo ai piedi del
bastione, nel caso in cui fosse stato necessario mobilitarli allimprovviso.
Una volta impartiti gli ordini, gli ufficiali superiori furono convocati nel quartier generale.
Nessuno disse una parola, in attesa dellultimo ufficiale. Macrone aveva ordinato a Decimo di prendere
del cibo e del vino annacquato e si era seduto su una panca su un lato della stanza, mentre Querto e i
suoi ufficiali sedevano di fronte. Catone camminava lentamente avanti e indietro tra loro mentre
aspettava Severo e il suo compagno centurione, Petilio. I due ufficiali legionari avevano disposto i loro
uomini lungo il muro frontale, quello pi a rischio. I Traci furono schierati lungo le tre mura restanti,
protette dal fiume e dai dirupi che scendevano dal forte.
Decimo arriv con una piccola pentola di orzo e stufato di agnello, gavette e cucchiai, oltre a
due brocche e coppe di Samo per gli ufficiali. Mentre li posava, i due centurioni legionari arrivarono e
presero posto al fianco di Macrone. Catone fece un cenno al suo servitore.
Servi il cibo, poi prendi lattrezzatura dai magazzini e unisciti alla centuria di Severo sulle
mura.
Non appena Decimo ebbe svolto i suoi compiti e se ne fu andato, Catone si rivolse ai suoi
ufficiali, intenti a consumare lo stufato. Buon appetito. Prevedo che avremo poche probabilit di
mangiare un pasto regolare nei prossimi giorni. Ormai sarete tutti a conoscenza della situazione. A
quanto pare abbiamo scoperto dove si trova lesercito che il governatore Ostorio ha cercato di fermare
negli ultimi due anni. Se vivremo abbastanza a lungo da riferirglielo  un altro discorso. Catone fece
una pausa, ma non vi fu alcuna reazione al suo tentativo di risollevare lumore tetro degli ufficiali. Tir
un respiro stanco e prosegu. Carataco chiede che lasciamo il forte e consegniamo i prigionieri che
sono in mano nostra. Naturalmente, ce n solo uno che gli preme davvero, suo fratello Maridio. Se
accettiamo, ci d la sua parola che potremo tornare sani e salvi a Glevum.
La sua parola?, lo interruppe Querto. Non vale nulla.  uguale al resto dei selvaggi che
vivono su queste montagne. Non conosce il significato della parola onore. Non possiamo fidarci di
lui.
Catone annu. E anche se potessimo, dubito fortemente che la parola di Carataco basti a
convincere i Siluri che lo seguono. Dopo lottimo lavoro che hai fatto nelle valli che circondano
Bruccium, non vedranno lora di vendicarsi su di te, sui tuoi uomini e su tutti noi qui nel forte.
Qualunque cosa dica il loro comandante, non saranno soddisfatti finch tutti i soldati romani non
saranno morti.
Chi la fa laspetti, disse Macrone. Lev la coppa in direzione di Querto. Ci hai messi in un
bel pasticcio, amico mio.
Il trace aggrott le sopracciglia e uno dei suoi ufficiali fece per scattare in piedi, allungando la
mano per prendere la spada, finch Querto alz un braccio e lo spinse di nuovo sulla panca. Ci fu un
breve silenzio carico di tensione prima che il centurione Severo parlasse ad alta voce.
E se gli offrissimo Querto, in cambio del permesso di lasciare la valle?.
Querto fiss lufficiale legionario. Codardo.
Severo scosse la testa e rispose con rabbia:  a causa tua e del tuo comportamento da barbaro
che siamo in questa maledetta situazione. Sei tu il nemico che vuole. Come dice Macrone,  colpa tua e
ora puoi raccogliere ci che hai seminato.
Macrone si volt verso di lui. Adesso basta, Severo. Stavo scherzando. Non consegneremo
mai uno dei nostri a quei cani di Siluri perch lo facciano a brandelli. Nemmeno lui.
Severo pass in rassegna gli altri con lo sguardo, poi lo fiss su Catone. Perch dovremmo
dare la vita per lui, signore?
Perch siamo ufficiali romani. Se sacrifichi Querto al nemico, sar una macchia sul tuo onore
che non laverai mai. E non solo sul tuo. Sarebbe una macchia sullonore della legione, per sempre. Non
permetter che accada. In ogni caso, ho preso la mia decisione. Difenderemo il forte. Com nostro
dovere. Si d anche il caso che sia la nostra unica possibilit di sopravvivenza, centurione Severo.
Lufficiale apr la bocca per protestare, ma quando vide lespressione gelida sul viso del
comandante e gli sguardi misti di disprezzo e rabbia sui volti degli altri uomini si accasci contro il
muro. Allora siamo tutti morti, mormor in tono disperato.
Non ancora, ribatt Catone. Tanto per cominciare, Carataco e i suoi guerrieri devono entrare
nel forte.  compito nostro tenerli fuori. Bruccium  in una buona posizione. C solo un fronte su cui
possono attaccarci facilmente e, anche se molto pi numerosi, non potranno usare sempre tutta la loro
forza contro di noi. Finch abbiamo abbastanza uomini per difendere la porta e le mura su entrambi i
lati, possiamo tenere il forte.
E per quanto tempo pensi che possiamo farlo, signore?
Per tutto il tempo che sar necessario, rispose Catone, finch non riceviamo rinforzi, o il
nemico non rinuncia al tentativo di prendere il forte.
Severo fece una risata senza allegria. Non riceveremo rinforzi. Il forte  troppo lontano per
qualsiasi aiuto.
Non  vero, ribatt Macrone rimproverando il suo sottoposto. Non appena ci sar
abbastanza luce, possiamo accendere il fuoco di segnalazione. Se il tempo  buono, il fumo sar
visibile da Gobannium. Daranno lallarme e il legato Quintato invier una colonna. Vedrai.
Non possiamo usare il fuoco di segnalazione, disse Catone.
Macrone aggrott la fronte. Perch no?
Pensaci. Per quel che ne sa Quintato, il nemico  a diversi giorni di marcia a nord, vicino a
Ostorio e al suo esercito. Una volta che il fumo del nostro fuoco di segnalazione sar avvistato, invier
certamente una colonna di soccorso, che cadr dritta in una trappola. Carataco proceder con grande
cautela e ha abbastanza uomini per sgominare una forza distaccata dalla Quattordicesima. Catone si
strinse nelle spalle. Non possiamo accendere il fuoco e attirare i nostri compagni verso la morte.
Meglio risolvere la questione battendosi, o trovare un modo di far giungere un messaggio al legato
prima che ci invii degli aiuti. Mentre concludeva, Catone si sent allimprovviso gelare il sangue nelle
vene. Cazzo.
Macrone inarc un sopracciglio, preoccupato. Che c, signore?
La colonna dei rinforzi. Potrebbe gi essere in marcia per Bruccium. Se arriva mentre Carataco
 ancora qui.
Ogni uomo nella stanza comprese bene il pericolo, e fu Macrone a parlare per primo. Se
vedono il fumo del fuoco di segnalazione, capiranno che siamo sotto attacco e faranno dietrofront.
Supponendo che il cielo rimanga abbastanza limpido perch lo vedano.
Macrone corrug le labbra. In ogni caso, dobbiamo avvertirli, signore. Dobbiamo far giungere
un messaggio al legato.
Come?, domand Catone. Temo che Carataco ci abbia gi messo il cappio al collo. Ci
servirebbe qualcuno che abbia il coraggio di passare attraverso le linee nemiche. Non mander un
uomo incontro a morte certa.
Anche se si offre volontario?, domand Severo fiducioso.
Anche se si offre volontario.
Macrone scosse la testa. Signore,  un rischio che dobbiamo correre. Non solo per salvarci la
pelle. Ostorio deve sapere qual  la situazione. Se sa che Carataco e il suo esercito sono qui pu subito
marciare su Bruccium.  lopportunit che stava aspettando. La possibilit di catturare e annientare il
nemico una volta per tutte.
Ne sono consapevole, rispose Catone laconico. Tuttavia, ci vorrebbero diversi giorni per far
giungere un messaggio al governatore, ammesso che un uomo riesca a superare il nemico e a
raggiungere Glevum. Per allora,  probabile che lassedio sia gi finito, in un modo o nellaltro.
Catone lanci unocchiata in giro per la stanza. Signori, vi ho esposto la nostra situazione nel modo
pi completo possibile. La dura verit  che dobbiamo resistere qui e tenere a bada Carataco il pi a
lungo possibile.
E Maridio?, domand Querto. Che ne facciamo di lui?
Proviamo a usarlo. Allalba lo far portare al corpo di guardia e lo mostrer a Carataco. Lo
avvertir che taglieremo la gola di suo fratello nellistante in cui dovesse attaccare il forte.
Macrone guard lamico con espressione sorpresa. Lo faresti?
Lanciare la minaccia, s. Ucciderlo, no.  troppo importante per eliminarlo. Il governatore
Ostorio lo vorr vivo.
Querto si sporse in avanti. E se prender il forte? Cosa farai?.
Catone tacque qualche secondo prima di rispondere. Se si arriver a ci, dar lordine di
ucciderlo.
Esiste unalternativa, prefetto.
Sono aperto ai suggerimenti, Querto. Parla pure.
Potremmo aprirci una via duscita dal forte. Uscire in formazione serrata, farci largo lottando
tra le loro linee e dirigerci verso Gobannium.
Macrone scosse di nuovo la testa.  una pazzia. Sono in troppi. La nostra cavalleria non avr
spazio sufficiente per schierarsi. Saranno circondati e sterminati se rimangono con la fanteria. Fiss
Querto con uno sguardo dintesa. Certo, la fanteria potrebbe aprire un varco e dare alla cavalleria la
possibilit di tentare la fuga. Significherebbe sacrificare i miei uomini. Ma potreste fuggire. Le cose
stanno pi o meno cos, dico bene?.
Querto rimase impassibile per qualche secondo. Se possiamo salvare ununit,  meglio che
perderne due.  una valutazione abbastanza semplice, centurione.
Severo lanci unocchiataccia dallaltra parte della stanza. E dai del codardo a me.
Catone si fece avanti e alz la voce. Signori, calma! Nessuno lascia il forte. Restiamo tutti qui
e lottiamo. Non ci rimangono alternative. Carataco ha dietro di s migliaia di uomini. E io cosa ho?
Querto, qual  lultimo bilancio delle forze dei Traci?
Duecentotrentotto.
E i feriti?
Ventisette, cinque gravi. Gli altri sono in grado di camminare, ma pur sempre feriti.
Non pi. Voglio tutti gli uomini in grado di stare in piedi pronti a prendere posto sulle mura. E
tu, Macrone? Le forze della tua coorte?
Centoquarantotto, e nove feriti in grado di camminare Centocinquantasette in tutto. Sebbene
la maggior parte di loro abbia ancora bisogno di rimettersi in forze.
Catone fece un rapido calcolo. Quattrocentoventi, pi o meno. Abbastanza per difendere le
mura ai lati della porta principale.
A malapena, disse Querto. Non appena cominceremo a perdere uomini, saremo in
difficolt.
Catone lo fulmin con unocchiata. Ovviamente. Ci occuperemo di questo quando verr il
momento. Nel frattempo, ci sono tutte le ragioni per credere che possiamo tenere duro. Possiamo far
durare il nostro cibo per almeno altri dieci giorni. Di pi, se riduciamo le razioni dei prigionieri. Il vero
problema saranno i cavalli. Con la perdita dei covoni di fieno, dovranno accontentarsi di qualunque
foraggio abbiamo allinterno del forte. Querto?.
Lufficiale tracio si gratt la mascella. Nelle stalle ci sono provviste sufficienti per tre giorni.
Tre giorni?. Catone riflett brevemente. Daccordo, dai a uno degli squadroni la razione
piena. Dimezza quella degli altri cavalli. Dopo due giorni, riducila a un quarto. Se saremo ancora sotto
assedio, quando le scorte si saranno esaurite dovremo cominciare a macellarli. Almeno questo
contribuir alle razioni degli uomini. La carne fresca dar loro vigore.
Querto si fece scuro in volto e i suoi ufficiali si agitarono e si scambiarono occhiate truci. Poi si
alz in piedi.
Nessuno uccider i miei cavalli. Non senza la mia autorizzazione.
Catone intrecci le mani dietro la schiena con aria disinvolta di modo che nessuno potesse
vedere il tremore delle sue dita. Il trace lo aveva sfidato davanti a tutti gli ufficiali. Era quello il
momento di tenere la sua posizione, eppure aveva paura di non possedere lautorit sufficiente per
costringere Querto e gli ufficiali della coorte ausiliaria a sottostare alla sua volont. Si costrinse a
parlare in modo lento, forte e chiaro.
Ho tollerato abbastanza il tuo atteggiamento insubordinato, centurione Querto. La prossima
volta che ti rivolgi a me con quel tono ti far arrestare, a prescindere dalla necessit di mettere insieme
ogni uomo possibile per difendere il forte.  per colpa tua se tutti noi in questa stanza siamo in
pericolo Quindi, se dar lordine di cominciare a macellare i cavalli, sar eseguito subito e senza far
questioni, a cominciare dal tuo cavallo.  chiaro?.
Nella stanza cal un silenzio insopportabile. Catone fiss il suo sottoposto senza battere ciglio.
Da parte sua, il trace lo guard in cagnesco, poi strinse le mascelle e annu, prima di sedersi di nuovo
sulla sua panca, lentamente.
Catone si sent attraversare da unondata di sollievo e diede il tempo agli altri uomini di
riflettere sul passo indietro del trace prima di proseguire. Se, o quando, il nemico attaccher, il
centurione Severo terr la met della sua centuria di riserva dietro la porta principale. Il centurione
Stellano prender cinquanta Traci per coprire i lati e il retro del forte. Il resto difender le mura davanti
alla piazza darmi. Chiaro?. Catone pass in rassegna con lo sguardo i suoi ufficiali e annu.
Conoscete il vostro dovere. Avete i vostri ordini. Non occorre aggiungere altro, signori. Centurione
Querto, provvedi a che i tuoi uomini siano divisi in due turni di guardia. Li alternerai con i legionari.
Assicurati che siano pronti a intervenire.
I miei uomini conoscono il loro dovere, signore, rispose Querto in tono aspro.
Mi fa piacere saperlo. Catone indic la porta con un cenno del capo. Ai vostri posti allora,
signori.
Querto e i suoi ufficiali uscirono in fila dalla stanza, seguiti da Severo e Petilio. Catone
richiam lattenzione di Macrone e alz una mano per indicare allamico di trattenersi. Macrone chiuse
la porta e si volt.
Di che si tratta?.
Catone parl a bassa voce. Quando si comincer a combattere, assicurati di tenere docchio
Querto. Dopo quel che  successo nel villaggio siluriano, chiss cosa potrebbe provare a fare nel
fervore della battaglia.
Non ti preoccupare, amico, disse Macrone sorridendo. Se dovesse decidere di fare uno dei
suoi giochetti, scoprir che non mi fermo davanti a niente. Con un dito fece il segno di tagliarsi la gola
e ridacchi. In questo momento, non riesco a pensare a un modo migliore di passare il tempo che
conficcare una lama nelle costole di quel bastardo e girarla senza troppa gentilezza.
Catone inarc un sopracciglio. Un pensiero affascinante. Ma cerchiamo di non correre troppo.
Abbiamo bisogno di Querto, per il momento, data linfluenza che ha sui suoi uomini. Ci occuperemo di
lui non appena lassedio sar finito, se saremo ancora vivi per allora.
Macrone aggrott la fronte. Un pensiero altrettanto affascinante. Grazie.
Catone scoppi a ridere, poi sorrise per il momentaneo allentamento della tensione. Allung la
mano per prendere la cuffia protettiva e se la infil prima di indossare lelmo e agganciare la cinghia.
Macrone fece lo stesso ma fin prima, e not limpaccio delle dita del suo amico pi giovane.
Avanti, disse a bassa voce. Ci penso io.
Catone fece un passo indietro e scosse la testa, arrabbiato con se stesso per aver tradito lansia
che lo attanagliava. Ci riesco da solo.
Si ostin a finire di allacciare le spesse cinghie di cuoio.
Pensi che Carataco far marcia indietro quando minaccerai suo fratello, allalba?, domand
Macrone.
Catone abbass le mani e si ferm. Non lo so. Ha fatto marciare il suo esercito fin qui per farla
finita con Querto e le sue scorrerie e non solo per salvare Maridio, suppongo. Se fossi al suo posto,
metterei la necessit di rinforzare il sostegno dei miei alleati al di sopra della vita di mio fratello. Ma
del resto non ho mai avuto un fratello, perci forse non posso comprendere la profondit dei suoi
sentimenti per Maridio.
Nemmeno io ho un fratello, ma penso che vorrei salvarlo se ne avessi la possibilit, riflett
Macrone. Se non riuscissi a farlo, non avrei pace fino al giorno in cui non lo avessi vendicato.
Allora hai qualcosa in comune con Carataco. Il pensiero colse Catone di sorpresa. Forse cera
pi verit in quelle parole di quanto non volesse credere. Cerano delle affinit tra uomini come
Macrone e Carataco, fratelli darme indipendentemente dalle cause per cui combattevano. Avevano
certe qualit come il coraggio, lintegrit e la sincerit di sentimenti alle quali Catone sentiva di poter
solamente aspirare, ma di non poter mai raggiungere. Metteva in discussione troppe cose per
concedersi il piacere di tali certezze. Si sent stringere il cuore quando prov un acuto senso di perdita
nel sapere che non avrebbe mai potuto condividere la sicurezza dei sentimenti di Macrone.
Macrone parve indignato. Chi, io? Qualcosa in comune con quel bastardo? Mai! Col cazzo.
Allung la mano per tirare il chiavistello. Che cazzata Devo tornare alle mura.
Prima che Catone potesse dire unaltra parola lamico era uscito a grandi passi dalla stanza,
borbottando cupamente tra s.
Alla faccia dellaffinit universale tra guerrieri. Catone scroll le spalle e segu lamico.
Per tutta la notte la guarnigione di Bruccium sorvegli i movimenti davanti al forte. Scorte di
giavellotti furono portate dai depositi e accatastate ai piedi del bastione, insieme a fasci di sterpi,
strettamente legati e ben cosparsi di pece, in modo che prendessero facilmente fuoco quando fosse
venuto il momento di ammucchiarli sulle mura per illuminare il nemico. Le fiamme guizzavano nella
manciata di piccoli bracieri sparsi qua e l allinterno dei bastioni e alcuni soldati si stavano scaldando
davanti alle misere braci, i volti illuminati di rosso. Un corno suon dal quartier generale, emettendo
una breve serie di note che riecheggiarono nel campo, segnando il cambio della guardia. I covoni di
fieno avevano bruciato furiosamente per un bel po, tingendo di un rosso livido il terreno e i guerrieri
nemici sotto il forte. Le fiamme si spensero dopo mezzanotte e solo poche faville rosse continuarono a
brillare nel buio.
Catone e Macrone presero posizione nel corpo di guardia, alternandosi nel compiere il giro
dispezione delle difese e nellassicurarsi che gli uomini tenessero gli occhi aperti. Ogni tanto Catone si
fermava e guardava gi, nella notte, aguzzando gli occhi e le orecchie per cogliere un qualsiasi
movimento nemico. Ma non cera nulla a parte gli sporadici ordini pronunciati sottovoce e qualche
parola proveniente dalla piazza darmi. Non cera alcun segno di attivit al di l delle alte mura del
forte, dove, in ogni caso, la forza impetuosa del fiume sulle rocce rendeva impossibile cogliere suoni
troppo fievoli. Quando torn al corpo di guardia, Catone pos lelmo di lato e si sedette appoggiandosi
al muro della torre. Si strinse forte nel mantello e chiuse gli occhi. Di fronte a lui, Macrone russava
profondamente, finch non fu svegliato allora stabilita per compiere il suo giro dispezione delle
difese. Catone non riusciva a dormire, ma volle mostrare alle sentinelle del corpo di guardia di essere
abbastanza tranquillo da riposare in presenza dei suoi nemici. Avrebbe fatto una buona impressione
sugli uomini, lo sapeva, e la voce riguardo ai nervi saldi del comandante del forte si sarebbe diffusa
rapidamente.
Ma nonostante il capo oscillasse sulla spalla e il petto si alzasse e si abbassasse con regolarit,
in testa gli ribollivano gli schemi del forte e del terreno su cui sorgeva. Poi cerc di calarsi nella mente
di Carataco e di valutare i punti deboli delle difese, e dove e come avrebbe potuto attaccare. Per
ciascuna possibilit Catone considerava la sua reazione e in che modo avrebbe potuto schierare le sue
scarse forze per tenere a bada lorda nemica. Il pericolo maggiore era che Carataco lanciasse un assalto
lungo due o tre lati del forte. Ci avrebbe presto costretto Catone a impegnare le riserve e a lasciare per
forza scoperto un tratto delle mura. Un altro problema lo assillava. Carataco sarebbe stato determinato
a occuparsi del forte e dei suoi difensori il pi rapidamente possibile, prima che Ostorio fosse
informato della sua posizione. La guarnigione poteva aspettarsi un assalto da un momento allaltro.
Come in risposta alle sue preoccupazioni, Catone ud un calpestio di calighe sulle assi del
pavimento accanto a lui e una mano lo scosse per la spalla. Esit abbastanza a lungo da dare
limpressione di essere stato svegliato da un sonno profondo, dopodich apr gli occhi sbattendo le
palpebre e vide la sagoma scura delloptio di servizio che lo guardava dallalto, a malapena visibile
nella luce fioca dellunica lampada a olio che ardeva allinterno del corpo di guardia.
Che succede?
Chiedo scusa, signore, ma uno dei ragazzi dice di aver udito qualcosa davanti alla porta.
Catone indic con un gesto dallaltra parte della stanza la grande mole di Macrone, che russava
e borbottava nel sonno. Ha sentito qualcosa con quello? Incredibile Adesso arrivo.
Catone si alz con movimenti rigidi e prese lelmo. Agganciandosi le cinghie, si diresse verso
Macrone e lo pungol nel fianco con la punta della caliga.
Macrone gemette e si ritrasse con uno schiocco delle labbra e un grugnito intorpidito. Poi apr
gli occhi e si tir su a sedere, sfregandosi i folti ricci con vigore. Che succede?
Sembra che il nemico sia in movimento.
Daccordo, borbott Macrone in tono risoluto. Prese lelmo e si tir in piedi. Andiamo a
dare unocchiata allora.
Sulla piattaforma gli uomini comandati dalloptio stavano guardando lungo il pendio. Loptio
indic una figura alta in un angolo. Quelluomo, signore.
Stava cadendo una pioggerella leggera, intensa quel tanto da ticchettare sulle costruzioni in
legno e sul terreno erboso del forte. Non si vedeva neanche una stella, solo una nuvolaglia scura a
malapena distinguibile che opprimeva il cielo come una cappa. I due ufficiali si avvicinarono alla
sentinella in silenzio e la affiancarono.
Bene, ragazzo, disse Macrone sottovoce. Cosa sta succedendo?.
Il legionario rispose senza voltarsi. Ho sentito un picchiettio poco fa. Come quello di unasta
di lancia che picchia contro il bordo di uno scudo, signore.
 una descrizione molto precisa. Ne sei sicuro?
Ho sentito abbastanza spesso questo rumore per riconoscerlo, signore. Ne sono sicuro.
Daccordo. Macrone annu, poi si sporse in avanti per scrutare nel buio accanto a Catone. Per
qualche secondo i due uomini rimasero immobili, poi Macrone si raddrizz e scosse la testa.
Qualunque cosa fosse, adesso non c pi.
Catone non si mosse. Anche mentre era in ascolto, la sua mente stanca non voleva saperne di
riposarsi. Calcol che non mancasse pi di unora allalba. La luce sarebbe spuntata molto prima. Era il
momento migliore per attaccare. I difensori del forte dovevano aver passato una notte insonne, per la
maggior parte. Sarebbero stati cos stanchi e nervosi che il minimo sussulto avrebbe scosso i loro nervi
e minato il morale.
Ho detto che non c nulla, ripet Macrone con pazienza.
Catone si volt verso di lui con unespressione stizzita. Ti ho sentito, centurione. E ti sar
obbligato se mi risparmierai le tue opinioni finch non te le chieder.
Macrone tir un profondo respiro e chin la testa. Come comandi, signore.
Esatto. Catone gett unultima occhiata gi per il pendio per assicurarsi che il forte fosse
fuori pericolo per il momento. Poi si rivolse di nuovo a Macrone. Voglio Maridio qui sulla torre alle
prime luci dellalba, cos da poterlo mostrare a Carataco. Fallo incatenare in una delle stalle pi vicine
in modo da poterlo andare a prendere rapidamente, se necessario.
S, signore.
Macrone fece il saluto e si diresse verso loptio, in attesa in cima alla scala che scendeva nel
corpo di guardia. Catone lo guard ritirarsi con rammarico. Non era stata sua intenzione rispondere
seccamente allamico. Il suo umore non era migliorato stando sveglio tutta la notte, aguzzando gli
occhi e le orecchie per scorgere il minimo segno di pericolo. Stava per richiamare Macrone con un
pretesto per potersi scusare, quando ud un debole sibilo provenire dalla piazza darmi. Di colpo il
suono aument di volume, sembrava provenire da una vasta area direttamente di fronte al forte. Altri
uomini lo udirono e allungarono il collo in quella direzione. Un ordine fu gridato da qualche parte nel
buio e il rumore si fece pi forte per un istante prima di cessare, accompagnato da borbottii sommessi.
Catone riconobbe quel suono e colse subito il pericolo.
Gi!. Si port le mani alla bocca e grid ai lati del corpo di guardia. Tutti gi!.
Un attimo dopo laria fu lacerata dal rumore secco di proiettili di pietra che colpivano i pali e le
tavole di legno del parapetto lungo le mura e in cima al corpo di guardia. Lo schianto e il tintinnio
terribile dei lanci che andavano a segno copriva il sibilo di quelli troppo lunghi che superavano in
modo innocuo le mura e cadevano sul campo. Si udirono alcuni tonfi e qualche grida di dolore quando
le sentinelle pi esposte furono colpite dai proiettili.
Fuori nel buio fu gridato un altro ordine e Catone riconobbe subito la voce: Carataco. Esplose
un grande boato e poi il terreno davanti al forte parve prender vita quando migliaia di figure si alzarono
dallerba alta fino al ginocchio e si lanciarono verso il fossato oltre le mura.
Suonate lallarme!, grid Catone a squarciagola. Tutti alle mura!.
...
.
...
CAPITOLO VENTISEI.
...
.
...
Altri colpi di catapulta tempestarono le palizzate di legno con un rumore assordante, coprendo il
suono acuto della lunga tromba dottone che riecheggi per tutto il forte, chiamando gli uomini alle
armi. Le grida del nemico si erano rapidamente placate, mentre i guerrieri correvano su per il pendio
diretti al fossato esterno. Solo poche voci urlavano nel buio, spronando gli uomini ad andare avanti e
senza dubbio ricoprendo di maledizioni i difensori romani. Catone si guard intorno nella torre e vide
un uomo a terra. Macrone era chino su di lui e stringeva il legionario per gli spallacci della corazza.
Tutto bene, soldato?.
Catone lo raggiunse, correndo mezzo piegato tra i sibili dei proiettili che gli sfrecciavano sopra
la testa. Un macabro rantolo proveniva dalla gola del soldato. Catone not unombra sullelmo
delluomo e allung la mano per toccarla. Come si aspettava, trov unammaccatura poco profonda,
come quella di un cucchiaio, nel punto in cui lelmo era stato colpito in pieno da una pietra. Anche se il
colpo non aveva sfondato il cranio delluomo, la violenza dellimpatto gli aveva fatto perdere i sensi.
Portalo dietro la torre!, ordin a uno dei legionari accovacciati poco lontano, prima di correre
dietro il corpo di guardia e guardare gi nel forte. I bracieri erano stati rinfocolati per assicurarsi che
non fossero spenti dalla pioggia leggera e alla luce delle loro fiamme Catone vide gli uomini salire su
per i pioli di legno conficcati nei bastioni di terreno erboso, prima di sparpagliarsi lungo i bastioni. I
centurioni e gli ufficiali gridavano ai soldati di sbrigarsi e di tenere gi la testa, mentre si mettevano in
posizione di difesa, in ginocchio dietro gli scudi. I legionari difendevano le mura su ambedue i lati
della porta principale, con i Traci su ciascun fianco. Soddisfatto della rapida risposta della guarnigione,
Catone si volt e chiam Macrone con un gesto, dirigendosi verso la parte anteriore della torre. Il
rumore dei colpi delle catapulte continuava a martellare la palizzata, ma Catone sapeva di dover tenere
sottocchio lavanzata del nemico. Facendosi coraggio, si alz dietro una delle merlature coperte di assi
e guard di sbieco il fossato.
Il pendio buio brulicava di ombre che si muovevano e i primi nemici avevano gi guadagnato il
bordo del fossato e si stavano calando sul fondo, immerso nelloscurit. Allimprovviso si ud il rumore
di cocci di vasi rotti, che venivano conficcati nei fossati dei forti di tutto limpero, insieme ad altri
ostacoli, per rallentare gli assalitori. I guerrieri si tagliarono piedi e mani sui bordi taglienti, levando
alte grida di dolore. Le catapulte si fermarono, il nemico temeva di colpire i propri compagni sempre
pi vicini alle difese.
Macrone si alz, port una mano a coppa intorno alla bocca e grid lungo le mura: Preparate le
fascine!.
Diversi uomini issarono le fascine sul bastione mentre altri avvicinavano le torce ai bracieri.
Non appena queste si accesero i soldati che le impugnavano raggiunsero di corsa i loro compagni.
Accendetele!, ordin Macrone. Poi gettatele gi dalle mura!.
Nonostante la combinazione infiammabile di sterpi e pece, la pioggia rese difficile dare fuoco
ad alcuni fasci, tuttavia una manciata si accese rapidamente, tra furiosi scoppiettii. Quando le fiamme
divamparono, due soldati infilzarono le fascine con un lungo forcone, le sollevarono, stringendo i denti
per lo sforzo, e poi a un segnale simile a un grugnito le catapultarono oltre il bastione. Le fiamme
ruggirono ferocemente quando i fasci precipitarono nelloscurit, si schiantarono a terra in
unesplosione di scintille. Ruzzolarono per un breve tratto prima di fermarsi, gettando un tremolante
bagliore rosso nei dintorni. Qualche fascina cadde troppo vicino e ruzzol allindietro nel fossato, tra
gli assalitori che attraversavano con grande cautela il terrapieno. Alcuni gridarono in preda al panico
mentre cercavano di schivare le fiamme. Altri non furono cos fortunati: ustionati dalle lingue di fuoco,
gridarono dal dolore. Nel bagliore delle fascine Catone vide piccoli gruppi di uomini luccicare sotto la
pioggia, mentre salivano a fatica su scale dassedio costruite alla belle meglio.
Inspir aria nei polmoni e grid: Lanciate i giavellotti!.
I legionari e i Traci presero posizione davanti alla palizzata e prepararono le armi da lancio. La
loro gittata era corta e le punte di ferro delle armi piegarono verso londata di guerrieri nativi che
risalivano il pendio verso il forte. Non cera alcun bisogno di prendere la mira e ogni uomo lanci
larma con un feroce grugnito. Le letali lance, momentaneamente illuminate dagli incendi sottostanti,
fendettero laria e piombarono in mezzo alla massa brulicante del nemico. Catone vide un guerriero
colpito sul bordo del fossato a destra del corpo di guardia, trafitto allo stomaco dalla punta di ferro
allestremit dellarma. Luomo si pieg in due, lasciando cadere lascia, e indietreggi, le mani strette
intorno alla lancia.
Caddero altri assedianti. Era difficile non vederli mentre si arrampicavano verso la base delle
mura. Poi la prima squadra con la scala dassedio raggiunse il fossato e trasport il pesante carico
dallaltra parte. Piazzarono la base sul terreno fradicio e spinsero la cima della scala contro la palizzata,
vicino al corpo di guardia. I guerrieri salirono subito su per i pioli, spronati da un membro aristocratico
di qualche trib equipaggiato con una cotta di maglia, che picchiava la spada e lo scudo luno contro
laltro come un pazzo. Catone si volt verso Macrone e indic in basso.
Hai visto?.
Macrone annu.
Colpiscilo!, ordin Catone, fiducioso che lamico fosse di gran lunga pi bravo con il
giavellotto. Dal canto suo, non si era mai ripreso del tutto dal pericolo che aveva fatto correre al suo
schieramento dopo aver quasi infilzato Macrone con un giavellotto durante il suo primo combattimento
sulla frontiera del Reno.
Macrone raccolse una delle armi accatastate dietro la torre e si avvicin al parapetto. Prese la
mira con il braccio sinistro mentre tirava indietro il destro, il bicipite teso e pronto. Socchiuse appena
gli occhi, poi lanci il giavellotto con un grugnito ferino. Larma vol gi dritta e sfior il comandante
nativo che aveva appena fatto un passo di lato per urlare grida di incoraggiamento ai suoi guerrieri,
completamente ignaro della lancia che aveva appena colpito il punto dove si trovava un istante prima.
Bastardo!, grid Macrone in preda alla frustrazione. Aspetta. Ti faccio.
Si volt per prendere un altro giavellotto, ma Catone lafferr per il braccio. Troppo tardi.
Guarda!.
Il primo dei guerrieri nemici era giunto in cima alla scala e stava combattendo con un paio di
legionari che gli sbarravano la strada. Il nativo brandiva unascia a manico lungo con la mano destra e
la menava furiosamente di qua e di l, mentre saliva un piolo dopo laltro. La lama pesante dellascia
colp lo scudo di uno dei difensori, scheggiando la superficie e respingendo luomo. Il suo compagno
arretr istintivamente di un passo alla vista della feroce arma che fendeva laria gelida. Il guerriero
scavalc subito la palizzata con una gamba e atterr con agilit sulla passerella. Men colpi dascia a
destra e a manca, la lama che si abbatteva sui pesanti scudi dei legionari, tenendoli a bada, mentre un
secondo uomo si arrampicava in cima alla scala. Lungo le mura i barbari stavano alzando altre scale e i
difensori avevano un bel da fare per spingerle indietro. Se non ci riuscivano, menavano disperatamente
colpi sulla testa e sulle spalle degli uomini che si arrampicavano fin l. Catone vide Querto, a cinquanta
passi di distanza, mozzare il braccio di un nemico che cercava di scavalcare la palizzata. Il trace cacci
un grido di trionfo quando il guerriero cadde gi dalla scala, e poi si gir a cercare un altro avversario.
Catone deglut nervosamente e tir fuori la spada. Macrone, seguimi! Hanno bisogno di noi
sulle mura.
Scese la scala del corpo di guardia, saltando gli ultimi pioli, e si precipit verso il passaggio che
portava alle mura. A non pi di dieci piedi di distanza il compagno del soldato armato dascia atterr
acquattandosi e poi si volt verso Catone, mentre questi usciva a precipizio dal corpo di guardia,
brandendo la spada di lato, pronto a colpire. Le fiamme di un braciere proprio sotto di loro gettavano
una luce intensa sul lato sinistro del volto delluomo, rivelando una barba ispida e ciocche di capelli
bagnate, sotto cui ardevano occhi di fuoco che squadravano lavversario romano. Poi, con un ringhio,
caric Catone, brandendo una lunga spada sopra la testa, pronto a menar colpi e a spaccare il cranio
dellavversario. Catone stava alzando la spada per parare il colpo, quando Macrone usc allimprovviso
dal corpo di guardia e and a sbattere contro di lui spingendolo verso il suo avversario. Un po
barcollando e un po cadendo, Catone cap istintivamente che doveva sfruttare lo slancio in avanti se
voleva scampare allistante successivo. La spada del guerriero si stava gi abbattendo, luccicando come
bronzo fuso mentre rifletteva lintenso bagliore del braciere.
Cazzo!, sibil Macrone balzando di lato.
Catone si butt in avanti, ruzzol sotto il braccio teso del guerriero e and a sbattere contro il
petto delluomo. Un acre puzzo di sudore gli invase le narici. Limpatto spinse indietro luomo di un
passo prima che il tallone inciampasse nel bordo di una tavola appena sgrossata e cadesse. Catone tese
il piede avanti e blocc il ginocchio per interrompere lo slancio e fermarsi sopra il suo avversario. Il
siluro brandiva ancora la spada e men disperatamente un fendente allo stinco di Catone. Sarebbe stato
un colpo gravissimo se la lama non avesse colpito linterno del parapetto con un clangore sordo. I due
uomini si scambiarono un breve sguardo prima che il nativo cercasse di colpire di nuovo con la spada.
Ma era troppo tardi per lui. Catone si protese in avanti e gli piant il gladio nelle costole. Sent
limpatto vibrare lungo il braccio, poi un osso si ruppe e la lama affond nella carne. Il prefetto gir la
spada con violenza, proprio come gli era stato insegnato quando era una recluta. Mise la caliga sul
petto della vittima e strapp la spada dalla ferita con un rumore raccapricciante. Il siluro emise un
rantolo e si accasci, a bocca aperta.
Davanti a Catone cera la scala e, poco pi in l, il guerriero armato dascia. Una mano apparve
sulla cima del parapetto, seguita un istante dopo da una testa, da un paio di spalle e dalla punta di una
spada. In quello stesso istante luomo vide il prefetto e lanci un grido di allarme. Catone afferr la
cima della scala e cerc di spingerla di lato, ma il peso degli uomini sui pioli era troppo grande. Il
siluro, temendo di cadere, si era aggrappato con la mano della spada alla stanga della scala per tenersi
saldo, ma comprendendo di essere fuori pericolo sfoder di nuovo larma per colpire Catone.
Con la coda dellocchio Catone colse un movimento e la spada di Macrone colp luomo in
piena faccia, spaccandogli uno zigomo e facendogli rimbalzare la testa allindietro. Con un grido il
nativo stacc la mano dalla scala, la port alla ferita e perse lequilibrio, cadendo nel buio
impenetrabile sotto le mura. Il suo grido mise in guardia il compagno armato dascia che guard da
sopra la spalla, gli occhi fiammeggianti dira quando vide i due ufficiali romani.
Prendi la scala!, ringhi Macrone. Lui  mio!.
Catone non ebbe tempo di rispondere, il suo amico lo oltrepass con uno spintone, abbassando
la testa mentre lalto e grosso siluro si voltava facendo roteare il manico dellascia per far sfoggio della
sua grande abilit con larma.
Il prefetto rinfoder alla svelta la spada e afferr le stanghe della scala. Puntellandosi sulle
calighe, strapp il legno grezzo sui due lati e sent la scala cedere. Prima lentamente, poi sempre pi
rapidamente, sinclin e Catone moll la presa. La scala si abbatt contro lo spigolo del corpo di
guardia, facendo perdere lequilibrio a due uomini prima di cadere nel fossato.
Nel frattempo Macrone tent una finta in direzione del soldato armato dascia per mettere alla
prova le sue reazioni. Il suo avversario fece subito roteare lascia e afferr il manico con entrambe le
mani per bloccare il colpo.
Riflessi pronti, si compliment Macrone sottovoce. Poi fece un passo avanti per sferrare un
vero attacco, mirando al ventre dellavversario. Il siluro devi la lama con un ghigno e poi par il colpo
successivo diretto al volto, facendo scivolare la mano destra sul manico dellascia mentre menava un
colpo di traverso verso la spalla di Macrone. Fu cos rapido che Macrone ebbe appena il tempo di
balzare di lato: la lama dellascia lo manc per un soffio. Cadde contro la palizzata, a poca distanza da
Catone, restando senza fiato. Luomo armato dascia fece un passo avanti e picchi limpugnatura della
sua arma sul petto di Macrone, colpendo una delle phalerae dargento sulla sua armatura e spingendolo
indietro di un passo. Fece per menare un altro colpo con il pesante manico dellarma ma Catone super
lamico con un balzo e infil la spada nel petto del guerriero. Laveva colpito con il braccio gi teso,
causando solo una ferita superficiale, ma riusc a fermare lavversario, che si affrett ad affrontare la
nuova minaccia. Macrone tir il fiato e si port al fianco di Catone.
Questo qui sta cominciando a darmi fastidio.
Catone annu, stringendo i denti, gli occhi fissi sul soldato con lascia. Quindi fece un altro
affondo  era pi alto e aveva un allungo superiore a quello di Macrone  e costrinse lavversario a
cedere terreno. Macrone emise un ruggito e si lanci alla carica; Catone fece lo stesso. Il movimento
improvviso dei due ufficiali colse il guerriero nemico di sorpresa e lattimo di esitazione gli fu fatale.
Macrone lo colp per primo, alla spalla destra. La sua mano perse la presa sullascia, che cadde sul
camminamento. Catone segu con un colpo appena sotto la gola, gli ruppe la clavicola e gli penetr di
circa due palmi nella trachea. Lavversario barcoll, poi si ferm con un sobbalzo, la testa rovesciata
allindietro, quando la punta di un pilum gli trafisse il fianco. Dietro di lui, un legionario liber larma
con uno strattone, scaraventando il guerriero con un calcio gi dal bastione, lungo il pendio erboso,
dove ruzzol fino a fermarsi, le mani strette intorno alla gola mentre farfugliava e moriva dissanguato.
Ben fatto, soldato!, disse Macrone con un ampio sorriso. Lhai infilzato come un maiale!.
Luomo sorrise per la lode e si volt verso il parapetto, alzando il giavellotto con la punta
insanguinata, pronto a colpire lavversario successivo tanto temerario da tentare di scalare le mura.
Catone rinfoder la lama, incurante del sangue che ancora la macchiava, e guard lungo le mura. Si
stavano combattendo alcuni duelli in cima alle scale, ma nessun altro nemico aveva guadagnato il
camminamento dietro il parapetto. Annu con soddisfazione.
Tutto bene finora. Forza, torniamo nella torre.
Salirono in cima, da dove avrebbero potuto avere una chiara panoramica dellattacco. Anche gli
uomini a sinistra della porta si stavano difendendo dai nativi che brulicavano davanti al forte, illuminati
in controluce dalle fascine che ardevano sul terreno. Mentre osservava, Catone vide che le fiamme
cominciavano a spegnersi prima del previsto e alz lo sguardo al cupo cielo notturno; la pioggia cadeva
pi forte, picchiettando sulla calotta dellelmo e aggiungendo un lieve sibilo di sottofondo ai rumori
della battaglia. Sullo spiazzo dietro la porta principale gli uomini della riserva attendevano con le lance
e gli scudi a terra. Di fronte a loro Catone individu facilmente Severo, che camminava avanti e
indietro battendo la spada contro lo schiniere. Poteva praticamente sentire lodore dellansia delluomo
e suo malgrado Catone rivolse una breve preghiera agli di affinch il centurione guidasse bene i suoi
elementi nel caso fossero stati chiamati a tamponare eventuali perdite nello schieramento. Guardando a
destra, vide Querto lanciare grida di incoraggiamento ai suoi. Ogni tanto si alzava, sotto gli occhi del
nemico, e gridava parole di sfida. Proprio lesempio di cui gli uomini avevano bisogno in un momento
del genere, ammise Catone con una nota di ammirazione.
Si gir verso Macrone. Questa pioggia non ci aiuter.
Non aiuter nemmeno il nemico. Per loro  peggio. Noi siamo al coperto almeno.
Catone scosse la testa. Non hai colto il punto della questione. Sta cominciando a spegnere le
fascine. Se continua cos non potremo accendere il fuoco di segnalazione quando far giorno. Anche se
potessimo, scommetto che le nuvole inghiottirebbero il fumo.
Macrone fiss il cielo, battendo le palpebre per liberarle dalle gocce di pioggia. Non c niente
in questa terra maledetta che non sia contro di noi?.
Prima che Catone potesse rispondere, la sua attenzione fu attirata da un movimento sul pendio
davanti al corpo di guardia. Socchiudendo gli occhi, scorse nel buio un grosso gruppo di uomini che
risalivano furtivamente il sentiero. Si sporse in avanti, nel tentativo di vedere meglio.
Attento, signore!, lo ammon Macrone. Vuoi essere un facile bersaglio per quelle maledette
catapulte?.
Quasi a sottolineare le sue parole, Catone ud il lieve sibilo di un proiettile che gli sfiorava la
testa. Trasal con aria colpevole e si ripar di nuovo dietro la palizzata difensiva, osservando da l.
Mentre gli uomini avanzavano, qualcosa nel modo in cui erano allineati mise Catone in apprensione.
Poi cap di cosa si trattava.
Hanno un ariete Macrone! Guarda l!. Indic gli uomini che arrancavano sul sentiero e si
dirigevano direttamente verso il terrapieno oltre il fossato.
Macrone aguzz gli occhi nella cortina di pioggia e aggrott la fronte. Ci mancava anche
questa.
Catone si rivolse agli altri uomini sulla torre. Prendete i giavellotti e venite subito qui!.
I legionari afferrarono i fasci di giavellotti e si allinearono davanti alla torre.
Un gruppo di uomini si sta dirigendo verso il terrapieno, spieg Catone, parlando ad alta voce
per farsi udire sopra il frastuono del combattimento e della pioggia. Hanno un ariete. Non
permettetegli di raggiungere la porta.
I legionari compresero subito il pericolo. Sollevarono i giavellotti sopra la testa e levarono gli
scudi per proteggersi dalle pietre. Dopodich presero di mira il nemico che avanzava e attesero lordine
di Catone, mentre Macrone prendeva posto in mezzo a loro. Catone guard i guerrieri attentamente e a
quel punto scorse la lunga e grossa trave che trasportavano. Con ogni probabilit era il tronco di un
albero di pino abbattuto in una delle foreste che crescevano lungo il fianco della valle. Se non altro non
avevano avuto i mezzi per munirlo di una pesante punta di ferro, riflett Catone. Ma bench fosse
unarma spuntata e appena sgrossata, era pur sempre in grado di sfondare la porta del forte. Il
caposquadra era a non pi di trenta passi dallinizio del terrapieno quando Catone alz il braccio.
Pronti!.
Era molto distante, e con la pioggia era probabile che la presa dei suoi uomini non fosse cos
salda. Catone lasci avanzare il nemico. Voleva che la prima raffica fosse il pi devastante possibile.
Si ud un grugnito quando uno dei legionari lanci e il giavellotto disegn un arco verso il
nemico, mancandolo di parecchi passi.
Chi cazzo  stato?, ringhi Macrone, girandosi a guardare lungo il parapetto e individuando
con occhi fiammeggianti dira il colpevole. Sarai punito. Non appena sar finito questo piccolo
tafferuglio! Adesso prendi unaltra arma e attendi il dannato ordine!.
Il legionario afferr un nuovo giavellotto e prese la mira.
Catone vide che il nemico era scortato da uomini armati di grandi scudi rotondi. Pi in l, vide
un gruppo pi piccolo guidato da un guerriero alto che si ferm ben oltre la portata dei giavellotti per
osservare lavanzata di quelli che trasportavano lariete. Catone annu fra s; doveva essere Carataco.
Lintenzione del suo nemico era chiara adesso. Mentre i Romani venivano tenuti occupati lungo le
mura, lariete avrebbe abbattuto la porta prima che i difensori avessero il tempo di capire quali erano le
reali intenzioni di Carataco. Era un buon piano, ammise Catone, salvo che i Romani erano pronti e in
attesa.
I primi uomini avevano raggiunto la fine del terrapieno e Catone inspir aria nei polmoni, punt
il braccio in avanti e grid: Lanciate i giavellotti!.
Si lev un coro di grugniti quando i legionari lanciarono le armi gi dalla torre, sopra il
terrapieno dove i ranghi ammassati dei nemici presentavano un bersaglio facile. I giavellotti con la
punta di ferro trafissero carne e ossa con colpi sordi e un istante dopo le grida e i gemiti dei feriti
lacerarono loscurit. La squadra si ferm di colpo, lariete cadde a terra e i guerrieri armati di scudi li
sollevarono per coprirsi.
Ancora!, ordin Catone ai suoi uomini. Dateci sotto, ragazzi!.
I legionari afferrarono altri giavellotti, presero la mira e li lanciarono. Caddero altri nemici,
compresi quelli con gli scudi: il legno e il cuoio di cui erano fatti fornivano scarsa protezione contro
limpatto delle letali punte di ferro. Macrone urlava entusiasta mentre tirava unarma dopo laltra e
incitava i legionari a continuare. Oltre il groviglio di morti e feriti i sopravvissuti si stavano
sparpagliando e stavano tornando di corsa gi per il sentiero. Catone ud il comandante nemico gridare
furibondo contro di loro e poi interrompersi per urlare un ordine. Un attimo dopo altri colpi di catapulta
sibilarono nel buio, sbattendo contro la palizzata e scheggiandola. Alcuni finirono contro gli scudi dei
legionari. Una delle schegge colp Catone su un lato dellelmo con un forte tintinnio. Catone avvert
limpatto ma per fortuna il piccolo proiettile aveva perso la maggior parte della sua energia e non lo
fer.
Al riparo!, ordin quando i sibili si moltiplicarono e un proiettile colp un altro legionario,
facendolo ruotare su se stesso. Un altro proiettile lo colp in faccia, polverizzandogli il naso e le orbite
in un unico spruzzo di sangue. Il soldato si accasci come un sacco pieno di pietre e cadde con un tonfo
sulle tavole di legno, lo scudo che tintinnava accanto a lui. Gli altri legionari si accovacciarono dietro il
parapetto, proteggendosi con i pesanti scudi rettangolari dalla raffica di colpi che martellavano la torre.
Durante una breve tregua, Catone tir un respiro ansioso e lanci unocchiata dalle mura. Il nemico
aveva sollevato di nuovo lariete e stava attraversando il terrapieno. Un forte schianto sul legno accanto
a lui sollev un nugolo di schegge in aria. Avvert una fitta lancinante al viso e si nascose di nuovo
dietro la palizzata.
Cazzo. Port una mano alla guancia e sent il sangue che gli scendeva sul volto, poi tocc
qualcosa di duro che sporgeva dalla carne. Stringendo i denti, afferr saldamente lestremit della
scheggia, lestrasse e la gett via. Il dolore si fece ancora pi lancinante ma Catone lo ignor.
Macrone si accovacci al suo fianco, respirando affannosamente. Quei bastardi ci hanno
inchiodati, signore.
Una voce grid davanti alla porta del forte e un attimo dopo si lev una breve cantilena. Alla
terza battuta si ud uno schianto secco, di legno contro legno, e Catone e Macrone sentirono la torre
tremare sotto i piedi. Le assi della porta erano robuste, come lo erano i fissaggi, i cardini e la trave di
chiusura, ma Catone sapeva che la loro resistenza aveva un limite.
Dobbiamo tenerli a bada il pi possibile. Io rester qui a ordinare agli uomini di continuare
con i giavellotti.
Sar un massacro.
Non posso farci nulla. Dobbiamo ridurre il loro numero e provare a salvare la porta. Se la
porta esterna salta, resta solo quella interna. Se perdiamo anche quella siamo spacciati.
Macrone annu.
Voglio che tu prenda il comando della riserva. Allineatevi dietro il corpo di guardia e aprite la
porta interna. Se sfondano laltra, travolgeteli. Respingeteli e prendete lariete. Ne tireranno fuori un
altro, ma ci far guadagnare un po di tempo. Chiaro?
S, signore.
Allora vai.
Mentre Macrone scendeva la scala, Catone si rivolse agli uomini accovacciati dietro la
palizzata. Alz la voce per farsi sentire sopra il clangore delle armi, le grida degli uomini e il
martellamento costante dellariete nemico. Ragazzi, dobbiamo reggere il ritmo con i giavellotti. Tirate
in fretta e non perdete tempo, altrimenti sarete un bersaglio facile. Muoviamoci. Catone sapeva che
era pericoloso esporsi ai proiettili, ma sapeva altrettanto bene che doveva guidare quegli uomini con
lesempio. Prese un giavellotto leggero dalla pila dietro la torre, assicurandosi volutamente di non
guardare i due corpi che erano stati trascinati sul retro. Poi, facendosi coraggio dietro la palizzata,
prepar larma, serr la mascella e balz in piedi. Si sporse in avanti e scagli il giavellotto di sotto,
sulle spalle scintillanti degli uomini che stringevano lariete, i capelli e gli indumenti inzuppati di
pioggia. Vide larma conficcarsi tra le scapole di un guerriero, che croll a terra. Un attimo dopo, due
proiettili colpirono la torre da dove aveva tirato il giavellotto. Sent unondata di euforia attraversargli
tutto il corpo e sollev il pollice in segno di trionfo in direzione degli uomini. Un altro barbaro spedito
dai suoi di!.
...
.
...
CAPITOLO VENTISETTE.
...
.
...
Macrone sollev lo scudo quando usc dal corpo di guardia, avanzando a grandi passi verso la
mezza centuria allineata a breve distanza. Al suo arrivo il centurione Severo smise di camminare avanti
e indietro e si volt verso di lui, ansioso.
Pronti allazione!, ordin Macrone e i legionari si affrettarono ad alzare gli scudi e a mostrare
i giavellotti con stile impeccabile, come se fossero in una piazza darmi. Annu in segno di
approvazione prima di rivolgersi al loro comandante. Not lespressione nervosa sul volto dellaltro
uomo. Proprio allora lariete sbatt contro la porta esterna unaltra volta, facendo trasalire Severo
mentre girava di scatto gli occhi nella direzione del tonfo.
La sfonderanno presto, disse nervoso, poi toccher alla porta interna, e non saremo in grado
di fermarli.
Oh, ne dubito!, disse Macrone a voce abbastanza alta da farsi sentire dagli altri. Perch noi
siamo gli uomini che prenderanno bene a calci quei coglioni di barbari. Ehi, voi due. Indic i legionari
allestremit sinistra della piccola formazione. Aprite la porta interna. Presto.
Severo rimase a bocca aperta. Aprire la porta? Che ca?.
Macrone sorrise fra s, e prosegu con calma. Via, quei bastardi stanno rovinando una delle
porte. Che mi venga un accidente se permetter che mi graffino laltra.
Severo fiss Macrone come se fosse pazzo, ma Macrone non gli diede modo di parlare. Estrasse
la spada e si rivolse ai legionari. Mettete gi i giavellotti. Questo  un lavoro per le spade, ragazzi.
I soldati misero gi le armi e si prepararono, le mani appoggiate sui pomelli dei gladi in attesa
dei suoi ordini.
In colonna per quattro! Serrate le file e scudi di fronte!.
La pioggia aveva formato delle pozzanghere per terra e le calighe degli uomini le attraversarono
tra gli schizzi mentre si mettevano in posizione. I due legionari mandati ad aprire la porta avevano
sollevato la trave di chiusura dalle staffe e stavano tirando i pesanti battenti verso linterno. I supporti
in legno dei cardini gemettero quando la porta si apr sullo scuro e breve passaggio che conduceva alla
porta esterna. Al termine del lavoro, i legionari tornarono dai loro compagni e Macrone prese posto alla
testa della compatta formazione, facendo a Severo il gesto di unirsi a lui.
Facciamogliela vedere. Tu e io stiamo in testa. Macrone sorrise e mormor il credo del
centurione: Il primo a gettarsi nella mischia, lultimo a uscirne!.
Severo annu e sorrise debolmente. Il primo a gettarsi, lultimo a uscire.
Macrone sindur in volto quando sguain la spada e la sollev nellaria umida. Prima
Centuria, Quarta Coorte, sguainate le spade! Combattiamo per la gloria della Quattordicesima
Legione!.
I legionari levarono in alto le spade e lanciarono un grido di incitamento. Su entrambi i lati delle
mura, quelli che non erano impegnati con il nemico si voltarono in direzione di tutto quel clamore, e a
Macrone si scald il cuore quando vide gli uomini dei Corvi Sanguinari unirsi a loro, facendo
riecheggiare il loro grido da un capo allaltro delle mura. Abbass la spada e la punt verso il
passaggio. Si ud un rumore secco nel buio quando lariete mand in frantumi una delle travi della
porta esterna.
A passo lento avanti!.
I legionari avanzarono, gli scudi alzati davanti a s a coprire tutto tranne gli occhi. Quando
entrarono nel passaggio, lariete colp di nuovo, sfondando il legno gi danneggiato e abbattendo
unaltra asse. Quando lariete fu tirato indietro, Macrone scorse le sagome scure degli uomini attraverso
la breccia frastagliata. Vide anche che la trave di chiusura era ancora intatta. Ferm i suoi uomini, due
passi dietro la porta, abbastanza arretrati nel passaggio perch il nemico non li vedesse nel buio.
Lariete colp di nuovo, seguito da un rauco grido di esultazione dei Siluri quando intuirono che
avrebbero sfondato la porta da un momento allaltro. Unaltra asse cedette con un crac. Il colpo
successivo prese in pieno la trave di chiusura che sobbalz nelle staffe di ferro che la sostenevano
contro linterno della porta. Ricadde al suo posto, solo per scricchiolare e cominciare a spaccarsi
allassalto successivo. Altri due colpi furono sufficienti per completare il lavoro; la trave and in
frantumi e un lato della porta esplose, mostrando le file serrate dei guerrieri nemici in attesa di
irrompere nel forte. Macrone punt le calighe e tir un respiro profondo quando vide due giavellotti
piombare dallalto. Un guerriero si raddrizz di scatto con un grido di dolore mentre cercava a tentoni
di afferrare la lancia che gli aveva trafitto la schiena e gli organi vitali. Infine ruzzol lungo il
terrapieno e fin nel fossato.
Per Roma!, grid Macrone, leco del suo urlo gli rimbalz immediatamente indietro
dallinterno del passaggio del corpo di guardia. Avanti!.
Davanti a loro, gli uomini raggruppati intorno allariete alzarono gli occhi, socchiudendo le
palpebre nel buio. Si stagliavano chiaramente contro il bagliore rosso delle fascine che continuavano a
bruciare allesterno. Prima che potessero reagire, Macrone e i suoi legionari si lanciarono fuori dal
passaggio. Macrone colp con lo scudo luomo pi vicino, spingendolo addosso ai compagni, e
prosegu con un feroce affondo del gladio al petto del siluro. Al suo fianco, Severo men un colpo a
una spalla e squarci lintero braccio di un uomo prima di spingere lo scudo in avanti e nascondersi
dietro di esso. I legionari al seguito degli ufficiali spingevano su ogni lato, menando colpi di spada ai
nemici. I Siluri non si erano aspettati un contrattacco nel momento del loro trionfo e quelli che
reggevano lariete mollarono la presa e lo fecero cadere sul terrapieno, mentre si allontanavano dal
pericolo, lasciando che i compagni armati ingaggiassero la lotta. Alcuni reagirono prontamente,
alzando gli scudi rotondi e caricando i Romani che uscivano dalla porta sfondata.
Quello era il combattimento corpo a corpo per cui le legioni si addestravano e in cui
eccellevano, e nella calca di corpi che gremivano il terrapieno le punte letali dei loro gladi uscivano con
un guizzo da dietro i grandi scudi ricurvi, conficcandosi nelle braccia, nelle gambe e nei torsi prima di
essere strappate via, causando lesioni gravissime e terribili che sanguinavano profusamente. Macrone
fece un ghigno ferino mentre si faceva largo con lo scudo, menando colpi di spada a destra e a manca.
A volte i suoi colpi mancavano il bersaglio; altre volte venivano parati, ma la maggior parte andava a
segno e lui sentiva il flusso caldo del sangue che gli scorreva sulla guardia e sulla mano mentre
spingeva a fondo lattacco, guidando i suoi uomini passo dopo passo attraverso il terrapieno. Alla sua
sinistra scorse il fossato, le chine e il fondo cosparso di nemici morti e moribondi. Altri erano
assembrati nella stretta striscia di terra tra il pendio e le mura, ansiosi di salire le scale e avventarsi sui
difensori.
Non lanciate i giavellotti!, sent Catone gridare dallalto. Quelli sono i nostri uomini!
Macrone non aveva pensato al pericolo di essere colpito dai suoi compagni e ringrazi
mentalmente lamico mentre menava di nuovo colpi di spada, osservando lavversario che alzava
disperatamente lo scudo per pararli. Allimprovviso ci fu un movimento tra le file dei Siluri e un
imponente guerriero, coperto di pellicce, si fece largo fino al fronte, brandendo unenorme ascia da
guerra nelle mani possenti. I suoi compagni lo guardarono con soggezione e si affrettarono ad
allontanarsi dallascia che il guerriero agitava pericolosamente sopra la testa. Con un ruggito selvaggio
il gigante fiss gli occhi sullelmo crestato di Severo, deciso a trucidare gli ufficiali romani e a
schiacciare la volont degli uomini al loro seguito.
Severo non si mosse, lo scudo alzato e la spada pronta a colpire. Non aveva scelta. Le file degli
uomini alle sue spalle gli rendevano impossibile ritirarsi. Il gigante piant un piede avanti e ruot
lascia in un ampio arco allaltezza del petto. Macrone ud il sibilo della testa dellascia che fendeva
laria, poi il terribile clangore di quando tranci il bordo dello scudo di Severo, riducendo in pezzi
lorlo di bronzo e gli strati di legno e di cuoio che andarono in frantumi sotto la spaventosa violenza del
colpo. Lo scudo danneggiato balz dalle dita intorpidite del centurione e cadde gi dal terrapieno,
scivolando nel fossato. Il gigante emise un grido di trionfo e sollev nuovamente lascia con i muscoli
contratti. Larma rote di nuovo, questa volta un po pi in alto. Severo si gir leggermente per
sollevare la spada e cercare di parare il colpo, la bocca che si apriva per lanciare un ultimo grido.
Noooo!.
La testa dellascia cozz con fragore sulla spada impugnata dal centurione, scagliando larma
nellaria. Un istante dopo la lama colp Severo al collo, tranciando la carne e le ossa e mozzando la
testa, racchiusa nellelmo lucido, dalle spalle dellufficiale.
Cazzo. L per l Macrone rimase sbalordito da quellazione, poi, con uno sprazzo di
lucidit, cap che sarebbe stato la vittima successiva.
Io no, amico!, ringhi voltandosi verso il gigante e lanciandosi in avanti, accovacciato per
abbassare il centro di equilibrio. Macrone sapeva che nulla poteva resistere allimpatto di unascia cos
pesante. Ma doveva avvicinarsi al gigante, nel raggio della sua temibile arma. Il guerriero siluriano
stava gi correndo verso di lui, brandendo lascia e preparandosi a colpire. Macrone si lanci alla
carica, alzando lo scudo un attimo prima di investire luomo. Il bordo dello scudo lo colp sotto il
mento, chiudendogli le mascelle e troncandogli il grido di guerra sul nascere. Contemporaneamente,
Macrone sollev il braccio della spada e lo colp di striscio. Non fu una stoccata molto efficace,
essendo priva di potenza, ma colp luomo al fianco, sotto le costole; attraversando le pieghe del suo
mantello di pelliccia fin nella carne prima che Macrone andasse a sbattere contro il lato interno del suo
scudo, meravigliandosi della robustezza del suo avversario. Punt le calighe e spinse mentre
continuava a colpire con la spada, sentendo i grugniti delluomo quando i fendenti gli mozzavano il
respiro.
Sapendo che lascia non gli sarebbe servita in una lotta corpo a corpo, il gigante la gett a terra
e afferr i lati dello scudo, cercando di strapparlo dalle mani di Macrone.
No, cazzo!, ringhi Macrone, stringendo pi forte il manico. Sopra di lui vide il volto furioso
delluomo che incombeva dal bordo superiore dello scudo. Istintivamente, il romano si sollev sulla
punta dei piedi e diede una testata con lelmo al gigante, rompendogli la radice del naso con il rinforzo
di metallo. Il nemico moll la presa e indietreggi barcollando, il sangue che gli scendeva gi per la
barba e gli impregnava gli strappi nelle pieghe del mantello, macchiandogli la pelliccia. Senza fiato,
Macrone si raddrizz, rendendosi conto di avere raggiunto il lato opposto del terrapieno. Davanti a lui,
lultimo della squadra incaricata di abbattere la porta si era voltato per fuggire, lasciando una ventina di
corpi sparsi sulla terra battuta di fronte alla porta distrutta, quasi tutti infilzati dai giavellotti.
Macrone!.
Si gir, guard in alto e vide Catone che indicava verso il basso.
Macrone, porta dentro lariete!.
S, signore!.
Si volt e ordin a due unit di rinfoderare le spade e di prendere i rami spezzati che il nemico
aveva utilizzato come maniglie. Il resto degli uomini form un muro di scudi alla fine del terrapieno
per coprire i compagni. Appena in tempo. Mentre il nemico si allontanava dai Romani, una gragnola di
proiettili fendette il buio e colp con fragore la superficie degli scudi. Gli uomini che trasportavano
lariete tornarono faticosamente dentro il corpo di guardia, grugnendo sotto quel peso, mentre Macrone
ordinava al muro di scudi di ripiegare allinterno del forte.
Dallalto della torre Catone emise un sospiro di sollievo. La cattura dellariete avrebbe fatto
guadagnare loro parecchie ore, come minimo. Anche se aveva perso la porta esterna, quella interna
reggeva ancora e ci sarebbe stato il tempo di chiudere il passaggio con terra e pietre per renderlo
impraticabile. Guardando il cielo, vide i primi segni dellalba tra la pioggia e le nuvole, un sottile
gomitolo di grigio lungo il bordo delle montagne a est. Poteva gi distinguere maggiori dettagli degli
scontri su entrambi i lati del corpo di guardia e sul terreno antistante. L, rivide Carataco, i pugni chiusi
sui fianchi mentre fissava il forte. Poi il comandante nemico si rivolse al suo seguito e un attimo dopo
risuon un corno di guerra. Le note basse riecheggiarono da un capo allaltro del campo di battaglia.
Uno dopo laltro, gli uomini in cima alle scale che ancora tentavano di mettere piede sulle mura
gettarono la spugna e scesero gi piolo dopo piolo. Quelli che erano di sotto si ritirarono con cautela,
arrampicandosi e uscendo dal fossato prima di ridiscendere in fretta il pendio, alcuni con sufficiente
prontezza di spirito da portarsi dietro le scale dassedio. Per un attimo Carataco rimase immobile, poi a
Catone parve che il suo nemico lo avesse riconosciuto in cima alla torre e che lo stesse indicando con
un dito. La sua minaccia era chiara. Non si sarebbe arreso. Non prima che il forte di Bruccium, la sua
guarnigione e il suo comandante fossero stati spazzati via.
Carataco si volt e scese lentamente il pendio insieme al resto del suo esercito.
Catone ud cigolare la scala alle sue spalle. Macrone raggiunse la cima della torre e si posizion
al suo fianco.
Abbiamo vinto la prima battaglia, disse Catone a bassa voce.
Laltro annu. Ma abbiamo perso Severo, e una manciata di altri uomini. Hai visto?
S, ho visto. Lo sguardo di Catone corse per un attimo gi sul terrapieno, dove il cadavere
senza testa del centurione giaceva sul corpo di un siluro ucciso da un giavellotto. Poi ricord il suo
primo dovere in una situazione del genere.
Ordina agli uomini di ritirarsi. I Traci possono fare il primo turno di guardia sulle mura. Fai
portare i feriti dal chirurgo e distribuire le razioni agli altri. Oh, e di a tutti che sono fiero di loro. Ci
siamo assicurati che il nemico abbia buoni motivi per ricordarsi della guarnigione di Bruccium. Sanno
che possiamo batterci bene, oltre che incendiare e uccidere.
Macrone annu, poi si ferm prima di voltarsi per andarsene. Sei sicuro di voler dire questo ai
ragazzi?.
Catone si accarezz il mento. Lultima cosa no, forse. Di soltanto che sono fiero di loro. Fiero
di essere il loro comandante. Questo dovrebbe infondergli un po di coraggio Ne avranno bisogno,
quando Carataco torner ad attaccarci.
...
.
...
CAPITOLO VENTOTTO.
...
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...
Lalba sorse su uno scenario molto diverso da quello della mattina precedente. Dei covoni di
fieno non erano rimasti che mucchi anneriti di cenere fumante. Cerano macchie bruciate sul pendio di
fronte al forte dove alcune fascine si erano spente, e mucchi di sterpi carbonizzati nei punti in cui la
pioggia ne aveva spenti altri. I cadaveri giacevano sparsi qua e l lungo il fossato e sotto le mura. Il
nemico aveva subito le perdite maggiori davanti alla porta principale, dove il terreno e gran parte del
terrapieno erano coperti di cadaveri. Le aste dei giavellotti spuntavano in ogni direzione come in un
puntaspilli usato a casaccio. Appena ci fu abbastanza luce per vedere che il nemico si era ritirato fino
alla piazza darmi, a circa duecento passi di distanza, Catone mand una pattuglia a recuperare i
giavellotti ancora utilizzabili tra i cadaveri. Allavvicinarsi di un gruppo di frombolieri, la pattuglia si
affrett ad attraversare di nuovo la porta distrutta e a ripararsi nel forte, con i fasci dei giavellotti
recuperati sotto il braccio. Un altro plotone aveva portato dentro i corpi di due legionari che erano stati
uccisi nellassalto allariete, nonch il cadavere di Severo. La sua testa non era stata trovata. Uno dei
nativi probabilmente laveva presa come trofeo prima di ritirarsi gi per il pendio, pens Catone nella
torre mentre osservava la scena.
Il campo nemico si estendeva in ogni direzione sul fondovalle. Non avevano ancora eretto alcun
riparo e dormivano allaperto, intorno ai fal che avevano acceso con fatica da quando il sole era sorto.
La pioggia era cessata, ma il terreno e i rami degli alberi erano fradici, e solo quelli che avevano avuto
la forza di addentrarsi abbastanza nelle foreste della valle, per raggiungere gli angoli pi riparati, erano
tornati con legna pronta da ardere.
A giudicare dalle dimensioni del campo, Catone stim che i guerrieri fossero grossomodo
diecimila, di cui forse diverse centinaia erano a cavallo, considerando le cavalcature visibili a
fondovalle.
La loro superiorit numerica  di almeno venti a uno, mormor fra s Catone. Nemmeno
Macrone scommetterebbe con questa disparit di forze.
Gettando unocchiata sul terreno che circondava Bruccium, Catone vide gruppetti di uomini
accampati sulla riva opposta del fiume che giravano intorno allaltura su cui era stato eretto il forte.
Non cera possibilit di fuga in quella direzione. Ci sarebbe voluto un uomo davvero coraggioso per
nuotare nelle acque impetuose del fiume, evitando le rocce intorno alle quali lacqua turbinava
impetuosa. Ma anche se fosse stato possibile attraversare il fiume a nuoto, bisognava eludere il nemico
prima di poter tentare di fuggire dalla valle e raggiungere lavamposto romano pi vicino per dare
lallarme. Sarebbe stata una missione suicida, pens. Ma sarebbe stato necessario inviare un uomo, se il
cielo non si fosse schiarito. Le nubi dense, pi compatte da quando era sorta lalba, oscuravano le cime
delle colline che fiancheggiavano la valle, e la visibilit sembrava ridursi costantemente. Sarebbe stato
inutile accendere il fuoco di segnalazione. Non cera alcuna possibilit che il fumo potesse essere visto
da Gobannium o da qualsiasi altro avamposto. Per il momento la guarnigione doveva cavarsela da sola.
Catone soffoc uno sbadiglio, deciso a non fare vedere che era stanco, e si volt verso la
sentinella pi vicina. Informami non appena il nemico fa una mossa.
S, signore. Il legionario fece il saluto e rivolse lattenzione allesercito di Carataco, mentre il
comandante del forte scendeva la scala del corpo di guardia. Arrivato in fondo vide che Macrone stava
seguendo loperazione di ostruzione del passaggio tra la porta esterna sfondata e la porta interna.
Lestremit del blocco di caserme pi vicino era stata demolita e gli uomini stavano trasportando le
macerie attraverso il passaggio dentro ceste di vimini, accumulandole allinterno.
Macrone annu in segno di saluto. Presto avremo finito qui. Non passeranno da questa parte.
Molto bene, rispose Catone soddisfatto. Un punto debole di meno nelle difese di cui
preoccuparsi.
Abbassando la voce, Macrone continu. Hai gi visto lelenco dei caduti?.
Catone sospir. Un attendente gli aveva portato il rapporto, alla fine della prima ora del giorno.
Dodici morti, diciotto feriti. Quasi tutti abbattuti dalle pietre. Dovremo stare attenti a non affacciarci
dalle mura inutilmente dora in poi.  troppo rischioso.
Cosa non lo  in questa situazione?
Gi. Catone si strofin la fronte e vide Decimo, ancora in tenuta da legionario, che arrivava
con andatura zoppicante dal quartier generale, portando una gavetta e una coppa e badando a evitare
pozzanghere e fango. Non appena il servitore alz gli occhi e vide il suo comandante, si affrett ad
andargli incontro.
Ti ho portato qualcosa da mangiare, signore. Devi mantenerti in forze, perci ecco dello
stufato e un po di posca.
Catone prese la gavetta con gratitudine, rendendosi conto di quanto fosse affamato dopo il
combattimento della notte. Lo stufato era caldo ma non bollente; lo raccolse in fretta con il cucchiaio e
lo mand gi.
Macrone si lecc le labbra. Ce n ancora di quello?.
Decimo lo guard. Tutto finito, mi dispiace, signore.
Capisco. Macrone storse il naso. Spero ti sia piaciuto tanto quanto sembra piacere al
prefetto.
Decimo abbass lo sguardo imbarazzato. Era un peccato lasciarlo raffreddare, signore.
Ne sono sicuro, borbott Macrone.
Per un attimo Decimo guard per terra preoccupato, prima di trovare il coraggio di parlare.
Signore, c qualche speranza di uscirne vivi?.
Catone mastic un boccone di carne e poi lo inghiott. C sempre speranza.
Le spalle di Decimo si afflosciarono e annu con aria rassegnata.
Catone stava osservando le espressioni degli uomini che passavano mentre finiva il suo rapido
pasto. Sembravano stanchi, ma fieramente determinati. Alcuni erano persino impegnati in vivaci
scambi con i compagni. La vittoria aveva sollevato il morale. Ma non era affatto necessario. Quegli
uomini erano legionari, professionisti navigati, abituati alle avversit e ai pericoli, nonch pervasi da un
forte senso della tradizione e dalla necessit di tenere alto lonore della propria legione. Avrebbero fatto
bene la loro parte. Erano gli ausiliari a preoccupare Catone. Il loro morale era pi incerto, un problema
aggravato dagli eccessi del centurione Querto. Anche se quelle file erano state ingrossate dai legionari
trasferiti dallaltra coorte della guarnigione, Catone aveva la sensazione che il loro morale fosse pi
fragile. Erano abituati alle incursioni e ad assaltare il territorio del nemico. Questo tipo di
combattimento statico e senza quartiere richiedeva una ferma determinazione. Entrambe le unit erano
destinate a essere spinte al limite nei giorni a venire.
Come se gli avesse letto nel pensiero, vide Querto sopraggiungere sul terreno aperto dietro le
mura.
Guai in arrivo, disse Macrone.
Non  detto.
In questo caso s, direi.
Catone si erse in tutta la sua statura quando il trace si avvicin e fece un cenno di saluto
informale al suo superiore. Una nottataccia, signore. Ma li abbiamo bastonati e ricacciati indietro.
Oh, davvero?. Macrone si gratt la barba corta e ispida sulla mascella. Pensi che abbiamo
vinto, dunque?
Per ora s. Non avranno fretta n coraggio di ripetere un altro assalto frontale, afferm
Querto. Non ora che gli abbiamo dimostrato, ancora una volta, che devono temerci.
Macrone lanci unocchiata a Catone e inarc un sopracciglio. Tutti eroi, eh?.
Catone ignor lappunto e si rivolse al trace. Suppongo tu abbia qualcosa da riferire.
S, signore. I miei cavalli. Abbiamo avena per sfamarli per alcuni giorni, come sai, ma avranno
bisogno di abbeverarsi.
Certamente. C molta acqua nella cisterna del forte. E anche nel pozzo.
Querto scosse la testa. Vuoteranno la cisterna in un paio di giorni. E prosciugheranno il pozzo
in ancora meno tempo.
Capisco. Allora dovremo razionare lacqua e il foraggio.
Non  possibile, signore. Possiamo limitare il cibo, ma i cavalli non possono fare a meno
dellacqua. Non se vogliamo che siano in condizione di essere cavalcati.
Cosa suggerisci?.
Querto indic dietro il forte. C uno stretto sentiero che si snoda lungo la rupe laggi. 
abbastanza largo per passare a cavallo. I miei ragazzi possono portare gli animali al fiume per farli
abbeverare.
Catone valut il suggerimento. Conviene farlo con il favore della notte.
Troppo pericoloso, signore. Se fanno un passo falso sul sentiero cadranno nel fiume. Possiamo
percorrerlo soltanto di giorno.
Catone sospir, esasperato. Allora pensaci tu. Vedi di fornire agli uomini una scorta nel caso
in cui i Siluri cerchino di far scattare una trappola.
Consider largomento chiuso, ma Querto non and via.
C altro, centurione?
Solo la questione delle prossime mosse signore.
Le prossime mosse?
Sono il successivo nella catena di comando. Se cadi, dovr portare a termine i tuoi piani.
Catone sorrise a fior di labbra. Ho intenzione di difendere il forte.
Querto indic con un cenno del capo il campo nemico, la spavalderia di poco prima era svanita.
Li abbiamo respinti una volta, ma non possiamo farlo allinfinito. Se perdiamo gli uomini a questo
ritmo,  solo questione di un paio di altri attacchi e resteremo cos in pochi che avranno il sopravvento
su di noi.
Grazie per la valutazione, rispose secco Catone.
Non possiamo restare intrappolati qui. Dobbiamo uscire.
Questo non  possibile. Siamo circondati, nel caso non te ne fossi accorto.
Allora dovremmo fuggire. Finch abbiamo ancora abbastanza uomini per farlo. Querto
guard il cielo. Se questo tempo tiene, stasera sar buio. Abbastanza buio da coprire la nostra fuga.
E abbastanza buio da andare a sbattere luno contro laltro, se non contro il nemico.
E se usassimo i nostri prigionieri come scudi?  difficile che Carataco permetta ai suoi uomini
di attaccarci se questo costituisse un pericolo per suo fratello e per gli altri.
Catone scosse la testa. Pu darsi di no. Ma vista la sofferenza che ha colpito la popolazione
locale negli ultimi mesi, suppongo che Carataco avr difficolt a trattenere i suoi alleati. Vogliono
soltanto farci a pezzi e prendere le nostre teste come trofei.  troppo pericoloso. Ne abbiamo gi
discusso, Querto. La cosa migliore  attendere i rinforzi. Cos ho deciso.
Il trace gli lanci unocchiata gelida.  la decisione sbagliata. Prima che Catone potesse
rispondere, si volt e se ne and a grandi passi, tornando dai suoi uomini che riposavano sul pendio che
portava su alle mura.
Macrone lo fulmin con lo sguardo mentre si allontanava. Il nemico ci farebbe un favore se
facesse fuori quel pezzo di merda.
Catone era troppo stanco per commentare. Fin lo stufato e vuot la coppa. Quindi si strofin la
mascella con aria pensosa per un momento.
Penso sia giunta lora di far entrare in gioco Maridio e gli altri prigionieri.
Aveva ricominciato a piovere mentre decine di uomini stavano lungo le mura a guardare con
curiosit due legionari che calavano una scala vicino al terrapieno. Accanto a loro, Macrone fissava
Catone preoccupato.
Non  una buona idea, amico.
Catone indic i prigionieri pigiati dietro il corpo di guardia, sotto gli occhi attenti di numerosi
legionari. Penso che ci far guadagnare un altro podi tempo.
Cosa ti fa credere che Carataco accetter?
 molto probabile che non lo far, ma ci rifletter su. E ogni ora che spreca a riflettere, le
nostre probabilit di uscire vivi da questa situazione aumentano.
Non di molto. Lhai detto anche tu. Siamo ancora in pericolo e finch questa nube incombe su
di noi il resto dellesercito non lo sapr. Macrone si raschi la gola e sput il catarro oltre le mura. Il
tempo su questisola  veramente incredibile. Devi essere un cane rabbioso o uno dei Celti per
avventurarti tra i venti fortissimi di mezzogiorno in questo postaccio, ti dico.
Catone sorrise, mentre lamico continuava in tono pi serio.
Stai in guardia. Al minimo accenno di tradimento, gira i tacchi e torna di corsa alla scala.
Terr pronto un gruppo di uomini armati di giavellotti per coprirti.
Catone rimase in silenzio per qualche secondo prima di annuire. Daccordo. Ma tienili
nascosti. Il rischio di un tradimento vale per entrambi. Se Carataco sospetta che stiamo cercando di
attirarlo in una trappola, perderemo ogni possibilit di tirarci fuori da questa situazione. Bene, mi
conviene andare.
Catone fece un cenno al trombettiere e il trace sollev il suo strumento ricurvo, suonando una
nota bassa che echeggi per tutta la valle. Non appena Catone vide che alcuni nemici si erano girati a
guardare il forte, scavalc il parapetto con una gamba e cerc il piolo pi vicino. Quando trov un
appoggio solido per il piede cominci a scendere. Arrivato in fondo fece un passo indietro e alz le
mani verso il parapetto. Macrone gett gi unasta a cui era stato attaccato un grande stendardo rosso.
Catone lo sollev in alto e lo sventol da una parte allaltra. Sarebbe stato avvistato facilmente: il rosso
dello stendardo e del suo mantello militare sarebbe spiccato sullerba color bruno fulvo e sullerica del
pendio. Scese con cautela nel fossato, facendosi strada tra i corpi che giacevano sul fondo. Alcuni
erano ancora vivi e tra deboli gemiti allungavano una mano implorante al suo passaggio. Non cera
nulla che potesse fare per loro e si impose di ignorarli, mentre si arrampicava sulla parte opposta del
fossato e scendeva lentamente il pendio, agitando lo stendardo mentre le note della tromba
continuavano a risuonare. Intorno a lui il picchiettio intermittente della pioggia aumentava la tetraggine
della giornata.
Sei abbastanza lontano, signore!, grid Macrone. Resta a portata di giavellotto!.
Catone si ferm e continu a sventolare lo stendardo, tracciando semplici cerchi mano a mano
che la stoffa si inzuppava di pioggia. Sotto di lui, solo i nemici pi vicini erano chiaramente visibili, il
resto era grigio e indistinto nel piovischio che copriva la vallata. Osserv uno degli uomini di sentinella
allaccampamento voltarsi e correre verso un grande capanno di fortuna, fatto di rami tagliati ed erica,
che si ergeva tra i guerrieri che tentavano di trovarvi riparo. Un attimo dopo un pugno di figure emerse
dal capanno e fiss lufficiale romano solitario a un quarto di miglio di distanza. Dopo quello che parve
un rapido scambio di parole, Catone vide uno degli uomini dirigersi a grandi passi verso una fila di
cavalli poco lontano, liberare dalle pastoie un destriero bianco e balzarvi in sella. Gir la bestia verso
Catone e la spron al piccolo galoppo. Il suoi guerrieri si alzarono e alcuni lo acclamarono quando
oltrepass la fila di sentinelle alla volta del forte. Rallent mentre si avvicinava a Catone e tir le redini
del cavallo a dieci passi da lui, gettando unocchiata guardinga nei dintorni e al forte presidiato dai
soldati.
Catone pos a terra lo stendardo.
Vuoi parlare, romano?, domand Carataco in latino, con un marcato accento straniero.
S. Catone indic i corpi pi vicini che giacevano sul pendio. Lassalto dellaltra notte ti 
costato caro. Vorrei dissuaderti dallo sprecare le vite di altri tuoi uomini in tali inutili attacchi.
Grazie dellinteressamento, rispose seccamente Carataco. Ma ho tutte le intenzioni di
prendere il tuo forte e di ridurlo in cenere. Indic il cielo con un gesto e un sorriso gli balen sulle
labbra. Tempo permettendo.
Non puoi prendere il forte.  in una posizione troppo protetta e non possiedi n macchine
dassedio, n la competenza per costruire le armi necessarie ad abbattere le nostre difese.
Ci serve solo un buon ariete. Anche un barbaro selvaggio sa costruirne uno, come hai visto.
S, ho ammirato il lavoro artigianale dellariete che abbiamo preso. Adesso la porta  stata
bloccata, perci tutti gli arieti che deciderai di costruire saranno inutili. Non ti restano che gli attacchi
frontali. E abbiamo tutti visto come vanno a finire.
Abbiamo subito delle perdite, ammise Carataco. Ma anche voi, e ho limpressione che posso
permettermi di perdere pi uomini di te. Inoltre, molti dei miei sostenitori hanno parenti in queste valli
e bruciano dal desiderio di vendicare coloro che avete massacrato. Intendo continuare ad attaccare
Bruccium finch non sar distrutta e ogni romano tra le sue mura non sar stato ucciso.
Per un attimo Catone pens di spiegargli che quella era opera di Querto, ma si rese conto che
non avrebbe fatto alcuna differenza per quegli uomini, che ritenevano tutti i Romani degli oppressori
brutali. Sospir.
Temevo che avresti risposto cos, signore. Catone sollev lo stendardo due volte, il segnale
che aveva concordato con Macrone in precedenza. Carataco trasal, sospettoso.
Che inganno  questo?
Nessun trucco, te lo assicuro. Sai che abbiamo dei prigionieri, tra cui tuo fratello Maridio. Se
guardi lass, sulle mura a sinistra del corpo di guardia, potrai vederli per un attimo.
Entrambi alzarono lo sguardo mentre una fila di uomini e alcune donne si trascinavano a stento
lungo il parapetto, sotto la stretta sorveglianza di Macrone e di alcuni legionari. Alla loro testa cera la
figura alta e fiera di Maridio. Non appena vide Carataco, il guerriero grid. Macrone lo raggiunse
rapidamente e gli diede un forte schiaffo in faccia.
Tieni la bocca chiusa, barbaro!.
Catone trasal nel veder zittire brutalmente luomo e not Carataco scurirsi in volto. Si schiar la
gola e parl a voce alta al comandante nemico. Voglio che tu sappia che se lancerai un altro assalto al
mio forte giustizier dieci prigionieri, qui, sotto gli occhi del tuo esercito, ed esporr le loro teste sul
corpo di guardia per ricordarti la tua follia. Se questo non ti dissuader, la volta successiva toccher a
tuo fratello. Solo che nel suo caso far s che abbia una morte lenta e dolorosa. Sar crocifisso in cima
alle mura. Ho sentito dire che un uomo pu metterci tre giorni a morire sulla croce. Maridio, come sai,
 un guerriero in gamba. Forte e resistente. Regger sicuramente a lungo prima di morire. Catone
parl in tono freddo e calcolatore, determinato a nascondere qualsiasi segno del disgusto che provava
per limmagine che stava dipingendo.
 dunque questa la civilt romana, schern Carataco. I vostri costumi non sono altro che la
messa in scena di spettacoli crudeli. Proprio come mi era stato detto.
Catone scosse la testa. Questa non  la nostra civilt. Questa  la guerra. Tu minacci di
trucidare me e i miei uomini.  mio dovere fare tutto ci che  necessario per impedirlo. Non mi lasci
altra scelta.
Capisco. Carataco socchiuse gli occhi e fiss Catone con sguardo penetrante per un
momento. Ho la sensazione che tu non creda alle parole che dici, romano. Saresti veramente pronto a
mettere in atto la tua minaccia?
Se ci attacchi di nuovo, scoprirai che mantengo le promesse. In questo caso te lo assicuro.
Uccider la tua gente non appena il primo guerriero siluriano raggiunger il fossato di fronte al mio
forte. Moriranno per mia mano. Catone fiss il nemico negli occhi, sfidandolo a credere il contrario.
Carataco ricambi lo sguardo e lanci unocchiata alle sue spalle, in direzione del fratello e degli altri
sulle mura.
Dubito che tu abbia il coraggio di farlo.
Ti sbagli.
Allora lascia che faccia io una promessa a te, romano. Carataco alz la voce cos che potesse
essere udita chiaramente da quelli che erano sulle mura del forte. Se farai quel che dici e farai del
male ai prigionieri che sono in mano tua, giuro su tutti i miei di che mostrer ancora meno clemenza
verso te e i tuoi uomini. Prenderemo il forte, e se avrai ucciso anche uno solo dei tuoi prigionieri,
prenderemo vivi quanti pi di voi sar possibile. Quindi vi far scorticare vivi, uno al giorno, davanti ai
vostri compagni. E tu sarai lultimo Ora ti far una proposta. La stessa di prima. Consegna i
prigionieri illesi e ti consentir di attraversare liberamente questa valle. Non sono un uomo
irragionevole. Ti conceder un giorno per riflettere. Se rifiuterai la mia proposta vi attaccher di nuovo.
In tal caso, se farai del male a mio fratello e agli altri, conosci il destino che ti attende. Queste sono le
nostre ultime parole. Tir le redini, gir il cavallo e ridiscese al trotto il pendio. Catone lo fiss per un
attimo, tentato dalla voglia di gridare a Macrone di ordinare ai suoi di lanciare una raffica di giavellotti
al comandante nemico. Con Carataco morto, la coalizione di trib che continuava a resistere a Roma
sarebbe crollata. Ma il momento pass. Carataco spron il cavallo e fu presto troppo lontano.
Catone sospir, frustrato dalla propria esitazione, anche se sapeva che era estraneo alla sua
natura essere spietato al punto da violare le regole della trattativa. Lo aveva intuito anche Carataco, e
Catone prov un cupo senso di disperazione per la sua incapacit di nascondere il proprio carattere.
Appoggi lo stendardo alla spalla e torn al forte.
...
.
...
CAPITOLO VENTINOVE.
...
.
...
Le ultime ore del giorno furono dedicate alla preparazione dellattacco successivo. Il rumore
delle martellate rimbombava dalla fucina del forte mentre Macrone soprintendeva alla produzione di
triboli, le piccole armi di ferro a quattro punte che venivano spesso disseminate sul terreno di fronte
alle linee di battaglia romane per fermare le cariche nemiche. Un piede o uno zoccolo infilzato da un
tribolo bastava ad azzoppare un uomo o un cavallo e a metterlo fuori combattimento. Questi preziosi
strumenti non erano stati trovati nel forte e Macrone aveva dovuto ordinare di fondere le scorte di
giavellotti, le briglie e la manciata di spranghe di ferro che dovevano servire per gli scambi con i nativi,
prima che Querto adottasse la sua pi energica strategia. Dalla fucina uscivano grandi volute di fumo,
che per si dissipavano rapidamente nel vento leggero che accompagnava la pioggia, ben prima di
essere inghiottite dalle nuvole basse.
Il guaio  che non possiamo fabbricarne abbastanza per cambiare veramente le cose, spieg
Macrone a Catone nel tardo pomeriggio, mentre questultimo controllava se si stavano facendo
progressi. Nella fucina faceva molto caldo e il maniscalco e i suoi aiutanti erano rimasti in perizoma.
Sudavano sul forno e si alternavano ai mantici che utilizzavano per mantenere il fuoco sufficientemente
vivo. Il ferro fuso era stato versato in uno stampo preparato frettolosamente che produceva pezzi a
forma di V, i quali venivano uniti e battuti insieme mentre erano ancora incandescenti. Il centurione si
asciug la fronte e indic una tinozza di legno, piena per non pi di un quarto delle armi scure e
chiodate. Copriranno a malapena un decimo della lunghezza del fossato anteriore. Abbiamo materiale
sufficiente per il resto, ma non per gli altri fossati. E poi, quello che abbiamo non sar pronto prima di
quattro, forse cinque giorni.
Be,  gi qualcosa, disse Catone. Li spargeremo in punti diversi e speriamo che feriscano
abbastanza nemici da rallentare il prossimo assalto.
Quindi sei convinto che Carataco attaccher, indipendentemente dalla tua minaccia?
Sono certo che lo far. Al suo posto lo farei.
E andrai fino in fondo? Farai ai prigionieri quello che hai detto?.
Catone trasse un profondo respiro e annu. Per forza. I primi, almeno. Poi Carataco potrebbe
davvero aver paura di causare la morte di suo fratello. Sar una brutta cosa, Macrone. Una bruttissima
cosa. Ma si dovr fare.
Non devi essere tu a farlo, disse Macrone a bassa voce. Basta dare lordine. Pu farlo
qualcun altro. Lo far io se vuoi. Oppure chiedilo a Querto. Sar felice di uccidere i prigionieri visto
che non li ha mai voluti.
No. Devo farlo io, disse Catone in tono rassegnato. Carataco deve capire che metto in atto le
mie minacce. Inoltre far bene agli uomini vedere che sono spietato come quel trace. Nessuno deve
dubitare che quando dico che uccider qualcuno, lo far. Fa bene alla disciplina.
Macrone inarc le sopracciglia, sorpreso. Be, se ne sei sicuro, ragazzo.
Catone sorrise allamico. Sono solo contento che Giulia non sia qui ad assistere.
Non preoccuparti per lei. Sa cosa significa essere un soldato. Giulia ha visto fin troppi morti.
Capirebbe.
Uccidere nel pieno della battaglia  una cosa. Questo  diverso.
Macrone si strinse nelle spalle.  la stessa cosa alla fine, comunque la metti.
Catone lo fiss con sguardo indagatore. Lo pensi davvero?
Non lo penso, lo so. Macrone raccolse una striscia di stoffa e si asciug il viso. Uccidere
significa sempre uccidere, che lo chiami omicidio oppure guerra. Quando qualche bastardo con il
potere decide di seminare morte, lo rende solo pi accettabile. Prova a dirlo alle vittime!. Macrone
fece una risata sarcastica, poi aggrott le sopracciglia quando vide uno degli aiutanti del maniscalco
lasciarsi cadere su uno sgabello e prendere una borraccia. Ehi, tu, rialzati! Qui non si batte la fiacca!
Andremo avanti finch non avr detto che abbiamo finito.
Il legionario si alz rigidamente, prese martello e tenaglie e si mise al lavoro su due nuovi
cerchi di ferro incandescente per forgiare un altro tribolo.
 meglio che torni al lavoro, signore.
Va bene. Vedi di riposarti stasera. Se Carataco tenta un altro attacco prima dellalba, voglio
che tu sia pronto a combattere.
E tu? Dormirai?
Ci prover.
Macrone scosse la testa con un sorriso triste, e torn a soprintendere alla produzione delle
piccole ma efficaci armi.
Catone usc con sollievo dai locali soffocanti della fucina e si godette la brezza fresca
allesterno. Le nuvole incombevano ancora nel cielo e, sebbene mancasse ancora unora o gi di l al
tramonto, la luce sembrava gi calare. Si volt verso le stalle in cui erano tenuti i prigionieri e si
prepar per il difficile compito che lo attendeva.
Non aveva fatto che qualche passo, quando vide Querto sbucare tra la mensa degli ufficiali e
una delle caserme assegnate ai Traci. Il centurione lo riconobbe subito e gli and incontro attraversando
la strada a grandi passi.
Signore, posso parlarti un momento?.
Catone si ferm e rispose asciutto: Di che si tratta?
Mi occorre il permesso di abbeverare i cavalli, signore. Come ho gi detto, li porter gi al
fiume uno squadrone alla volta, e piazzer picchetti a monte nel caso in cui i Siluri si facciano vivi.
Catone annu. Era un piano abbastanza sensato. Daccordo. Vedi di non correre rischi. Al
primo segno di pericolo, riporta subito gli uomini al forte. Se Carataco ci impedisce di accedere al
fiume e restiamo senzacqua potremmo essere costretti a sbarazzarci dei cavalli prima del previsto.
Querto esit prima di rispondere: Come comandi.
Il trace si gir e si avvi verso la mensa degli ufficiali. Catone lo segu con lo sguardo per un
po e poi mormor: Be,  un bel cambiamento di rotta. Forse il centurione stava cominciando ad
accettare che non poteva pi sfidare lautorit. Peccato che fosse stato necessario arrivare a quella
situazione disastrosa prima che Querto lo ammettesse, pens Catone. Se non altro era un problema in
meno che assillava la mente del prefetto oberata di pensieri. Oppure unaltra cosa di cui essere
sospettoso, lo avvert una vocina dentro di lui. Catone si mordicchi il labbro mentre guardava il trace
allontanarsi. Che tu sia maledetto, pens.
Fa alzare la tua gente, ordin Catone a Maridio. Le condizioni nelle stalle erano tollerabili,
per quanto possibile, per dei prigionieri rinchiusi in un forte sotto assedio. Sulle mura serviva ogni
uomo, perci a met plotone, quattro soldati, era stato assegnato il compito di sorvegliare i Siluri.
Questi ultimi erano ammanettati con le mani bloccate dietro la schiena da una catena che attraversava
un anello di ferro ed era fissata a grossi e tozzi pali di legno, che sostenevano le travi delle stalle. I
prigionieri non avevano alcuna possibilit di liberarsi e di assalire i difensori del forte; n avevano
modo di usare la latrina, perci laria puzzava di feci e del penetrante odore di sudore tipico delle
persone costrette a vivere in un ambiente ristretto per un certo periodo di tempo.
Il principe dei Catuvellauni sedeva con la schiena dritta e rispose allo sguardo di Catone con
aria di sfida. Non prov nemmeno a obbedire allordine. Catone si rivolse ai legionari che erano entrati
nelle stalle con lui. Fateli alzare.
I legionari avanzarono a grandi passi e spronarono i prigionieri tirando calci con le pesanti
calighe e pungolandoli con unestremit dei giavellotti. Quello scoppio improvviso di violenza indusse
i prigionieri a gridare in segno di protesta e per il dolore, ma poi si alzarono abbastanza rapidamente e
di l a poco si ritrovarono radunati al centro delle stalle, azzittendosi un po alla volta sotto lo sguardo
severo di Catone, finch si udirono solo il tintinnio delle catene che oscillavano e lo scalpiccio dei piedi
nella paglia. Catone li guard, notando gli indumenti, la pelle e i capelli incrostati di sporcizia. Tra loro
cerano alcuni uomini e donne avanti con gli anni, e una manciata di bambini spaventati abbracciati ai
loro genitori. Avevano un aspetto terribile, che suscit istintivamente piet in Catone, ma il prefetto si
costrinse a soffocare quel sentimento.
Aveva bisogno di dieci di loro. Dieci da giustiziare lindomani se Carataco avesse tentato un
attacco al forte. Ma chi scegliere? Catone prov una leggera nausea alla bocca dello stomaco. Questo
potere di vita e di morte lo sgomentava. Eppure era stato proprio lui a rendere ineluttabile quella
decisione. Doveva affrontare le conseguenze della promessa che aveva fatto al comandante nemico. Ma
chi avrebbe dovuto scegliere? I vecchi? Avevano vissuto gran parte della loro vita e avevano meno da
perdere. I giovani? Sarebbe stato pi semplice mandarli al massacro e la loro morte avrebbe avuto un
impatto sul nemico molto pi grande della perdita dei vecchi. Ma per quale motivo perdere una giovane
vita doveva essere pi devastante che perdere un patrimonio di esperienza? Dovera la logica in tutto
ci? E gli uomini abili a combattere? In una guerra erano quelle le morti che pesavano di pi, se non
altro perch i guerrieri contribuivano a incrementare le forze dassalto, eppure la loro morte appariva
meno dolorosa nei cuori e nei pensieri del loro popolo.
Uno dei legionari toss e Catone si rese conto che stava fissando i prigionieri da un po di
tempo. Se la prese con se stesso per essersi soffermato cos a lungo a riflettere sulla sorte di quelle
persone. La verit pura e semplice era una sola: non esisteva una risposta giusta al dilemma su chi
dovesse essere scelto per morire. Era un soldato con un compito da svolgere e quello era tutto. Catone
si fece avanti e indic il membro della trib pi vicino.
Porta lui e altri nove fuori dalle stalle. Incatenali al corpo di guardia.
S, signore, disse loptio responsabile del picchetto.
E fai rinchiudere Maridio nella cella sotto il quartier generale. Metti uno dei tuoi uomini
allesterno. Voglio che sia sorvegliato.  troppo prezioso per permettere che gli capiti qualcosa. Se
cerca di togliersi la vita, il tuo uomo ne risponder. Sono stato chiaro, optio?
S, signore.
Catone diede un ultimo sguardo ai prigionieri. Procedi. Si volt e se ne and. Era tutto l
quello che ci voleva per decidere le sorti di dieci persone, riflett, una decisione arbitraria e un solo
ordine. Avrebbe dovuto sentirsi liberato dal peso della responsabilit, ma non fu cos. La decisione gli
pesava sul cuore come un macigno, che gli riduceva lanima in polvere.
La luce stava ormai svanendo quando Catone lasci i prigionieri e fece un ultimo giro del forte,
per assicurarsi che i suoi uomini fossero pronti ad affrontare qualunque nemico osasse attaccarli
durante la seconda notte. Mentre percorreva le mura che davano sul fiume, vide alcuni Traci al di sotto,
che conducevano file di cavalli lungo lultimo tratto del sentiero che portava al fiume. Altri uomini,
appiedati, erano sparsi lungo i pendii e tenevano docchio i movimenti del nemico. La figura
inconfondibile di Querto era gi nella secca del fiume, ad abbeverare il suo cavallo. Catone guard
sullaltra sponda del corso dacqua e vide che gli uomini delle trib non erano in grado di intervenire.
Le cose sarebbero cambiate abbastanza presto, pens. Carataco avrebbe di certo piazzato i frombolieri
lungo la sponda del fiume per impedire qualunque nuovo tentativo da parte dei difensori di condurre le
loro cavalcature ad abbeverarsi.
Quando ebbe completato il giro delle mura, Catone sal di nuovo sulla torre del corpo di guardia
per controllare lattivit del nemico prima di tornare nel suo alloggio per un pasto veloce. Dopodich,
una volta stabilita la parola dordine per quella notte, sarebbe andato a riposare per un paio dore.
Aveva deciso di affidare il secondo turno di guardia notturno a Macrone, su cui poteva contare per dare
lallarme in tempo utile se Carataco avesse deciso di lanciare un altro attacco. Salire la scala lo sfin e
Catone si rese conto che erano quasi due giorni che non dormiva. Ora che ci rifletteva, niente sembrava
pi bello del pensiero della sua semplice branda nel modesto alloggio del comandante della
guarnigione.
La pioggia era cessata e gi nella valle il buio della sera era trafitto dal bagliore rosso dei fuochi
dellaccampamento. Catone vide una squadra impegnata a tagliare numerosi tronchi dalbero ai margini
della piazza darmi. La vista non lo turb molto finch il suo sguardo non si pos su un altro gruppo di
guerrieri impegnati a raccogliere arboscelli in fasci e a legarli stretti. Erano troppo grandi per essere
fascine, poi Catone cap che Carataco aveva dato ordine di ammucchiarli per colmare il fossato. Il
nemico avrebbe cominciato a trasportarli non appena fosse scesa la notte. Li avrebbero gettati nel
fossato e avrebbero costruito lentamente altri terrapieni sulle difese per consentire loro di portare gli
arieti da usare contro altri tratti delle mura. I Siluri erano chiaramente determinati a portare a termine
con successo il loro attacco. Nulla avrebbe loro impedito di prendere Bruccium, riflett Catone. Poteva
dire addio al suo nuovo comando. Era durato meno di un mese.
Che cazzo sto pensando?, si domand allimprovviso Catone a denti stretti. Non aveva il
diritto di essere disfattista, non quando la vita di centinaia di uomini dipendeva dalla sua guida. Era
stato un momento di autoindulgenza meschino e avvilente, e Catone prov disgusto e ribrezzo per se
stesso. Non era la prima volta che aveva la sensazione di limitarsi a recitare il ruolo di prefetto. Temeva
davvero di venire scoperto: altri uomini, i veri soldati professionisti, avrebbero guardato oltre la sua
facciata. La cosa peggiore era la possibilit che Macrone lo riconoscesse alla fine per quel che era.
Perdere il rispetto di Macrone gli avrebbe spezzato il cuore. Era stata una strana amicizia fin dallinizio,
riflett Catone. In un primo momento Macrone si era disperato assistendo ai suoi sforzi di apprendere il
mestiere di soldato, ma nel tempo Catone aveva mostrato abbastanza coraggio e abilit da convincere il
veterano. Era stata lapprovazione di Macrone a dargli il coraggio di continuare a lottare, di fare la
gavetta, di superare persino il suo mentore. Macrone era stato per lui pi padre di suo padre, pi di un
fratello. Era quello il legame speciale dei soldati, si rese conto. Un legame pi forte dei vincoli
familiari, non amore forse, ma qualcosa di ancora pi essenziale, pi impegnativo.
Catone emise un sospiro esasperato. Lo stava facendo di nuovo! Quellinterminabile analisi
introspettiva che non serviva a nulla. I suoi pensieri divagavano perch era stanco, concluse. Aveva
bisogno di riposo. Immediatamente.
Voltando le spalle al campo nemico, il prefetto lasci il corpo di guardia e si trascin fino al suo
alloggio, dove Decimo gli port gli avanzi del pane, duro e raffermo, e una fetta di formaggio di capra
locale. Era un pasto povero e Catone aveva poco appetito, ma si costrinse a mangiare, sapendo che
doveva mantenersi in forze per affrontare le imminenti fatiche dellassedio. La riunione serale con i
suoi ufficiali fu breve, poich ognuno conosceva i propri doveri e aveva poco da riferire. Catone li
conged rapidamente e si ritir nel suo alloggio, slacci il fodero della spada e la corazza, tenendo ai
piedi le calighe nel caso fosse stato svegliato da unemergenza, e si butt sul suo giaciglio. Allung la
mano per spegnere lo stoppino della piccola lampada a olio che rischiarava la stanza con una luce fioca
e si sdrai sul pagliericcio. Guard in alto, le travi e le scandole erano a malapena visibili. Ancora una
volta esamin mentalmente le difese del forte, ma non pass molto tempo prima che scivolasse in un
sonno profondo e senza sogni e, per una volta, si mettesse a russare forte come il suo amico Macrone.
Lo squillo del corno svegli Catone di soprassalto, e per un attimo si sent la testa annebbiata,
prima di scuotersi. Poi, con una fitta di panico, scatt a sedere e fu subito pronto. Buttando le calighe
gi dal pagliericcio, afferr la spada e corse verso la porta. Quando attravers il piccolo cortile vide gli
attendenti uscire dai loro alloggi, i volti indistinti alla luce del braciere della sentinella. Allorizzonte si
vedevano gi le prime luci dellalba e Catone prov un impeto di rabbia. Perch Decimo non era
venuto a svegliarlo almeno unora prima, come gli aveva ordinato? Catone lo cerc con lo sguardo, per
ordinargli di recuperare lelmo e la corazza e poi di tornare da lui, ma non cera traccia del suo servo e
non cera tempo per cercarlo. I primi uomini stavano gi uscendo dalle caserme, equipaggiamento alla
mano mentre correvano a prendere posizione sulle mura. Non cerano rumori di combattimenti, n
grida di battaglia allesterno del forte, solo il calpestio concitato di calighe e ordini gridati dagli
ufficiali delle due coorti della guarnigione.
Catone si ferm, non sapendo in quale direzione dirigersi. Listinto gli diceva di correre verso le
mura che si affacciavano sul campo nemico, ma il corno suonava dal muro posteriore. Sembrava che
Carataco stesse tentando un approccio diverso, e Catone percorse a precipizio la strada che conduceva
al corpo di guardia posteriore. Era una caratteristica comune degli accampamenti romani costruire
quattro porte, a prescindere dalla loro funzionalit. Bruccium non era diverso, anche se tre delle porte si
aprivano su ripidi pendii. Ud delle grida pi avanti, e poi il clangore e lo stridore delle armi.
Alla porta posteriore!, grid Catone mentre correva. Sul retro!.
Il grido fu ripreso dagli altri e il calpestio delle calighe rimbomb nel buio dietro di lui e ai lati,
mentre gli uomini correvano tra le caserme alla volta della porta posteriore. Catone vide il corpo di
guardia profilarsi in fondo alla strada, la cima della torre illuminata dal bagliore di un piccolo braciere.
Sotto di esso sciamavano figure scure, e Catone si sent gelare il sangue quando si rese conto che il
nemico doveva aver fatto irruzione nel forte. Come era possibile? Era il turno di guardia di Macrone.
Lui non avrebbe mai permesso una cosa del genere.
Poi sent il suo amico gridare sopra la mischia. Tenete a bada quei bastardi!.
Catone sguain la spada e gett da parte il fodero mentre correva a rotta di collo verso il
combattimento. Sbucando tra le ultime due caserme vide di sfuggita due o tre uomini tenere a freno dei
cavalli, mentre unaltra ventina, Traci, si trovavano intorno alla porta interna, impegnati con un pugno
di compagni a difendere il passaggio. Poi vide che il gruppo pi piccolo impugnava scudi legionari e
indossava elmi romani. Uno aveva persino il cimiero da centurione. Ecco la risposta. Carataco aveva
usato lequipaggiamento di alcuni degli uomini catturati per entrare nel forte con linganno.
Macrone grid di nuovo. Non lasciateli uscire, ragazzi!.
Uscire? Catone si ferm di colpo. Cosa aveva detto? Cosa stava succedendo? Altri uomini
stavano sbucando dal corpo di guardia, alcuni stringendo torce che avevano preso in fretta e furia dai
fuochi di guardia che ardevano tutta la notte. La luce aument dintensit e la scena si fece chiara.
Querto e alcuni suoi uomini stavano cercando di aprirsi un varco nel plotone di legionari che presidiava
il corpo di guardia al comando del centurione Macrone. Sul posto arrivarono altri soldati, che esitarono
di fronte alla schermaglia, non sapendo cosa fare o da che parte stare in quella lotta impari. Il
comandante tracio alz lo sguardo, lespressione feroce e spaventosa.
Uccideteli!, grid ai suoi seguaci. Subito, o siamo spacciati!.
Catone si fece avanti, puntando la spada. Querto!, tuon. Gettate le armi, tu e i tuoi uomini.
Subito!.
I Traci alla porta indietreggiarono davanti ai legionari esitanti, voltandosi verso il prefetto che si
avvicinava. Intorno a loro, in un cerchio sempre pi grande, si radunarono i legionari e gli ausiliari
svegliati dallallarme. Catone cap quello che doveva essere accaduto e si ferm a distanza di sicurezza
da Querto.
Stai cercando di disertare centurione Petilio!.
Signore?, fece lufficiale in mezzo alla folla che si stava radunando.
Disponi i tuoi uomini davanti alla porta!.
S, signore! Legionari! Seguitemi!.
Gli uomini corsero avanti e presero posizione fra i Traci e la porta. Adesso cera abbastanza
luce da consentire a Catone di vedere chiaramente chi teneva fermi i cavalli e trasal.
Decimo? In nome degli di, cosa stai facendo? Il servo indietreggi davanti allo sguardo del
suo superiore, poi lasci le redini dei cavalli a cui stava badando e si avvicin a poco a poco,
guardando ora Catone ora Querto. Infine si affrett a unirsi alla schiera che fiancheggiava lufficiale
tracio. Gli altri uomini che tenevano i cavalli fecero lo stesso e corsero tutti a unirsi al loro comandante.
Tra di loro cera Maridio, le braccia legate ai fianchi. Catone li fulmin tutti con lo sguardo, ancora
restio a credere alla prova del tradimento davanti ai suoi occhi. Dopodich si volt verso la porta.
Macrone!.
Nessuna risposta. Catone si guard intorno, prima di raggiungere Petilio e i suoi uomini.
Macrone! Rispondi!.
 qui, signore!, rispose un legionario. Catone si fece largo a spintoni fino alla base della torre
di guardia. Nella penombra vide un soldato steso sul terreno a gambe e braccia divaricate, immobile.
Un altro era seduto con le spalle alla porta e si stringeva il braccio ferito al petto, una mano premuta
sulla ferita per fermare il sangue. Un altro ancora era inginocchiato accanto a una figura riversa su un
fianco. Catone ebbe un tuffo al cuore mentre si accovacciava. Gli occhi di Macrone guizzavano di qua
e di l, mentre emetteva dei deboli gemiti, ma non cera traccia di sangue sul suo corpo.
Ha ricevuto un colpo alla testa, disse una delle sentinelle.  accaduto subito dopo il tuo
arrivo, signore.
Catone tir un sospiro di sollievo, poi, assalito dalla collera, si alz e si volt verso Querto, la
spada puntata verso il trace. Arresta quelluomo! Arrestali tutti!.
Signore?. Il centurione Petilio parve confuso.
Vigliacchi!, ringhi Catone. Vigliacchi e disertori! Esegui il mio ordine. Arrestali!.
Petilio fece un passo verso di loro. Gettate le armi!.
Querto rise aspramente. Penso di no. Se affronti me allora devi affrontare tutti i miei uomini.
Non  vero, ragazzi? Ne abbiamo avuto abbastanza di questo presuntuoso romano! Non si  guadagnato
il diritto di comandarci. Questo forte  mio. Questo forte appartiene ai Traci!. Alz la spada al cielo e
gli uomini intorno a lui lo acclamarono prima con esitazione, poi con pi ardimento. Catone not che
alcuni soldati intorno al corpo di guardia si univano alle acclamazioni e cominciavano ad attraversare il
terreno aperto per affiancarsi al loro comandante. Un brivido di paura gli corse gi per la schiena di
fronte al crescente pericolo. Fece un passo avanti e affront gli uomini rimasti intorno alla torre.
Ascoltatemi! Ascoltatemi!.
Le grida degli altri soldati si spensero e Catone punt il dito contro Querto. Questuomo,
questo codardo, era in procinto di fuggire dal forte e di abbandonarci al nostro destino!.
Bugiardo!, ribatt Querto. Stavo mandando i miei uomini a dare lallarme, dal momento che
questo romano non voleva dare lordine! Ci avrebbe fatti morire qui! Vi avrei salvati!.
Catone indic Maridio. Allora cosa ci fa qui il principe nemico? Volevi usarlo come ostaggio
per attraversare le linee nemiche. Non  cos? Querto socchiuse gli occhi con malignit. Certamente.
Che possibilit avrebbero i miei uomini senza di lui? Meglio farne buon uso che lasciarlo marcire in
catene.
E tu volevi restare qui, suppongo, disse Catone in tono sarcastico. Dopo aver mandato via
questi uomini?
Certamente. Il mio posto  qui, al fianco dei miei compagni. Per condurli in battaglia.
Catone storse le labbra. Bugiardo! Sei un vigliacco. La prova del tradimento  l davanti alla
porta. Gli uomini che hai attaccato per scappare dal forte. Li avresti uccisi tutti e saresti fuggito a
cavallo lasciando la porta aperta al nemico. Sicuramente speravi che saremmo stati spazzati via, allora
saresti tornato a Glevum, affermando di essere riuscito a fuggire, con un prezioso prigioniero da
consegnare al legato. Mi  tutto chiaro.
Non ti  chiaro un bel niente!, grid Querto di rimando. Allarg le braccia come per stringere
tutti i suoi uomini. Fratelli miei,  giunto il momento di riprenderci il nostro forte da questo stupido
arrogante!  lui che dovrebbe essere arrestato!  lui il codardo, il prefetto che non ha il coraggio di
uccidere i suoi nemici, tutti, fino allultimo cane da caccia. Non  degno della vostra fedelt. Io ho dato
prova del mio valore uninfinit di volte. Seguitemi, fratelli miei! Seguitemi! E incatenate questo cane
insieme alla feccia siluriana!.
Querto alz la spada al cielo con un ringhio cupo, cui fecero eco quelli dei suoi pi ferventi
sostenitori tra la folla che si era raccolta. Il cuore martellava nel petto di Catone. Sentiva la sua autorit
sgretolarsi tra le dita ogni momento che passava. Doveva reagire finch cera ancora la possibilit di
influenzare gli ausiliari traci. Poteva contare sulla fedelt dei legionari, ma erano numericamente
inferiori. Se si fossero scontrati, avrebbero perso. Cera solo una cosa che poteva fare per salvare la
situazione. Doveva cogliere loccasione che Querto gli aveva involontariamente offerto.
Ergendosi in tutta la sua statura, Catone si fece avanti, nello spazio aperto tra i legionari e tra
Querto e il suo gruppo, dove tutti potevano vederlo chiaramente. Alz le braccia e piano piano il
clamore si spense.
Il centurione Querto mi accusa di essere un codardo. Avete udito tutti. Non tollerer un tale
insulto da nessuno! Siete tutti soldati coraggiosi. Solo un ufficiale coraggioso merita la vostra lealt.
Perci mettiamolo alla prova. Vediamo chi  degno di comandare i Corvi Sanguinari!. Punt la spada
contro Querto. Lo sfido a lottare contro di me per il diritto al comando. Se rifiuter, dimostrer di
essere il codardo che sostengo che sia!.
Cal un silenzio attonito prima che Querto facesse un passo avanti e sfidasse Catone con un
sorriso gelido. Vorresti affrontarmi?. Abbass la voce cos che solo Catone potesse udire le sue
parole successive. Sei un maledetto idiota, prefetto Catone e ora morirai per questo.
Si scroll di dosso il mantello di pelliccia e slacci le cinghie sul lato del pettorale, lasciandolo
cadere a terra cos da rimanere in tunica, come Catone. Solo che era quasi una testa pi alto e pi largo
di lui. Appoggi la lama della spada sulla spalla. Cosa userai? La spatha o il gladio?.
Catone pens rapidamente. La spada era pi lunga e pi pesante, ma si era addestrato a
utilizzare il gladio dei legionari e ne aveva brandito uno in ogni campagna in cui aveva combattuto.
Ero un legionario prima di diventare un prefetto. E mi batter come un legionario.
Querto fece un sorriso ferino. Come desideri. Allora cominciamo. Sgombrate il campo l!,
grid, e i Traci fecero un passo indietro per creare uno spazio aperto largo venti passi, illuminato dal
bagliore tremolante delle torce impugnate da diversi di loro. Una pallida sfumatura di rosso stava gi
tingendo il cielo e Catone vide che le nubi erano pi sottili rispetto ai giorni precedenti, e che cera
persino uno squarcio che permetteva quasi di vedere oltre le nuvole. Si sent pervadere da una strana
calma ora che era in gioco. Poi rivolse lattenzione al trace e si mise in posizione, la spada in pugno.
Ci pu essere solo un comandante a Bruccium, disse pacato. Non si potr chiedere n dare
quartiere. Questo  un combattimento allultimo sangue.
Querto annu. Allultimo sangue.
Catone deglut, tir un ultimo, lungo respiro e grid: Allora fatti sotto!.
...
.
...
CAPITOLO TRENTA.
...
.
...
Catone non aveva ancora finito di pronunciare lultima parola che Querto si scagli contro di
lui, lanciando un assordante e feroce grido dalla bocca spalancata. Se doveva servire a terrorizzare
Catone, la tattica fall. Il prefetto non batt ciglio mentre puntava la spada con presa salda e braccio
fermo. Sfruttando la lunghezza della sua lama, il trace men un fendente di taglio verso il collo di
Catone, che alz la spada di lato per parare il colpo. Il metallo cozz contro il metallo emettendo un
clangore acuto e una scintilla luminosa che si spense allistante quando la punta della spada di Querto
si conficc nel terreno. Catone vibr un colpo di spada al petto del suo avversario, nel tentativo di
ferirlo per primo, e fu ripagato con un rumoroso strappo quando la punta della spada squarci le pieghe
della tunica del centurione appena sotto lorlo del collo. Querto indietreggi in fretta e alz la spada per
parare altri eventuali colpi.
Catone sapeva di dover restare vicino al suo avversario se voleva sfruttare larma al massimo,
perci and nuovamente alla carica, con stoccate brevi e violenti fendenti che costringevano
lavversario a parare e bloccare disperatamente mentre il furioso attacco lo respingeva verso il cerchio
di spettatori. Questi ultimi si spostarono, aprendosi per rivelare il fianco erboso del bastione su un lato
del corpo di guardia. Poi, raccogliendo rapidamente le sue notevoli forze, Querto spinse di lato la spada
di Catone con un fendente e men un colpo violento alla sua testa. A quel punto tocc a Catone
ripiegare; fece un passo indietro con agilit, in equilibrio sulla punta dei piedi cos da poter usare i
muscoli delle gambe per scattare in qualsiasi direzione. Tra i due combattenti si apr un varco, e Catone
indietreggi ancora un po, per avere pi spazio e riflettere sulla mossa successiva. Entrambi gli uomini
avevano il fiatone, e Catone sentiva il sangue pulsargli nella testa, come dopo una lunga corsa. Si
sentiva le braccia e le gambe leggere e nervose, come se fossero dotate di vita propria, e prov un moto
di euforia mentre teneva gli occhi fissi sul trace.
Querto strinse i denti e gli angoli della sua bocca si sollevarono in una smorfia divertita.
Sei proprio un guerriero, eh, prefetto? Hai pi spina dorsale di quanto pensassi, borbott il
trace. Ma non ti salver.
Catone fece un balzo in avanti, in parte per mettere alla prova i riflessi del suo avversario, e in
parte per farlo tacere. Querto arretr con agilit e protese la spada, la punta diretta contro il viso di
Catone, approfittando della lama pi lunga per fermare il suo slancio.
Calma!.
Catone arretr di nuovo a distanza di sicurezza e valut il nemico. Era rapido e forte, una
combinazione davvero pericolosa. Eppure in lui cera anche una spavalda arroganza che avrebbe potuto
fare il gioco di Catone se fosse vissuto abbastanza a lungo per sfruttarla. Allo stesso tempo era
consapevole della trepidante eccitazione sui volti degli uomini che assistevano al duello. In un primo
momento cera stato silenzio, ma adesso una voce grid: Finisci quel moccioso romano!.
Alcuni Traci sostenevano il loro capo con grida di incitamento e agitavano i pugni in direzione
di Catone. Il gruppo pi sparuto di legionari rispose subito con grida di sostegno per il prefetto. Altri si
unirono e laria rimbomb di urla. A Catone quellatmosfera rammentava uno spettacolo gladiatorio ed
era grato di non aver mai dovuto sopportare la paura e la vergogna di chi era costretto a combattere per
il divertimento della folla.
Tenendo docchio lavversario, Querto si mosse lungo il perimetro degli spettatori con passo
regolare, finch non ebbe i suoi sostenitori alle spalle e Catone non fu costretto a guardare le loro
espressioni ostili. Gli incoraggiamenti dei legionari si udivano a stento sopra il baccano dei Traci, ma
una voce riecheggi.
Dacci sotto, signore! Uccidi quel cane tracio!.
Taci, idiota!, sintromise unaltra voce alle spalle di Catone. Vuoi che quel cane tracio
venga poi a cercarti?.
Catone sorrise amaramente fra s. Cos, anche i legionari, per quanto temessero e
disprezzassero Querto, non si sbilanciavano sulla possibilit che il loro comandante potesse vincere il
combattimento. Be, li avrebbe fatti ricredere, decise Catone. Avrebbe provato che avevano torto, che
aveva il diritto di comandare la guarnigione con la forza delle armi, nonch con lautorit
dellimperatore.
Querto era calmo e rilassato, in spregio al nemico. Volt le spalle a Catone e guard i suoi
uomini, le braccia alzate in segno di gratitudine per le loro acclamazioni. In risposta a quel gesto le
grida di incitamento si fecero pi forti e Querto agit i pugni in aria ripetutamente.
Catone strinse i denti e avanz contro la schiena dellavversario, immaginandosi per un attimo
di infilzarla con la punta della spada, di penetrare nella colonna vertebrale e di affondare la lama in
quel cuore malvagio. Gli ausiliari avvertirono il loro ufficiale con un grido e Querto si gir di scatto e si
acquatt. Si costrinse a fare una risata forzata a vantaggio dei suoi uomini e grid a gran voce: Volevi
attaccarmi mentre ero girato di spalle, eh? E dai del codardo a me!.
Mentre i suoi uomini rispondevano con entusiasmo a quella provocazione, Querto avanz con
passo sicuro, disegnando con la lama unampia ellisse. Catone non si ferm, n esit, ma lo attacc
direttamente, spingendo di lato la sua spatha con un colpo violento e facendo un affondo verso il petto
dellavversario. Querto par lattacco con fermezza e fece un passo avanti, picchiando la guardia sul
petto di Catone e respingendolo. Catone assecond il colpo per diminuirne limpatto, ma nonostante ci
rimase senza fiato e prov una fitta lancinante alle costole. Allo stesso tempo fu costretto a sollevare la
spada per bloccare un fendente alla testa, quando Querto cerc di approfittare del violento colpo che gli
aveva inferto. Devi la lama di lato, ma un attimo dopo Catone prov un dolore acuto, appena sopra il
ginocchio, quando la punta della spada del trace gli procur una ferita superficiale alla coscia.
I due uomini si separarono e Querto lanci un grido di trionfo appena vide il rivolo cremisi sul
ginocchio del prefetto. I suoi sostenitori proruppero in acclamazioni mentre i legionari ammutolirono,
fissando con angoscia il loro comandante, nel tentativo di determinare la gravit della sua ferita. Catone
arrischi una rapida occhiata in basso e vide il sangue che gli colava sulla tibia e sopra le calighe di
cuoio. Si abbass e si alz con cautela, ma non avvert altro dolore n alcuna fitta significativa che
potesse indicare una grave lesione dei muscoli. Nonostante ci, stava sanguinando e questo lo avrebbe
stremato con il prolungarsi del combattimento. Stringendo i denti, si fece di nuovo avanti e finse di
inciampare, emettendo un vero gemito di dolore.
Querto fece una risata sarcastica. Sono deluso, prefetto Catone. Speravo in una lotta pi
accanita. Ma guardati. Fiacco, debole e sanguinante come un maiale scannato. Potrei lasciarti morire
dissanguato ma voglio che tu faccia una bella fine. Voglio qualcosa che dimostri a tutti gli uomini che
sono degno di essere il loro comandante.
Catone si chin sulla gamba ferita e lo guard da sotto la sua frangia mora, respirando
profondamente. Si inumid le labbra e disse con voce aspra: Non sei degno di far parte dellesercito
romano, figuriamoci di comandare uno dei suoi forti.
Staremo a vedere. Querto si acquatt leggermente e si avvicin con cautela. Catone lo lasci
avanzare e alz la spada, la punta che tremava mentre raddrizzava la schiena e si preparava a
combattere ancora una volta per la propria vita. Non appena Querto alz la spada per colpire e sollev
il piede destro per avanzare, Catone si lanci in avanti gridando a squarciagola. Il trace ebbe appena il
tempo di spalancare gli occhi per la sorpresa prima che la punta della spada di Catone si abbattesse
come un lampo sulla sua spalla sinistra. La lama lacer la stoffa, la pelle e i muscoli prima di stridere
contro un osso. Querto cacci un grido di dolore sotto limpatto del colpo e barcoll. Catone continu,
spingendo con tutto il suo peso la spada e girando la lama nella ferita.
Ma la temibile reputazione di Querto sul campo di battaglia era meritata; il trace si riprese
rapidamente, liberandosi della lama con uno strattone e scrollandosi di dosso Catone. Lo slancio fece
avanzare il prefetto di un paio di passi prima che riuscisse a fermarsi barcollando e a girarsi verso
Querto. Catone si avvent subito contro di lui e ingaggi uno scambio disperato di colpi. Gli uomini si
misero di nuovo a incoraggiare gli ufficiali, e adesso i legionari gridavano forte quasi quanto gli
ausiliari. Con un ultimo clangore di lame, i due combattenti si allontanarono luno dallaltro e si
piegarono un poco sulle gambe, ansimando mentre si scambiavano occhiate truci.
Sei uno scaltro bastardo, ringhi Querto. Te lo concedo.
Catone rest in silenzio e prese a girare lentamente. La ferita alla spalla del suo avversario era
profonda, ma era difficile vedere il sangue che filtrava dalle pieghe della tunica nera di Querto, a parte
il luccichio nei punti in cui la stoffa si era impregnata. Catone annu soddisfatto. Bench non fosse una
ferita mortale, perdeva molto sangue. E poteva peggiorare se il trace si sforzava troppo.
Che cazzo succede?, domand una debole voce.
Con la coda dellocchio, Catone percep che Macrone si stava alzando sulle gambe malferme,
stringendosi la testa con una mano. Fiss i due ufficiali e cap la situazione allistante. Sventralo,
ragazzo!, url. Uccidi quel bastardo!.
Con un ringhio feroce Querto attacc di nuovo, menando fendenti a destra e a sinistra con la sua
lama pi lunga, respingendo Catone che parava ogni colpo, sebbene la violenza dei fendenti gli facesse
vibrare il braccio della spada con un doloroso formicolio, rischiando di allentare la sua presa
sullimpugnatura.
Poi accadde.
La pesante e minacciosa spada del trace cozz contro limpugnatura del gladio di Catone. Le
sue dita si contrassero e il prefetto sent la lama scivolargli dalla presa. Querto lanci subito un grido
trionfante e avanz per uccidere lavversario. Catone balz di lato e ud il sibilo della lama che calava
dietro di lui, colpendo il terreno con un sordo suono metallico. Si scans svelto quando il suo
avversario ritrasse la spada e caric di nuovo, con la punta allaltezza della vita, pronto a sferrare il
colpo di grazia.
Non puoi sfuggirmi, lo schern Querto. Fermati e affronta la morte da uomo, non da vile
romano!.
Catone teneva le braccia aperte, le gambe tese, pronto a scattare in qualsiasi direzione nel
momento in cui avesse avvertito che il suo nemico stava per colpire. Allo stesso tempo sapeva di essere
stato spinto contro il corpo di guardia. Intorno a lui laria rimbombava delle grida dei sostenitori del
trace, che reclamavano con voci roche il suo sangue. La calma che lo aveva pervaso era andata in
pezzi. Adesso i suoi sensi gareggiavano con la mente in subbuglio in un disperato turbinio di volti e
immagini che gli passavano di fronte agli occhi, la purezza del cielo azzurro che si intravedeva tra le
nuvole in alto, la visione di Giulia mentre lui le sorrideva la mattina dopo il loro matrimonio, Macrone
che rideva di cuore dopo un tiro vincente ai dadi, il dolce profumo dellaria dopo un acquazzone
estivo Cercava di afferrare la miriade di tesori della sua vita per assaporarne la gioia unultima volta,
prima di essere inghiottito dalloblio.
Qualcosa brill nellaria per un istante prima di cadere nella polvere vicino ai piedi di Catone. Il
prefetto abbass lo sguardo, vide una lunga spatha accanto alle calighe e la raccolse distinto, i sensi
che registravano la differenza di peso ed equilibrio rispetto al gladio delle legioni. I muscoli del braccio
si tesero sotto il peso dellarma e Catone vide il viso di Querto indurirsi mentre il trace realizzava che
la vittoria trionfale, cos certa appena pochi secondi prima, cominciava a sfuggirgli di mano.
Basta perdere tempo in cazzate, ringhi sollevando la spada. Adesso morirai, feccia
romana.
Contrasse le labbra rivelando i denti serrati mentre si avventava contro Catone, il braccio che
teneva la spada teso e la punta diretta alla gola del prefetto. Catone indietreggi. Urt il tallone contro
le travi della porta e una fitta di dolore gli serpeggi lungo il polpaccio. Non poteva ripiegare, n
scansarsi. Sapeva di non poter fare altro che tenere la propria posizione. Alz la spatha per tentare di
parare il colpo che fendeva laria nella sua direzione, carico di tutta la forza del trace. Catone deglut a
fatica e si sent la gola attanagliata dalla paura, poi si lanci a terra direttamente ai piedi del suo
avversario. La spada balen in alto, scheggiando la porta per la violenza del colpo. Una pesante caliga
colp Catone su un lato della testa, torcendogli il collo. Infine il prefetto tocc terra, rotol sulla spalla e
sent la presa sulla spatha vacillare quando affond la punta nella carne di Querto. Catone strinse forte
larma mentre la spada gli si torceva in mano, costringendo il polso a girare seguendo il movimento
della lama. Si ud il rumore delle calighe che strascicavano a terra e un cupo gemito del trace, poi il
silenzio.
La testa di Catone ronzava, ma le urla erano cessate, ne era consapevole. Era stordito dal colpo
alla testa e vide per un istante il volto di Querto a non pi di un passo di distanza. Aveva gli occhi
spiritati e fissi, la mascella afflosciata, ed era senza fiato. Poi Catone si sent prendere dalla nausea e
dalle vertigini, che lo costrinsero a stringere gli occhi per un attimo.
 finita, mormor una voce incerta, e Catone cerc di annuire, pensando di accettare il suo
destino. Sent delle mani afferrarlo sotto le braccia e tirarlo in piedi, sollevandolo da terra. La testa
cominci a schiarirsi e la nausea pass, cos si arrischi ad aprire gli occhi. Un volto familiare lo
fissava con sguardo ansioso.
Catone signore?.
Sbatt le palpebre e si costrinse a rispondere, in modo lento e chiaro. Macrone. Stai bene?
Se sto bene?. Macrone proruppe in una risata rauca e si diede un colpetto alla tempia. Non 
stata ancora costruita unarma che rompa questa testa!.
Catone annu. Probabile. E Querto?
Come ho detto.  finita. Macrone accenn con il capo in direzione del campo, Catone
abbass lo sguardo e vide il trace riverso su un fianco, la lunga spatha infilata fin quasi allelsa
nellinguine e inclinata verso i suoi organi vitali. Oscillava da una parte allaltra mentre una pozza di
sangue si allargava sotto di lui, il respiro ridotto a un rantolo cupo.
La mente di Catone si schiar rapidamente. Bene.
Alz lo sguardo sui volti degli uomini che circondavano il corpo di guardia posteriore del forte.
Alcuni Traci sembravano storditi; altri erano chiaramente furiosi, le loro espressioni si fecero truci
quando i legionari cominciarono ad acclamare il nome di Catone.
Ti conviene farti vedere quella gamba, signore, stava dicendo Macrone. Si tolse il fazzoletto
che portava al collo, si chin e bend con cura la ferita.
Catone si sforz di mantenere la mente concentrata. Cera riuscito. Aveva battuto il trace. Sotto
gli occhi di tutta la guarnigione. Aveva corso un rischio terribile, messo a repentaglio la propria vita per
porre fine alla lotta per la supremazia e ora fissava gli ausiliari con gelida autorit. Una figura si fece
avanti e gli occhi di Catone guizzarono verso luomo. Riconobbe il centurione Stellano.
Chiedo scusa, mio signore.
Cosa c?.
Stellano indic luomo in fin di vita. La mia spada, signore. Vorrei riprenderla adesso.
La tua spada?. Catone inarc un sopracciglio. Ah, s S, certo.
Stellano annu e si avvicin. Esit quando fu accanto a Querto, poi volt il trace sulla schiena e
si chin per afferrare limpugnatura della spada. Puntando una caliga sullinguine delluomo, Stellano
liber larma. Un fiotto di sangue scuro, quasi nero, sgorg non appena la lama fu estratta con un
gorgoglio. Il corpo di Querto sirrigid ed emise un ultimo rantolo rauco, prima di accasciarsi
lentamente, mentre la luce nei suoi occhi si spegneva e moriva. Stellano ripul la lama dal sangue e
rinfoder larma prima di tornare impettito di fronte a Catone.
Ai tuoi ordini, signore.
Catone annu, poi domand sottovoce: Perch?
Signore?
Perch mi hai gettato la spada?.
Stellano aggrott la fronte. Ti ha dato del vile romano, signore. Non  vero. Non si pu dire di
nessun ufficiale romano. In ogni caso, avevi il diritto di morire con una spada in pugno.
Grazie.
Stellano lo fiss in silenzio per un attimo prima di continuare con voce piatta: Avrei fatto lo
stesso per lui, signore.
Per lui?, interloqu Macrone in tono sprezzante. Per quel bastardo?.
Stellano annu. Qualunque cosa pensiate di lui, aveva il cuore di un guerriero, e meritava di
morire da guerriero.
Fu interrotto dal suono del corno davanti alla porta. Era stato dato lallarme. Si voltarono tutti in
direzione della serie di note stridule che echeggiarono per tutto il forte. Fu Catone a riprendersi per
primo. Ai vostri posti! Tutti sulle mura!.
Macrone indic con il pollice il gruppo che aveva sostenuto Querto. Che ne facciamo di loro?
Maledetti disertori.
Catone lanci uno sguardo agli uomini. Ce ne occuperemo pi tardi. Per ora ho bisogno di
tutti. Rimandali alle loro unit.
Anche Decimo?.
Catone si volt e fiss il suo servo. Luomo tremava come una foglia sotto lo sguardo truce dei
due ufficiali. Catone prov compassione per quelluomo, come ne avrebbe provata per qualsiasi uomo
in preda a tanta paura. Compassione, e un po di comprensione. Era la sua paura pi grande, quella di
essere smascherato, a spingere Catone a compiere le azioni che Macrone attribuiva al coraggio. Fu
quindi con un misto di compassione e di senso di colpa che Catone scosse la testa. Rimandalo nel mio
alloggio.
Dalla torre sopra la porta principale Catone osserv lintera valle, mentre il sole nascente
bruniva lorlo delle colline a est. Il cielo si stava schiarendo e la giornata si preannunciava secca e
calda, con a malapena un alito di vento. Le condizioni perfette per accendere il fuoco di segnalazione.
Il fumo sarebbe stato chiaramente visibile per dieci o venti miglia. In basso, il campo nemico era tutto
un fermento di attivit, con gli uomini che si raggruppavano frettolosamente in squadre e i pony dal
fitto pelo, cari alle trib montane, che venivano sellati e montati. Le prime squadre stavano muovendo
verso lingresso della valle, in direzione di Gobannium. Un piccolo gruppo avanz verso il forte e si
ferm ai piedi del pendio. Catone ne comprese il motivo: dovevano trattenere la guarnigione, mentre il
grosso dei nativi affrontava qualsiasi cosa li avesse svegliati. Doveva trattarsi di soldati romani nelle
vicinanze. Per un attimo Catone si sent allargare il cuore a quella prospettiva, poi la sua intensa gioia
mut in gelido terrore quando si rese conto di cosa poteva significare. Ma forse cera ancora tempo per
scongiurare il disastro.
Catone si gir di scatto, attravers la torre e si sporse dalla ringhiera allinterno del forte. Tese il
braccio verso loptio incaricato di allestire il faro di segnalazione, un grande cesto di ferro pieno di
sterpi intinti nella pece. Su un lato erano ammucchiate foglie secche, che avrebbero fatto un sacco di
fumo quando le fiamme avessero attecchito. Accendi il fuoco di segnalazione! Subito!.
Volgendo di nuovo lo sguardo verso lingresso della valle, mentre loptio eseguiva i suoi ordini,
Catone maledisse tutte le divinit del caso per avere spazzato via le nubi e la pioggia dal cielo proprio
la mattina in cui la colonna dei rinforzi in marcia da Glevum si stava avvicinando al forte, troppo vicina
perch il faro di segnalazione potesse avvertirla di allontanarsi in tempo. Lintenzione del nemico era
chiara. Carataco si preparava a tendere unimboscata alla colonna romana. I rinforzi sarebbero stati
circondati dai guerrieri nativi e fatti a pezzi. I Romani erano beatamente ignari del pericolo. Per quel
che ne sapevano, il comandante nemico e il suo esercito erano molto pi a nord, a occuparsi della
faticosa avanzata del governatore Ostorio e del suo esercito. Avrebbero scoperto la verit molto presto,
pens Catone con amarezza.
Cerano scarsissime possibilit di salvare la colonna, Catone lo sapeva, ma non aveva
intenzione di assistere al massacro dei suoi compagni.
...
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...
CAPITOLO TRENTUNO.
...
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...
Perch non lasci andare me?, domand Macrone senza mezzi termini. Sei stato ferito,
signore. E gli uomini hanno bisogno di te qui nel forte.
Catone scosse la testa mentre finiva di allacciarsi gli schinieri. Si raddrizz e sorrise allamico.
Sono stato nominato prefetto della Seconda Coorte Tracia, nonch comandante della guarnigione.
Credo sia tempo che eserciti il mio grado, ora che Querto  stato tolto di mezzo.
Si fermarono accanto alla porta laterale che si apriva sul pendio vicino al sentiero che
conduceva allingresso della valle. Due squadroni di cavalleria stavano montando in sella in fretta e
furia nello spazio aperto tra le mura, le caserme e le stalle del forte.
Sessanta cavalieri erano tutto ci che potevano mettere in campo per il piano che Catone aveva
in mente. Impiegarne di pi avrebbe lasciato Macrone con troppi pochi uomini per difendere Bruccium.
Catone poteva vedere la densa colonna di fumo alzarsi in grandi volute nel cielo dal fuoco di
segnalazione. Era sufficientemente alta per essere visibile a breve distanza, ma allalba si era levato un
vento leggero e il fumo si era presto disperso in fili grigi e lontani. Se gli uomini nella colonna dei
rinforzi fossero stati attenti, avrebbero potuto vedere il segnale e avere il buonsenso di tornare indietro
finch avevano ancora una remota possibilit di fuga.
Macrone rivolse uno sguardo ai Traci e fece schioccare la lingua. Cosa credi di ottenere con
sessanta uomini?. Guard lamico con espressione preoccupata.  a dir poco un suicidio.
Spero di no, ribatt Catone con un mezzo sorriso. Abbiamo pi uomini a cavallo del
nemico, e abbiamo il fattore sorpresa dalla nostra parte. Non si aspetteranno che corriamo a cavallo in
soccorso della colonna dei rinforzi.
Davvero? Chiss perch酻, fece Macrone in tono sarcastico.
Il sorriso di Catone svan e lui abbass la voce per farsi sentire solo da Macrone. Preferisci che
stia a guardare mentre i nostri compagni vengono massacrati? Devo cercare di fare in modo che non
cadano in trappola. Faresti lo stesso se fossi nella mia posizione, e lo sai.
Macrone non pot negarlo, ma prosegu nella sua argomentazione. Dov la logica in questo
piano, Catone? Ti lanci alla carica allaperto, cerchi di salvare i nostri ragazzi e hai una probabilit su
cinquanta di uscirne vivo. Non farai altro che sacrificare la tua vita, e la vita dei Traci. La colonna dei
rinforzi non ha alcuna possibilit di farcela.
Non  cos. Sei pronto a darla uno a cinquanta.
Solo un pazzo scommetterebbe su questo.
Catone tese la mano. Allora dammi del pazzo. Ci punto dieci sesterzi.
Macrone gli afferr la mano e cerc di dare un tono scherzoso alla voce. Daccordo! Saranno i
sesterzi pi facili che io abbia mai guadagnato.
Ci fu un breve silenzio imbarazzato quando si strinsero la mano e si dissero addio in silenzio.
Poi Catone ritrasse il braccio e guard oltre la spalla di Macrone. Gli uomini sono pronti. Dobbiamo
metterci in marcia. Assicurati che una delle tue centurie sia pronta a tenerci aperta la porta se  quando
 torneremo con i rinforzi.
Saranno pronti. Li guider io stesso.
Bene. Allora spero di vederti presto. Catone infil lelmo, fece un respiro per calmarsi e and
impettito verso il suo cavallo, di cui si stava occupando uno dei Traci. Prese le redini e diede una pacca
ad Annibale su un lato del collo, mormorandogli nelle orecchie a punta: Comportati bene oggi, e
quando do lordine, corri come il vento.
Il cavallo sbuff e alz di scatto la testa. Un sorriso balen sulle labbra di Catone prima di
prendere le redini e montare in sella, cercando di soffocare la smorfia di dolore alla gamba ferita.
Stringendo bene le redini, prese il grande scudo ovale che lattendente gli porgeva e fece scivolare la
cinghia sulla spalla. Nonostante labitudine degli ufficiali superiori di portare una spada, Catone aveva
scelto una lunga e pesante lancia, come il resto dei suoi uomini, e spost la presa sullarma per trovarne
il punto di equilibrio. Sistem il manico nel piccolo fodero di cuoio appeso alla sella e fece girare
Annibale verso i suoi uomini. Gli squadroni erano allineati in due file dietro gli ufficiali, il centurione
Stellano e un trace, il decurione Kastos, scuri in volto mentre fissavano il prefetto, in attesa del
tradizionale breve discorso di incoraggiamento prima di essere condotti in battaglia.
Sarebbe stato certamente breve, pens Catone; cera poco tempo da perdere. Avrebbe preferito
fare a meno delle formalit e limitarsi a dare lordine di uscire dal forte, ma sapeva di dover dire
qualche parola agli uomini dopo la morte di Querto.
Corvi Sanguinari!, esord. I nostri compagni sono in grave pericolo. Carataco vuole
trucidarli e portare le loro teste come trofei ai suoi alleati druidi. Questa non  una morte da soldato. Il
nemico vuole umiliarli, davanti ai nostri occhi, e quindi umiliare noi per non essere stati in grado di
intervenire. Ma non lo permetteremo, non succeder questo ai nostri compagni. Ecco tutto ci che
conta per noi oggi. Il nostro compito  semplice. Dobbiamo andare in loro soccorso e aprire un varco
tra i nemici per permettere ai nostri compagni di raggiungere il forte Quel che  stato  stato.
Abbiamo a portata di mano la possibilit di conquistare la gloria eterna per i Corvi Sanguinari. Coloro
che potranno raccontare questo giorno non dimenticheranno mai lonore che hanno condiviso con i loro
fratelli, n lonore che verr loro tributato dal resto dellesercito. Fece una pausa, un po frustrato
dalla sua incapacit di pronunciare quei discorsi esaltanti che aveva letto nei libri di storia della sua
giovinezza. Ma non cera tempo per quel tipo di retorica troppo studiata. Afferr la lancia e la sollev
in alto.
Per la gloria di Roma! Per lonore dei Corvi Sanguinari!.
Il centurione Stellano segu il suo esempio e alz la lancia. Per lonore dei Corvi Sanguinari!.
Il resto degli uomini si un allacclamazione e i cavalli batterono e rasparono gli zoccoli sul
terreno con impeto, presi dalleccitazione dei loro cavalieri. Catone si volt verso Macrone e annu.
Aprite le porte!, tuon Macrone, e i due legionari che attendevano accanto alla trave di
chiusura la sfilarono dalle robuste staffe di ferro, posandola su un lato prima di spalancare le porte.
Catone fece girare la sua cavalcatura e spron Annibale verso larco sotto al corpo di guardia
gridando: Avanti!.
Stellano diede lordine e gli uomini seguirono il prefetto, spronando i cavalli in avanti in fila per
due. Quando Catone super Macrone, si scambiarono un cenno di saluto con il capo. Laltro squadrone
li seguiva, attraversarono la porta, il ponte sullo stretto fossato e il sentiero che scendeva di traverso il
pendio sul lato del forte. Catone sapeva che non sarebbero stati visti finch non avessero girato
langolo della collinetta su cui sorgeva il forte e fu contento di lasciare avanzare cos tanto la colonna
prima di serrare landatura. Sent il battito accelerare e dovette costringersi a non voltarsi a guardare la
torre di guardia e la protezione offerta dal forte. In lontananza, a un miglio di distanza, vide le retrovie
delle forze nemiche in marcia per intercettare la colonna dei rinforzi. Mentre cavalcava ad andatura
regolare, determinato a dare limpressione di essere calmo e padrone della situazione, Catone si
angosciava per il pericolo che lo attendeva.
Con un po di fortuna, lufficiale che comandava la colonna dei rinforzi doveva aver gi posto
alcuni uomini a protezione del grosso dellesercito e non appena si fossero accorti del nemico i soldati
avrebbero serrato i ranghi e fatto affidamento sui loro scudi pesanti e sulla ferrea disciplina per farsi
strada fino al forte. Daltra parte, riflett Catone, lufficiale poteva benissimo essere un tribuno di
fresca nomina, che aveva raggiunto la frontiera sicuro della supremazia romana e sprezzante dei
barbari. Il tipo di uomo che avanzava alla cieca finch non si scontrava con la realt. Alcuni si
sforzavano di rimettersi in piedi, altri pagavano per intero il prezzo della loro arroganza.
Il sentiero aspro che scendeva gi dal pendio cominci a tornare in piano e a quel punto Catone
riusc a vedere il limitare della piazza darmi e il campo nemico pi in l. Sarebbero stati avvistati da
un momento allaltro, se non era gi successo. Batt con i talloni sui fianchi del cavallo per incitarlo.
Oh, Annibale. Oh!.
Il destriero si riscosse e si avvi al piccolo trotto. Dietro di lui, Stellano e poi Kastos ripeterono
lordine e un rombo sordo sostitu il leggero rumore di zoccoli dei cavalli che avanzavano. Catone
aveva esaminato attentamente il terreno nella valle prima di lasciare il forte e aveva scelto di dirigersi
verso una nuda sporgenza che si affacciava a un capo del passo. L il terreno offriva poca copertura e
sembrava abbastanza aperto per la cavalleria. Tir piano le redini per dirigere Annibale in quella
direzione e poi osserv il nemico. I cavalieri erano stati avvistati dagli uomini ancora nel campo, che
stavano gesticolando e indicando i due squadroni partiti dal forte. Un attimo dopo, il primo dei loro
corni suon lallarme per avvisare i compagni pi a monte. La squadra pi arretrata, a circa mezzo
miglio di distanza, ci mise solo un attimo a fermarsi e a fare dietrofront. Per un momento esitarono, poi
Catone li vide spiegarsi a ventaglio di fronte ai suoi. La maggior parte dei nemici era armata di scudi e
di lance, ma alcuni portavano armi pi semplici ed erano privi di armatura.
Catone condusse i Traci verso il fronte nemico al trotto serrato. Altri uomini si erano voltati a
guardare, incerti su come rispondere allinattesa reazione della guarnigione di Bruccium. A quella vista
Catone prov una momentanea soddisfazione. Anche la minima incertezza tra i nemici avrebbe
contribuito a ostacolare lattacco alla colonna dei rinforzi. I guerrieri di Carataco sarebbero arrivati alla
spicciolata e i rinforzi avrebbero avuto modo di schierarsi per la battaglia, anzich essere sorpresi
mentre erano in marcia. Con un po di fortuna, forse avevano gi visto il fumo del fuoco di
segnalazione e dato retta allavvertimento.
Altre tre squadre di nativi erano tornate indietro per affrontare i Traci e stavano attraversando di
corsa il campo aperto per prendere posizione ai lati dello schieramento. Quella vista non turb Catone,
che non aveva alcuna intenzione di attaccarli. Sarebbe stato un suicidio per un contingente cos ridotto,
per quanto a cavallo e ben armato, attaccare a testa bassa una forza di fanteria soverchiante. Non era il
piano di Catone. Il vero pericolo era costituito dai cavalieri nemici. Erano di gran lunga pi numerosi
dei due squadroni e, cosa ancora pi preoccupante, avanzavano pi in fretta di loro. Se fossero riusciti
ad attaccare e a bloccare i Traci abbastanza a lungo da consentire alla fanteria di intervenire sarebbe
finito tutto molto rapidamente, e i due squadroni annientati sarebbero stati solo linizio delle perdite
romane della giornata.
Il fronte nemico era a circa un quarto di miglio di distanza e Catone stim rapidamente il loro
numero sui cinquecento uomini. Alz la lancia e indic il fianco destro dello schieramento, verso la
sporgenza sul lato della montagna che dominava il passo. A destra!.
Part nella nuova direzione e i suoi uomini voltarono i cavalli per seguirlo. I nemici, temendo
che tentasse di aggirare il loro schieramento, si fecero prendere dal panico prima che i loro comandanti
li incitassero e li costringessero a spiegarsi grossomodo in unellisse, brulicante di lance e altre armi. I
cavalieri romani continuarono la loro avanzata e passarono abbastanza vicino ai guerrieri siluriani da
sentire chiaramente le loro grida di battaglia e gli insulti. Parecchi Traci risposero nello stesso modo
finch il centurione Stellano non li zitt furibondo.
Tenete chiuse quelle bocche del cazzo o vi punir non appena torniamo al forte!.
Proseguirono al trotto fino al terreno in salita sotto la sporgenza. Alla loro sinistra cera il
sentiero che portava alla valle, passando per una sottile cintura di abeti prima di salire verso il valico tra
i due monti. Catone vide squadre di guerrieri nemici arrampicarsi con grande cautela ai lati del sentiero
per appostarsi e attaccare la colonna dei rinforzi. Davanti a loro cera la cavalleria di Carataco: un
drappello di cavalieri avvolti in mantelli sgargianti era raggruppato intorno al lungo vessillo
ondeggiante del loro comandante. I cavalieri nemici erano abbastanza lontani da non costituire un
pericolo immediato per i Traci, calcol Catone. Voltandosi a guardare, vide che i guerrieri che avevano
superato poco prima stavano nuovamente allargando i ranghi, disponendosi sul percorso che i Traci
avevano seguito dal forte, al fine di tagliare loro la via di ritirata. Adesso non potevano pi tornare
indietro, pens cupo Catone.
Annibale ansimava per lo sforzo di salire il pendio, ma Catone lo spron, tenendo un buon
passo, finch raggiunse la sporgenza e il terreno divent piano: una stretta striscia di ciuffi derba e
macchie di torba. Si volt a guardare a fondovalle. La fanteria nemica impegnata a isolare i Romani dal
forte stava risalendo con cautela e tenacia il pendio nella loro direzione. Dietro gli abeti Catone poteva
vedere oltre il valico ed ebbe un tuffo al cuore quando intravide la colonna dei rinforzi: un sottile nastro
di riflessi scarlatti proiettati dagli elmi lucidissimi. Una piccola forza di cavalleria marciava in coda,
proteggendo i carri e le carovane delle salmerie. Settecento o ottocento uomini in tutto, stim Catone
con un tuffo al cuore. Aveva supposto che il legato Quintato avrebbe mandato almeno il doppio di
legionari o ausiliari per scortare i rinforzi al forte prima di tornare a Glevum. La tenue speranza che
aveva nutrito che la colonna fosse abbastanza numerosa per aprirsi da sola un varco fino a Bruccium
era stata distrutta.
Secondo i calcoli di Catone, avevano marciato per quasi due ore e avevano percorso quasi
cinque miglia dallaccampamento della notte precedente. Era stato un bene che non avessero provato a
proseguire la marcia al buio per raggiungere Bruccium. In caso contrario, avrebbero rischiato di andare
a sbattere contro lesercito di Carataco e di essere spazzati via a un tiro di pietra dal forte. Finora non
sembrava che avessero visto il fumo del fuoco di segnalazione, o almeno non avevano ancora reagito a
quel segnale. Non avevano visto le squadre nemiche nascoste dietro le dune del terreno ai margini del
grande valico, n quelle che li aspettavano al varco dallaltra parte del sentiero che scendeva a valle.
Stavano cadendo nella trappola che Carataco aveva teso loro.
Stellano affianc lentamente il cavallo a quello del prefetto e lanci unocchiata alla scena che
si parava dinanzi a loro prima di girarsi verso Catone.
Ordini, signore?
Dobbiamo avvertirli del pericolo. Catone si volt per met sulla sella. Gli uomini alle
trombe! Suonate lattacco! Pi forte che potete!.
Gli uomini che portavano in spalla le lunghe trombe ricurve della cavalleria presero un respiro e
portarono gli strumenti alle labbra. Un istante dopo la breve sequenza di note rimbomb per tutta la
valle, riecheggiando tra i picchi rocciosi sopra i Traci. Catone indic la sporgenza.
Avanzeremo a cavallo fino a quel tratto e aggireremo lagguato nemico prima di raggiungere
la colonna. Le trombe continueranno a suonare durante lavanzata.
S, signore!, disse Stellano facendo il saluto.
Catone sollev la lancia e la punt in avanti. Seconda Coorte Tracia! Seguitemi!.
I cavalli si avviarono al piccolo trotto lungo la sporgenza e poi seguirono la linea del pendio.
Mentre si dirigevano verso il passo, Catone vide con sollievo che la colonna si era fermata. Adesso
riusciva a distinguere una centuria di legionari in prima linea, mentre il resto dei soldati brandiva gli
scudi ovali degli ausiliari. Ma non cera alcun segno di uno schieramento difensivo. Maledisse in
silenzio il loro comandante per la sua scarsa prudenza e spron Annibale. Qualche centinaio di passi
pi avanti e pi in basso lungo il pendio poteva vedere i primi uomini di Carataco che si radunavano
per lassalto. Anche loro erano stati avvertiti dagli squilli di tromba e Catone riusciva a scorgere i
puntini pallidi dei volti che guardavano dal basso il pendio. La sua mente stava studiando lo
schieramento delle forze nemiche e il terreno su cui si sarebbe combattuta la battaglia. Era ormai chiaro
che le possibilit di aprirsi un varco per il forte erano scarse. Non rimaneva che quella di ritirarsi verso
Gobannium combattendo. Se avessero raggiunto lavamposto e Carataco avesse deciso di assediare
anche quello, il suo esercito non sarebbe bastato per entrambe le fortificazioni romane. A quel punto
Macrone e il resto della guarnigione avrebbero avuto maggiori probabilit di sopravvivere.
I suoi pensieri furono interrotti dagli squilli dei corni celtici del gruppo di cavalieri radunati
intorno a Carataco. La nota fu subito ripresa dagli altri gruppi e poi il fragore delle loro scatenate
acclamazioni risal il pendio verso Catone e i suoi uomini come il ruggito di unonda. I guerrieri si
alzarono da terra e si lanciarono verso il fronte e i fianchi della colonna romana. Catone sent lansia
serrargli lo stomaco quando vide che nessuno degli uomini si muoveva.
Che cazzo stanno aspettando?, domand Stellano.
Poi, come in risposta alla sua domanda, i soldati della colonna cominciarono a spiegarsi intorno
alle salmerie e lo squadrone a cavallo si dispose su un lato formando una fila. Gli uomini erano ben
addestrati, Catone lo sapeva, ma era chiaro che avevano poche probabilit di portare a termine la
manovra prima che i guerrieri li attaccassero.
Cazzo, mormor tra s, poi si volt sulla sella per impartire un ordine. Non aveva altra scelta.
A quel punto cera solo una cosa da fare. Fermi! In riga e pronti a caricare!.
...
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CAPITOLO TRENTADUE.
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A caricare?, ripet il centurione Stellano, facendo girare il cavallo per guardare in volto il suo
superiore. Signore, non possiamo lanciarci alla carica gi per il pendio.  troppo ripido. Met dei
nostri uomini cadrebbe prima di guadagnare il passo.
Lo so, accidenti, scatt Catone. Ti sarei grato se non mettessi in discussione i miei ordini,
centurione. Adesso fai schierare gli uomini, e bada che tengano il mio passo. Non permetter a nessuno
di correre avanti, n di restare indietro. Raggiungeremo il campo di battaglia tutti insieme.  lunica
possibilit che abbiamo di sopravvivere.  chiaro?.
Stellano strinse i denti e annu, prima di girarsi e ripetere lordine. Schieratevi!.
I due squadroni si voltarono sulla sinistra e si spiegarono lungo il pendio. Catone guard gi e
vide che bisognava coprire pi o meno trecento passi di terreno ripido prima di trovarsi
sufficientemente in piano per dare lordine di attaccare. Non aveva intenzione di creare una folle
mischia sul campo, come avveniva con le cariche a cavallo di eserciti meno disciplinati. La cavalleria
romana era rigorosamente addestrata e la carica richiedeva unattenta valutazione della velocit. Si
lanciavano i cavalli al galoppo solo a cinquanta passi dallimpatto con il nemico. Nonostante ci,
lavanzata lungo il pendio doveva essere eseguita con cura per tenere insieme la formazione.
Guardando da entrambi i lati, Catone vide che i suoi squadroni erano pronti, gli uomini
stringevano forte le lance e gli scudi. I cavalli agitavano le code e alcuni scuotevano la testa,
percependo la tensione dei cavalieri. Catone alz la lancia in alto. Tenete la posizione. Quando sar
dato lordine di caricare, non fermatevi finch non raggiungerete la colonna Corvi Sanguinari,
avanti!.
Annibale si avvi al passo gi per il pendio. Durante la discesa, Catone guard davanti a s e
vide che i nemici pi veloci avevano raggiunto i rinforzi mentre stavano ancora facendo quadrato
intorno alle salmerie. I primi Siluri furono sgominati con facilit, ma con il crescere del numero dei
nemici che spingevano a fondo lattacco, i legionari in testa alla colonna non furono pi in grado di
portare a termine il cambio di formazione, e una linea di battaglia disordinata cinse rapidamente carri e
carovane assembrati nel mezzo. Lo squadrone a cavallo, poco distante, si gett nella mischia e fu
inghiottito dallorda di guerrieri siluriani che stava accerchiando la colonna romana.
Ai piedi del pendio la fanteria, che aveva seguito i Traci come unombra, si ferm e si volt ad
affrontare gli avversari. Tra le loro file Catone vide alcuni dei mantelli scuri dei druidi che lanciavano
grida di incoraggiamento ai guerrieri e maledizioni e sortilegi ai cavalieri in arrivo. Poco prima di
arrivare in fondo al pendio, Catone grid da sopra la spalla: Formazione a cuneo! Seguitemi!.
I comandanti degli squadroni trasmisero gli ordini e i soldati regolarono il passo cos che la
linea si trasformasse rapidamente in una punta di freccia, con dieci uomini a cavallo in coda, pronti a
colmare eventuali vuoti lasciati dai compagni caduti. Avrebbero dovuto sfondare la linea nemica, allo
scopo di raggiungere la colonna accerchiata, perci Catone cambi gradualmente la direzione e punt
verso il fianco destro dellavversario. Il nemico era ormai a non pi di un centinaio di passi di distanza
e i pi indisciplinati stavano scagliando frecce nella loro direzione. La loro gittata era troppo corta e
Catone diede di sprone al cavallo e grid lordine: Al galoppo!.
Con uno scatto in avanti, Annibale aument il passo. Il terreno rimbomb e nellaria
echeggiarono il tintinnio dei morsi, il clangore degli scudi e il cigolio del cuoio. Il divario tra i due
schieramenti si ridusse rapidamente, Catone strinse pi forte il manico dello scudo e alz la lancia
sopra la testa, pronto a colpire i nemici. Vedeva i loro volti poco pi avanti e lesse le loro espressioni:
paura, esaltazione e cupa determinazione. Prese un respiro e grid pi forte che pot per farsi sentire
sopra il frastuono: Corvi Sanguinari alla carica!.
I Traci ripeterono il grido mentre spronavano in avanti le cavalcature e si tenevano stretti alle
selle. Le note acute delle trombe fendettero la cacofonia degli zoccoli e delle grida di battaglia. Catone
si pieg in avanti, il fianco sinistro protetto dallo scudo, i muscoli del braccio destro tesi e pronti a
colpire il primo siluro che gli fosse capitato a tiro. La distanza si ridusse in quello che parve un istante e
lui vide due uomini scansarsi con un balzo proprio dinanzi a lui. Punt la lancia contro quello pi
vicino, ma il siluro fu pi veloce e la punta manc il bersaglio. Catone ritrasse la lancia mentre
Annibale continuava a correre, puntando dritto alle file nemiche. Un altro uomo, pi coraggioso questa
volta, tenne la posizione proprio dinanzi a lui e Catone punt la lancia nella sua direzione. Il siluro
stringeva uno scudo a forma di rombo con un motivo a spirale e brandiva una lunga spada sopra la
testa. Afferrando le redini con la mano dello scudo, Catone tir di lato la testa di Annibale e il cavallo
nitr quando il morso di ferro gli strinse la bocca. Annibale scart e il suo petto and a sbattere contro
lo scudo del guerriero, scagliandolo indietro. Catone men un colpo con la lancia e questa volta la
punta colp la coscia del nemico. Una ferita superficiale, ma abbastanza profonda da indurlo a cacciare
un grido di dolore e a levarsi di torno zoppicando. Il prefetto diede di sprone nel fianco del cavallo per
raddrizzarlo e proseguire. I Traci sfondarono la linea nemica su entrambi i lati. Catone vide uno dei
suoi uomini girarsi e rincorrere un nemico che fuggiva e gli grid: Lasciali andare! Va avanti! Va
avanti!.
Spron Annibale e continu a salire fino al passo, dove vide solo lo scintillio delle armi e di
alcuni vessilli che ondeggiavano sopra la cresta erbosa del pendio. Gli squadroni traci avevano
sfondato il fianco destro del fronte nemico e disperso i guerrieri. Voltandosi a guardare, Catone vide
con sollievo che la formazione era integra, anche se meno definita rispetto a prima dellurto della
carica. Non cerano spazi vuoti e non vide nessun uomo combattere con la fanteria nemica. Si sent
pervadere da unondata di euforia per quello sfondamento cos facile, poi si prepar per la vera
battaglia che doveva ancora arrivare.
Il cuneo raggiunse il valico e il durissimo scontro si par di fronte a loro in tutta la sua ferocia.
Migliaia di guerrieri nemici accerchiavano la colonna assediata. Non cera alcun segno di eventuali
superstiti dello squadrone che aveva compiuto la vana carica di poco prima. Su una piccola altura
Carataco e il suo seguito osservavano la battaglia in sella ai loro cavalli. Per un istante Catone fu
tentato dallidea di condurre i suoi uomini contro il generale nemico. Se fosse stato possibile ucciderlo,
il cuore e la mente della coalizione di trib che ancora si opponeva a Roma sarebbero stati eliminati.
Dopodich, finalmente, avrebbe potuto esserci la pace nella nuova provincia della Britannia. Ma prima
che potesse agire dimpeto e impartire lordine vide Carataco e i suoi sostenitori sopraggiungere a
cavallo, per unirsi alla battaglia sul lato opposto del perimetro romano incalzato dal nemico.
Davanti a Catone, lavversario pi vicino si volt attirato dal rumore dei Traci in arrivo.
Laspetto feroce che Querto aveva incoraggiato e la fama della loro crudelt parvero precederli e alcuni
dei membri delle trib si levarono di mezzo, lasciando solo i guerrieri pi baldanzosi a tenere il campo.
Dietro di loro Catone vide la massa brulicante del nemico che lui e i suoi uomini avrebbero dovuto
attraversare per raggiungere la colonna. E poi? Fuggire dal valico sembrava impossibile. Allontan
quel pensiero. Doveva concentrarsi solo sul presente. Condurre avanti i suoi uomini e continuare a
combattere il pi a lungo possibile. Se gli di lo aiutavano, poteva ancora uscirne vivo. Altrimenti
preg brevemente che la sua fine fosse rapida e relativamente indolore.
Annibale ansimava per lo sforzo della carica, ma continu ad avanzare con coraggio, scagliando
via due uomini, prima che un terzo menasse un colpo di spada sullarmatura di bronzo che proteggeva
la fronte e gli occhi del cavallo. Fortunatamente fu solo un colpo di striscio, ma il clangore dellimpatto
spavent lanimale, che simpenn e agit gli zoccoli. Catone si gett in avanti e si sforz di riprendere
il controllo della cavalcatura.
Calma, bello! Calma, lo ammans sottovoce. Annibale si lasci cadere in avanti e Catone
lo spron. Intorno a lui la formazione a cuneo si era sgretolata quando i Traci erano piombati tra le file
della fanteria nemica, lanciando grida di battaglia mentre menavano colpi a destra e a manca con le
lunghe lance e infilzavano gambe, braccia e corpi dei Siluri. Catone si guard intorno e vide che alcune
selle erano vuote. A poca distanza, un uomo era stato accerchiato da guerrieri che tentavano di colpirlo,
mentre lui cercava di non fermarsi e di non prestare il fianco agli attacchi. Ma erano troppi e quando
alz il braccio per colpire con la lancia, unascia si abbatt sulla sua schiena con un rumore sordo,
senza tagliare la cotta di maglia ma rompendogli lo stesso le ossa. La lancia gli cadde dalle dita, un
momento dopo fu disarcionato e Catone non lo vide pi.
La voce del centurione Stellano si lev al di sopra della battaglia, roca e tesa. Avanti, ragazzi!
Andate avanti!.
Catone prosegu, tenendo lo scudo alzato e il braccio della lancia teso. Un guerriero pi
anziano, nerboruto e con i capelli grigi arruffati, balz fuori dalla calca brandendo unascia. Digrign i
denti in un ringhio feroce quando vide lufficiale romano e si lanci alla carica. Catone si sporse in
avanti e attacc con la lancia. La punta colp il bersaglio, conficcandosi nellinguine delluomo, che si
pieg in due, lasci cadere lascia e cadde carponi. Catone lo aveva gi superato e stava cercando il suo
prossimo nemico. Era cos concentrato sul combattimento che per poco non si accorse di aver raggiunto
lo schieramento romano. Nelle file dei Siluri si apr un varco e gli uomini armati di pesanti scudi
rettangolari delle legioni fecero la loro comparsa. Catone si ferm bruscamente e grid: Aprite le file!
Lasciateci passare!.
Nessuna reazione. Gli occhi socchiusi dei legionari lo guardavano con sospetto da sopra il
bordo degli scudi. Su un lato Catone vide il sottile cimiero di un optio e punt la lancia nella sua
direzione.
Tu! Ordina ai tuoi uomini di aprire le file!.
Loptio lo fiss un istante, poi url lordine ai suoi uomini. Con suo grande sollievo Catone
vide gli scudi aprirsi e spron Annibale attraverso il varco, nello spazio alle spalle dei soldati romani.
Si gir subito e brand la lancia. Corvi Sanguinari! Corvi Sanguinari! Seguitemi!.
Altri uomini si riversarono attraverso il varco, uno alla volta o in piccoli gruppi, mentre si
liberavano dei Siluri combattendo. Catone vide che la maggior parte dei due squadroni ce laveva fatta.
Un pugno di uomini era rimasto separato dalla formazione e vide gli ultimi di loro, a non pi di trenta
passi di distanza, disarcionati con violenza dai cavalli e inghiottiti in un vortice di guerrieri nemici. Le
armi insanguinate dei guerrieri nativi si alzarono e si abbassarono, prima di riprendere lattacco alla
colonna dei rinforzi.
Catone rimise il manico della lancia nel suo fodero e grid: Centurione Stellano! Decurione
Kastos! Seguitemi!.
Eccomi, signore!. Stellano infil il cavallo tra i cavalieri che giravano in tondo nello spazio
vuoto tra i legionari e i carri.
Dov Kastos?
 stato colpito al petto da una lancia ed  caduto l dietro.
Catone annu. Allora assumo il comando diretto del suo squadrone.
Per tutti gli inferi, tu chi sei?, li interruppe una voce. Catone si volt e vide un tribuno in
piedi su uno dei carri nelle vicinanze. Un uomo alto e grosso, di qualche anno pi vecchio di lui.
Catone gir il cavallo e and verso il carro.
Prefetto Quinto Licinio Catone, comandante a Bruccium.
Lufficiale fece un cenno di saluto. Tribuno Mancino, signore. Della Quattordicesima. Cosa ci
fai qui?.
Catone ignor il tono brusco. Speravo di aiutarvi ad aprirvi un passaggio fino al forte. Ma
sembra che abbiate i ranghi un po ridotti per unazione del genere.
Mancino scosse la testa con ironia. Sono daccordo. Ma il legato ha detto che la scorta sarebbe
stata sufficiente. Non  stata una decisione saggia.
Gi. Qual  il tuo piano?
Piano?. Il tribuno indic la battaglia che infuriava intorno ai carri. I feriti venivano trascinati
via dalla prima linea di combattimento e appoggiati alle ruote. Tu che ne dici?. La voce del tribuno
era tesa. Lottiamo per la vita.
Esit brevemente, prima di cedere il comando. I tuoi ordini, signore?.
Catone si guard intorno e vide che per il momento i soldati romani tenevano duro. Si volt
verso Mancino. Dobbiamo aprirci una via duscita combattendo. Non possiamo andare avanti, il
nemico  ancora pi numeroso dalla parte del forte. Dobbiamo dirigerci verso Gobannium.
Il tribuno torse le labbra. Potrebbe non essere cos semplice, signore. Siamo stati seguiti da
bande di guerrieri subito dopo aver lasciato Gobannium. Ci sono stati alle calcagna fino a stamattina e
poi sono scomparsi. O almeno credo.
Be, quella  lunica direzione che ci rimane. Catone trasal quando una freccia colp di
striscio il suo scudo e fu deviata in alto sopra lelmo. User i miei uomini per aprirci un passaggio.
Ordina alla fanteria di serrare le file e ci metteremo in marcia. Vuota tre dei carri per i feriti. Il resto
dovr essere abbandonato. La prospettiva di un bottino rallenter almeno una parte del contingente
nemico.
Mancino annu, e si volt per gridare ordini a uno dei plotoni in attesa nella sua piccola riserva.
Gli uomini deposero gli scudi e si misero a scaricare gli ultimi tre carri, buttando lequipaggiamento e
le scorte dei viveri sul terreno, reso scivoloso a causa del fango rimestato dalle ruote pesanti, dagli
zoccoli e dalle calighe dei legionari. I feriti furono sollevati e sistemati bruscamente sul fondo del
primo carro. Catone sapeva che altri feriti lo avrebbero presto riempito e che sarebbe accaduta la stessa
cosa con gli altri veicoli.
Mentre i legionari preparavano i carri, Catone ordin a Stellano di schierare i Traci dallaltra
parte del sentiero, in fondo al perimetro.
Loptio responsabile della riserva si avvicin e fece il saluto. Signore, e gli animali da tiro? Li
portiamo con noi o li uccidiamo?.
Catone guard i muli e i buoi attaccati ai carri che venivano abbandonati. Non aveva nessun
senso lasciare che il nemico li utilizzasse. Era consuetudine eliminarli piuttosto che lasciare che fossero
catturati. Tuttavia potevano tornare molto utili. Ripens un attimo al suo piano, quindi disse alloptio:
Falli liberare dai finimenti e spostali davanti ai Traci. Hai le borse del foraggio?
S, signore.
Allora attaccane una ai finimenti di ogni animale.
Signore?. Loptio parve sorpreso e poi annu obbediente. S, signore.
Provvedi. Pi presto che puoi.
Loptio corse a eseguire gli ordini e Catone si ferm per fare il punto della battaglia. Aveva
perso un terzo dei suoi uomini. Non gli erano rimasti pi di quaranta Traci. La colonna dei rinforzi
stava andando meglio, grazie al muro di scudi che era in grado di opporre al nemico. Subiva molte
meno perdite rispetto ai Siluri, dotati di armi leggere, ma non avrebbe resistito a lungo. Indossare
unarmatura pesante stancava i soldati. Ecco perch nelle grandi battaglie pianificate i legionari
combattevano a turni. Ma non avrebbero avuto tregua sulla strada di ritorno verso Gobannium, realizz
Catone. Di l a poche ore, sarebbero stati stremati e sarebbero diventati facili prede per il loro agile
nemico.
Mentre aspettava che i suoi ordini fossero eseguiti, Catone ripercorse mentalmente la loro via di
fuga. Il sentiero attraversava il passo e scendeva nella valle successiva. L il valico si restringeva ed era
fiancheggiato da una fitta foresta di pini. Se fossero riusciti a raggiungerla, una retroguardia avrebbe
potuto tenere a bada il nemico abbastanza a lungo da permettere al resto della colonna di fuggire. O
almeno di guadagnare sufficiente vantaggio per raggiungere Gobannium.
Oltre le teste degli uomini che combattevano, Catone vide Carataco e la sua scorta che
spronavano i loro guerrieri. Per un breve istante, Catone intu che il comandante nemico lo stava
fissando, sempre determinato a eliminare la guarnigione di Bruccium fino allultimo uomo, insieme a
ogni altro romano che gli sbarrasse la strada. Poi Carataco spron il cavallo, si diresse verso un altro
gruppo del suo esercito e smont per immergersi nella battaglia.
Il tribuno Mancino si avvicin e si ferm al fianco del prefetto per osservare landamento della
lotta impari che infuriava intorno a loro.
A cosa ti servono gli animali da tiro?, domand Mancino.
Se hai letto Livio, allora dovresti riuscire a indovinarlo.
Livio?. Mancino si strinse nelle spalle. Non era nel mio programma di studio, purtroppo,
signore.
Peccato. Pu tornare utile. Catone vide che gli animali e i Traci erano in posizione e che
lultimo dei tre carri era stato girato ed era pronto a partire. Siamo pronti, tribuno. Quando dar
lordine gli animali forniranno una specie di diversivo. La mia cavalleria li seguir e prover ad aprire
la strada alla colonna. Metti subito in marcia i tuoi uomini. In file serrate e con gli scudi rivolti verso il
nemico. Se puoi salvare i feriti, fallo. Ma se escono dalla formazione e non  possibile salvarli, lasciali.
Sono stato chiaro?
S, ma  difficile da digerire, signore.
Mi dispiace. Non possiamo permetterci di rallentare la colonna per nessuna ragione. Non se
c qualche possibilit di salvare degli uomini, almeno.
Ho capito, signore.
Bene. Allora mettiamoci al lavoro. Catone schiocc la lingua e fece passare Annibale davanti
ai carri abbandonati fino ai ranghi serrati dei Traci. Vide loptio intento a controllare che le ultime
borse del foraggio venissero legate ai muli e ai buoi nervosi, radunati insieme dietro la fila di ausiliari
che difendevano la parte posteriore del perimetro.
Optio, hai lacciarino con te?.
Luomo diede un colpetto sulla borsa di cuoio appesa a una cinghia a tracolla. S, signore.
Allora accendi subito un fuoco. Appena hai fatto, ordina ai tuoi uomini di accendere qualche
fuscello di paglia e di appiccare il fuoco alle borse del foraggio.
Loptio inarc le sopracciglia per la sorpresa, ma annu e si mise al lavoro. Catone si diresse
verso il centurione al comando della retroguardia.
Qual  la tua unit, centurione?.
Lufficiale, dallaspetto rude e dalla carnagione scura, fece il saluto. Quarta Coorte Ispanica,
signore.
E come ti chiami?
Centurione Fernando, signore.
Quando do lordine, voglio che i tuoi uomini si tirino da parte e lascino passare gli animali.
Dovranno farlo rapidamente se vorranno evitare di essere travolti.
S, signore.
Era tutto pronto e Catone torn al suo posto alla testa dei Traci. Dinanzi a lui loptio aveva
acceso un piccolo fuoco, alimentato con manciate di foraggio secco. Non appena le fiamme
attecchirono fece segno agli uomini di procedere e questi accesero dei fuscelli di paglia attorcigliati e
corsero ai loro posti dietro gli animali, dove attesero lordine. Catone mont in sella e afferr la lancia.
Accendetele!.
Al suo ordine, i legionari infilarono le torce di fortuna nelle borse del foraggio e il materiale
secco prese subito fuoco. Sottili fili di fumo salirono a spirale nellaria e le fiamme si diffusero
rapidamente. Il calore e il bagliore spaventarono gli animali, che presero a spintonarsi luno con laltro.
Catone attese ancora qualche secondo, per assicurarsi che fossero abbastanza agitati da lanciarsi in
avanti non appena avessero avuto campo libero. Uno dei buoi emise un lancinante muggito di paura e
dolore e batt una zampa anteriore.
Ora, Fernando!.
Il centurione ausiliario prese un respiro e url: Quarta Ispanica! Aprite le file!.
La prima linea si apr, gli uomini al centro arretrarono e si tirarono da parte. Si mossero
abbastanza rapidamente da sorprendere il nemico che si trovava di fronte al varco, le armi alzate e gli
occhi sbarrati. Il bue mugghi di nuovo e le fiamme della borsa del foraggio cominciarono a mordergli
la pelle. Con uno sbuffo si lanci verso il varco, cercando di sfuggire alla paglia che gli bruciava sulla
groppa. Gli altri animali si misero a correre per sfuggire allo stesso tormento, dirigendosi verso i ranghi
serrati dei Siluri. Non cera nessuna possibilit di scansare la mandria che correva tumultuosa e gli
uomini furono spinti indietro dallimpeto delle bestie terrorizzate. Con un grido il primo di loro cadde
sotto gli zoccoli e fu travolto dagli animali da tiro, che emergevano come un torrente impetuoso dalla
formazione romana. Niente poteva fermare la mandria di muli e di buoi in preda al panico. I muggiti e i
ragli fendevano laria mentre le fiamme, alimentate dai movimenti frenetici degli animali in fuga,
divampavano dietro di loro, accrescendo il terrore.
Catone attese che anche lultimo animale fosse fuggito e poi punt la lancia. Corvi Sanguinari!
Facciamogliela vedere!.
Non era un ordine formale, lo sapeva, ma era inequivocabile, e i suoi uomini spronarono i
cavalli e si lanciarono alla carica, attraverso il varco. Catone e lo squadrone del defunto Kastos
attaccarono a sinistra, Stellano e gli altri a destra, travolgendo i Siluri sparpagliati e terrorizzati,
colpendo ripetutamente con le lance, falciando il nemico in fuga. Non appena lultimo cavaliere ebbe
superato la colonna, il tribuno Mancino diede lordine di muoversi e gli uomini protetti dal muro di
scudi cominciarono a indietreggiare sul sentiero che portava al valico in direzione di Gobannium. I
Siluri tenevano il passo, menando colpi furiosi agli scudi e arrischiando ogni tanto un affondo a una
gamba esposta o in un varco tra gli scudi. Dal canto loro, anche i Romani menavano colpi di spada al
nemico; alcuni erano ancora armati di giavellotto e sfruttarono la maggiore portata di quelle armi con
efficacia, infilzando qualunque nemico si avvicinasse troppo al muro di scudi. Gli uomini della colonna
si lasciarono dietro una scia di morti e moribondi, in gran parte nemici, ma anche alcuni romani, che
furono massacrati.
Gli animali si erano dispersi, correndo alla cieca nel vano tentativo di sfuggire alle fiamme che
gli divoravano la groppa, e tocc quindi a Catone e ai Traci tenere aperta la direzione di marcia.
Attaccarono su e gi per il sentiero, sgominando qualunque gruppo di nemici guerrieri che tentasse di
opporre resistenza alla formazione serrata mentre cercava di attraversare il passo. Come Catone aveva
sperato, il nemico si avvent sui carri abbandonati e li mise sottosopra in cerca di oggetti di valore,
armature e armi. Solo quando Carataco pass a cavallo davanti ai suoi sostenitori e li incit di nuovo ad
andare avanti la battaglia si riaccese sul serio.
Avevano percorso quasi un miglio, con poche perdite, quando raggiunsero una collinetta, poco
prima che la valle si restringesse. Catone stava radunando i suoi uomini per un altro assalto al nemico
quando il centurione Stellano, che cavalcava poco pi avanti, si ferm allimprovviso e fiss il lontano
pendio. Si volt e chiam freneticamente Catone.
Signore! Qui!.
Le bande di guerrieri nemici si erano ritirate e guardavano i Traci con circospezione, cos nella
breve tregua, prima di avanzare di nuovo, Catone spron il cavallo in avanti per raggiungere Stellano.
Mentre si portava a fianco del centurione il motivo dello sgomento di questultimo gli fu subito chiaro.
Il sentiero era bloccato da una barriera di rocce e alberi tirata su in fretta e furia. Una fila di pali
appuntiti alla belle meglio spuntava ad angolo dal terreno di fronte alla barricata e anche su entrambi i
lati, intorno agli alberi che tappezzavano la valle lunga e stretta, fino ai dirupi. Dietro a quelle difese
cerano i nemici, armi in pugno, che si rivolgevano a loro in tono di sfida. Quando Catone e un
manipolo di Traci raggiunsero il centurione, il volume dei loro insulti aument, finch le loro voci non
echeggiarono beffardamente tra i monti su entrambi i versanti.
Per un attimo Catone non cap. Non aveva visto alcun guerriero correre avanti per superare la
colonna. Poi comprese. Quelli erano gli uomini che avevano seguito Mancino. Lungi dallo scomparire,
lo avevano pedinato abbastanza a lungo da assicurarsi che cadesse nella trappola, per poi mettere in
atto lultimo punto del piano del loro comandante. Catone non pot fare a meno di ammirare lacuta
intelligenza del re dei Catuvellauni. Ancora una volta aveva messo nel sacco i suoi avversari romani.
Il momento pass e lammirazione di Catone si trasform in gelido terrore. Adesso le speranza
di sopravvivere erano ridotte allosso. Dovevano aprirsi un varco, o sarebbero certamente morti l.
...
.
...
CAPITOLO TRENTATRE'.
...
.
...
Devi tenere questa posizione fino alla fine, spieg Catone a Mancino. Un terzo degli uomini
sono gi caduti. Mi servir una centuria di ausiliari gallici per sfondare la barricata. Il che ti lascia con
pochi uomini. Stellano far il possibile per coprire i fianchi ma spetter al resto della scorta e ai
rimpiazzi della guarnigione tenere a bada il nemico.
Il tribuno annu e rinsald la presa sul manico dello scudo. Faremo il nostro dovere, signore.
Pi indietro, in direzione di Bruccium, i Siluri si stavano ammassando nella valle, preparandosi
in vista di un altro assalto agli scudi dei Romani con un crescendo di grida di battaglia.
Catone sorrise al tribuno. In questo caso il dovere non basta. Tu e i tuoi uomini dovrete essere
degli eroi.
Mancino sorrise. Morituri.
Catone scosse la testa. Non  proprio quello che avevo in mente. Ci vediamo dallaltra parte
della barricata quando abbiamo finito.
S, signore. Buona fortuna.
Catone annu e si allontan a grandi passi per raggiungere gli ausiliari della Prima Centuria
della coorte di Fernando. Si erano disposti in una colonna dalla testa arrotondata, affiancati per otto su
dieci file, a ranghi serrati. Catone aveva lasciato la sua lancia e Annibale nelle mani di uno dei feriti in
grado di camminare e sguain la spada mentre prendeva posto nella prima fila della centuria. Il
comandante della coorte lo guard con espressione incerta.
Signore, dovrei essere io a comandare questo attacco. Questi sono i miei uomini.
E stanno eseguendo un mio ordine. Non chiederei loro di correre un pericolo che non
affronterei io stesso.
Fernando si strinse nelle spalle. Come desideri.
Catone annu. Torna dal resto della tua coorte. Qualcosa mi dice che il nemico non aspetter
ancora a lungo prima di tornare allattacco.
Il centurione chin il capo e si volt, tornando al trotto dai suoi uomini, allineati a destra dei
legionari incaricati di tenere il centro, mentre i rimpiazzi destinati al forte rimanevano sulla sinistra.
Oltre a questi cerano a malapena dieci uomini in ciascuno dei restanti squadroni traci alla fine di ogni
fila. Avrebbero tenuto a bada Carataco e la sua orda durante il primo assalto, ma dopo sarebbero stati
nelle mani degli di. Catone si schiar la mente, spost lo scudo davanti alla spalla sinistra e sguain la
spada.
Avanti, tenete il mio passo!, ordin. Gli ausiliari intorno e dietro di lui si irrigidirono, le facce
indurite dalla determinazione. Come lui, sapevano che la loro sopravvivenza e quella dei compagni
dipendevano dalla loro capacit di sfondare la barricata e poi di tenere il varco aperto abbastanza a
lungo da permettere al resto della colonna di ritirarsi lungo il sentiero che tagliava la pineta.
Uno! Due!, ripet pi volte Catone, e la formazione avanz serrata e con passo pesante verso
la fila di pali a meno di cento passi. Poco pi in l, i guerrieri nemici allineati davanti alle difese
brandivano le armi e sfidavano i nemici a farsi avanti e a ingaggiare battaglia. Dietro di lui Catone ud
il suono dei corni di guerra e un grande boato quando il resto dei Siluri si lanci verso la sottile colonna
romana che copriva la ritirata.
Passo dopo passo gli ausiliari percorsero il sentiero in direzione del nemico, poi Catone vide un
uomo arrampicarsi in cima alla barricata e mulinare un laccio di cuoio sopra la testa.
Su gli scudi! Formazione a testuggine!.
Le file interne della formazione sollevarono gli scudi, una dopo laltra a partire dalla prima
linea, e dietro gli scudi la centuria divenne un mondo pieno di buio, respiri affannati, odore di sudore e
preghiere mormorate agli di. I suoni ovattati provenienti dallesterno furono improvvisamente
soffocati dal clangore dei colpi di fionda che andavano a segno, percuotendo la superficie di cuoio dei
loro ripari. Catone abbass la testa fino a ridurre il suo campo visivo alla fessura sopra il bordo del suo
scudo e alz la voce mentre continuava a dare il ritmo: Uno! Due!.
Un grido di dolore squarci laria quando uno degli ausiliari fu colpito allo stinco da un
proiettile che gli distrusse losso. Usc dalla formazione e si copr il corpo con lo scudo, mentre un altro
uomo prendeva il suo posto. La pioggia di colpi si intensific appena raggiunsero la fila di pali e
Catone ferm la formazione. Ordin a due uomini di divellere il primo palo. Un altro ausiliario fu
colpito quando un sasso rimbalz su uno scudo e lo centr in faccia, ferendogli una guancia e
accecandogli un occhio. Emise un mezzo gemito ma rest al suo posto.
Bravo, soldato, grid Catone nella sua direzione.
Un primo palo fu estratto, poi un altro, sotto una pioggia di colpi di fionda e di sassi che si
schiantavano sugli scudi. Poi si udirono un grido e lo squillo di un corno. Catone arrischi unocchiata
sopra lo scudo e vide i guerrieri nemici che si arrampicavano sulla barricata e si lanciavano in avanti
per assalire gli ausiliari.
Eccoli! Tenetevi forte!.
Un attimo dopo Catone si sent scaraventare addosso il suo scudo. Barcoll indietro di un passo
prima di spingere di nuovo in avanti come una furia e ricomporre la prima linea della formazione. Si
abbatterono altri colpi e delle mani cercarono di strappargli via lo scudo mentre i Siluri si sforzavano di
arrivare al nemico. Ma gli ausiliari tennero il campo e menarono colpi di spada verso i guerrieri che li
circondavano. I due uomini alle prese con i pali continuarono a lavorare, strappandoli da terra tra i
grugniti.
Allimprovviso nellaria rimbomb un crac assordante, una pioggia di schegge schizz
attraverso le fessure tra gli scudi, e un ampio raggio di luce penetr nelloscurit. Catone si guard
intorno e vide un enorme guerriero siluriano, nudo a parte un perizoma e con il corpo possente
tappezzato di tatuaggi a spirale, che sollevava dietro la testa un pesante martello da guerra per vibrare
un altro colpo. Il primo aveva distrutto lo scudo e sfondato il petto delluomo che lo stringeva, il quale
adesso giaceva a terra e sbatteva le palpebre con il sangue che gorgogliava e spruzzava tra le labbra. Il
martello rote nellaria disegnando un minaccioso arco e si abbatt di nuovo, scagliando un altro uomo
in mezzo ai suoi compagni.
Cazzo!, grugn Catone quando due guerrieri nemici penetrarono a forza nel varco. Il primo
impugnava una lancia da caccia e la infil nello stomaco di un ausiliario. Il secondo entr come un
fulmine, impugnando una piccola ascia che abbatt sullavambraccio di un altro soldato. La formazione
si stava rompendo, gli altri uomini indietreggiavano istintivamente.
Mantenete le vostre posizioni!, grid Catone. Poi delle dita afferrarono il bordo del suo scudo
e cercarono di strapparglielo. Catone men la spada sulle nocche dellavversario e fu ripagato da un
lancinante grido di dolore quando due dita volarono via e il guerriero ritrasse di scatto la mano
mutilata. Il prefetto vide il gigante con il martello da guerra abbattere un altro uomo con un colpo in
testa che sfond lelmo e il cranio dellavversario. Dalla faccia e dalle orecchie della vittima esplose
sangue. Altri nativi erano riusciti a farsi strada nella formazione. Catone si accorse subito che non
avrebbero retto e che sarebbe stato un suicidio proseguire con il suo piano originale.
Con una fitta di frustrazione tir un respiro profondo. Ritirata! Ritirata!.
Tenne lo scudo alzato mentre ripiegava passo dopo passo. Gli uomini serrarono i ranghi e
fecero lo stesso mentre Catone dettava landatura. I nemici non li mollarono; il gigante che guidava
lattacco menava colpi di martello e massacrava un ausiliario dopo laltro. Catone sapeva che doveva
essere eliminato prima che fiaccasse lo spirito dei superstiti della centuria. Ferm la formazione e attese
che il martello si alzasse di nuovo in aria, pronto per un altro colpo dallalto. Poi si lanci in avanti,
picchiando lo scudo contro la faccia del gigante. Il naso del guerriero si ruppe con un lieve crac,
Catone comp con la spada un breve arco intorno al bordo dello scudo e lo trafisse sotto lascella.
Laffondo non fu abbastanza potente per penetrare nelle costole dellavversario: la lama non gli inflisse
che un taglio superficiale sulla pelle tatuata. Catone non attese di finire il lavoro, ma arretr e continu
a ordinare la ritirata della centuria. Vide il sangue colare dal viso del gigante, che barcollava intontito. I
suoi compagni si lasciarono sfuggire un gemito dangoscia a quella vista e si allontanarono dagli scudi
degli ausiliari, abbastanza da lasciare un varco tra i due schieramenti. A terra giacevano molti pi Siluri
che Romani, e la vista del muro di scudi e delle punte letali delle spade che spuntavano nel mezzo bast
a dissuadere il nemico dal rinnovare lattacco. Si accontentarono di schernire i Romani in ritirata prima
che uno dei loro capi avesse la presenza di spirito di urlare ai suoi di piantare di nuovo i pali che erano
stati strappati.
Catone condusse gli uomini fuori dalla portata delle fionde e poi ordin di allinearsi per coprire
la ritirata del resto della colonna. Quando pot rivolgere lattenzione allo scontro che infuriava
dallaltra parte della linea di battaglia principale, vide i nemici ripiegare anche l. Ma i Romani
avevano pagato un pesante prezzo e lo schieramento era formato per la maggior parte da non pi di una
fila di uomini. Catone si rese conto che lattacco successivo lo avrebbe sicuramente spezzato.
Raggiunse svelto il tribuno Mancino, che si stava facendo bendare una ferita al braccio da un
attendente.
Non possiamo passare, lo inform Catone.
Ho visto. Mancino sbuff. Non possiamo combattere e farci strada fino a Bruccium. Non
possiamo ritirarci a Gobannium. Non c molto da scegliere, signore.
No. Catone indic una montagnola al centro del passo. Quel posto fa per noi.
Il tribuno esamin la posizione e si strinse nelle spalle. Un posto vale laltro per unultima
resistenza.
Sar meglio che ci mettiamo in posizione prima che Carataco ci attacchi di nuovo.
Mancino annu e conged lattendente con un gesto, non appena ebbe finito di bendargli il
braccio. I tre carri furono portati in cima alla collinetta e le bestie furono portate a poca distanza prima
di essere sgozzate. Catone ordin a Stellano di radunare i Traci: dodici erano ancora vivi ed erano
riusciti a salvare altre tre cavalcature.
Ci disporremo davanti ai carri e colmeremo eventuali varchi se il nemico riuscir a passare.
Stellano inarc un sopracciglio. Se?.
Catone ignor lappunto e guard i legionari e gli ausiliari che cominciavano a ripiegare intorno
allaltura. Il nemico sapeva che la fine era vicina e cominci ad avanzare lentamente, mentre Carataco
ordinava con un cenno agli uomini che presidiavano il passaggio di unirsi alla carneficina. Il gigante
insanguinato si era ripreso dal colpo alla testa, si era arrampicato con agilit sulle barricate con il
martello in pugno e si stava facendo largo tra i pali per guidare il suo schieramento, pi numeroso di
quello dei Romani sopravvissuti.
Lultimo legionario raggiunse a fatica la sua posizione sullaltura e si volt ad affrontare il
nemico. Molti erano gi feriti e avevano stracci sporchi di sangue legati alla belle meglio intorno alle
braccia o alle gambe. Gli scudi erano tutti ammaccati e alcuni bordi si erano spaccati sotto i violenti
colpi di spada e di ascia. Stellano tenne fermo Annibale mentre Catone montava in sella. Dal suo punto
di osservazione, il prefetto gir lo sguardo sul piccolo cerchio di soldati che attendevano spalla a spalla
e in silenzio. I feriti sui carri potevano soltanto guardare impotenti. Alcuni impugnavano spade, altri
pugnali, anche se Catone non era sicuro se intendessero usarli per combattere fino allultimo respiro o
per porre fine alla propria vita, piuttosto che affrontare la possibilit di essere torturati dai Siluri. I
vessilliferi delle due coorti erano in piedi su uno dei carri, a cassetta. Da l le insegne dellunit
avrebbero sventolato sopra le teste degli uomini fino alla fine.
Mancino si avvicin a Catone e gli porse la mano. Mi rincresce che la nostra conoscenza sia
stata cos breve, signore. Mi rincresce che tu non sia rimasto al forte.
Catone sospir e indic il contingente dei rinforzi. Dovevano unirsi alla mia unit. Non potevo
stare a guardare e lasciare che fossero massacrati.
Mancino sorrise. Hai una visione piuttosto tradizionale di quale sia il dovere di un
comandante.
Pu darsi, ma il grado comporta oneri e onori. Catone port una mano a coppa intorno alla
bocca e grid: Uomini! Mi dispiace per questa situazione, oggi ci rimane un solo compito.
Abbattiamo tutti i bastardi che possiamo prima di cadere. Ogni nemico che muore per mano nostra  un
nemico in meno che Roma deve affrontare. Saremo vendicati. Potete starne certi. Ci penseranno i nostri
compagni. Rendiamoli orgogliosi! Quanto al nemico, facciamogli vedere come muoiono i Romani!.
Sguain la spada e la punt in alto. Per Roma e per lImperatore!.
Per Roma!, ripet in parte Mancino, e il grido fu ripreso tuttintorno alla collinetta dagli
uomini pronti a vendere cara la pelle.
Catone vide il comandante nemico e i suoi compagni sopraggiungere a cavallo alla testa delle
forze dei Siluri e si domand se Carataco potesse offrire loro una possibilit di arrendersi. In tal caso,
sapeva di non poter accettare. Dopo i crudeli massacri che Querto aveva perpetrato nei confronti delle
loro famiglie, gli uomini delle trib non avrebbero mostrato nessuna piet per i prigionieri romani, che
potevano solo aspettarsi di vivere abbastanza a lungo da subire una fine spietata e dolorosa. Ma
Carataco non diede alcun segno di volergli offrire una scelta del genere. Quando chiam a gran voce i
suoi uomini, nelle parole che pronunci nella sua lingua nativa risuon una distinta nota di trionfo. I
guerrieri nemici scivolarono intorno allaltura fino a circondarla completamente e solo allora
cominciarono a farsi sotto. Le loro grida erano assordanti e avevano le facce trasfigurate dallodio e dal
trionfo mentre agitavano i pugni e mostravano gli scudi e le armi ai Romani. Allultimo istante, quando
non erano che a pochi passi di distanza, un impulso si diffuse tra le file siluriane e i guerrieri si
lanciarono alla carica, impattando contro gli scudi e cercando disperatamente di aprire dei varchi tra di
essi per colpire gli uomini che si nascondevano l dietro.
Per un po la formazione resse e i Romani combatterono con una ferocia disperata pari a quella
dei loro avversari. I Siluri caddero davanti gli scudi e i loro compagni furono costretti a scavalcarli per
arrivare ai legionari e agli ausiliari. Ma uno dopo laltro i difensori della collinetta cominciarono a
cadere, e con ogni caduto lanello si stringeva intorno ai carri e ai cavalieri ai loro lati. Catone decise di
lanciarli unultima volta contro Carataco, sperando in un miracolo che consentisse loro di avvicinarsi
abbastanza da uccidere il comandante nemico. Ma Carataco si tenne indietro, rimanendo con i suoi
uomini a osservare la distruzione di quel che restava della colonna dei rinforzi.
Catone si sofferm per un attimo a pensare alle circostanze della sua morte. S, era stato
avventato a correre in soccorso degli uomini che ora erano intorno a lui, ma non avrebbe potuto vivere
in pace con se stesso se non lo avesse fatto. E cera stata leuforia per la sconfitta di Querto. Catone non
aveva sconfitto solo il trace, ma anche la propria paura di morire. Era stato liberatorio affidare la sua
vita al suo coraggio e alla sua capacit con le armi. Forse era stato quel senso di trionfo a portarlo a
quella fine. Quello, e la speranza che le sue azioni potessero contribuire a salvare quegli uomini.
Adesso che erano spacciati, decise che avrebbe compiuto il sacrificio estremo almeno per Macrone. Se
avessero ucciso abbastanza Siluri, avrebbe potuto indebolire la loro volont di continuare ad attaccare il
forte. Trov un certo conforto nel pensare che lultimo atto utile della sua vita sarebbe stato aiutare
lamico pi sincero che avesse mai conosciuto.
A poca distanza il gigante che aveva fatto a pezzi la formazione a testuggine si lanci in avanti
per assestare un colpo a un legionario. Il soldato alz lo scudo per bloccare lattacco, ma limpatto
distrusse larma e gett in ginocchio luomo. Il siluro sferr un calcio e gett a terra lavversario. Con
un altro colpo gli sfond il petto e il romano giacque immobile sullerba macchiata di sangue.
Stellano!, grid Catone. Abbatti quello l.
Il centurione annu, abbass la lancia e spron il cavallo in avanti. Il siluro alz lo sguardo ed
emise un ringhio feroce nel vedere unaltra vittima. Poi alz il martello, che balen nellaria e colp il
cavallo su un lato della testa. Contemporaneamente Stellano affond la lancia e la punta trafisse il collo
taurino del gigante, fuoriuscendo da sopra la scapola. Lenergumeno lanci un grido di dolore e di
rabbia, interrotto bruscamente dal sangue che gli riemp la trachea e la bocca. Il cavallo barcoll di lato
e cadde, ruzzolando sul centurione e addosso ad altri tre legionari impegnati nel combattimento. Le
zampe dellanimale scalciarono, buttando gi altri due uomini e aprendo un varco nella formazione
romana. I Siluri si lanciarono subito in avanti, irrompendo tra i difensori della collinetta. Il gigante si
diresse barcollando verso il cavallo, ancora scosso dagli spasmi, e si chin per afferrare Stellano per il
collo. Il centurione poteva muovere solo un braccio e lo picchi contro la mascella del gigante, ma fu
come una carezza data a un cane. Un attimo dopo, le possenti mani delluomo gli torsero la testa di
colpo, spezzandogli il collo. Dopodich, con il sangue che gli colava dalla bocca, il siluro rote gli
occhi verso lalto e croll sulla sua vittima.
Altri Siluri si arrampicarono sui cadaveri e salirono su per il pendio, sparpagliandosi mentre si
avventavano contro i Romani. Con il perimetro ormai crollato, i soldati combattevano singolarmente.
Altri si misero schiena contro schiena o formarono piccoli gruppi, menando colpi feroci ai guerrieri che
li circondavano.
I vessilli!, grid Mancino mentre indietreggiava verso i carri. Si gir e guard Catone. Salva
i vessilli!.
Catone esit per un istante, combattuto tra il dovere di restare al fianco dei suoi compagni e
lonta che sarebbe ricaduta su tutti quanti se i vessilli fossero stati presi dal nemico. Poi si volt verso i
vessilliferi sul carro e rinfoder la spada. Dateli a me!.
I due uomini glieli consegnarono, Catone pass lo stendardo degli ausiliari a uno dei Traci e
tenne quello dei legionari, infilando il manico nella fodero della lancia. Un pugno di guerrieri siluriani
abbandon la battaglia ai piedi della collinetta e si lanci su per il pendio in direzione dei carri.
Via di qui!, grid Mancino a Catone mentre correva incontro al nemico, buttando a terra un
uomo con lo scudo e trafiggendone un altro allo stomaco. Liber la lama con uno strattone e vibr un
altro colpo prima di essere bloccato da altri tre uomini e gettato a terra. Grid unultima volta:
Andate!.
Catone diede di sprone. Corvi Sanguinari! Seguitemi!.
Si lanci al galoppo verso la mischia, con lintento di aprirsi un varco e correre al riparo degli
alberi, ora che lunit di blocco nemica aveva abbandonato la propria posizione per partecipare alla
distruzione della colonna romana. I cavalieri restarono compatti e gli uomini a terra davanti a loro si
scansarono alla svelta, voltandosi per tempestarli di colpi e fendenti al loro passaggio. Il fragore della
battaglia rimbombava nellaria, mentre intorno a loro infuriava un mare di armi e di sangue. Un
giovane dallo sguardo allucinato si avvent addosso a Catone, le mani protese per afferrare il vessillo, e
il prefetto romano gli sferr un calcio con la caliga. La suola chiodata colp il siluro in faccia,
scaraventandolo a terra. Attraversarono quel che restava della formazione romana e piombarono sulle
file dei Siluri.
Pi avanti, un guerriero pi furbo si scans al passaggio dei cavalli e poi affond la lancia da
caccia. Catone fece scartare il cavallo, ma il cavaliere che lo seguiva non si avvide del pericolo e la
lancia simpigli tra le zampe del suo destriero, che cadde in avanti, sbalzando il cavaliere di sella.
Piomb su un gruppo di nemici, buttandoli a terra, poi i guerrieri si gettarono su di lui come cani
selvatici. Un altro trace fu colpito da unascia che per poco non gli mozz una gamba allaltezza del
ginocchio, ma emise un grido di sfida e strinse i denti, premendo la coscia contro la sella e continuando
a cavalcare. Le file nemiche si stavano assottigliando e Catone vide che erano quasi usciti dalla
mischia. Dinanzi a loro cera il campo aperto, al termine della linea di ostacoli, dove gli alberi di pino
incontravano il lato sassoso del passo. Affond i talloni nei fianchi di Annibale e il cavallo si volt in
quella direzione. I Traci gli corsero dietro, spingendo da parte gli ultimi nemici, e poi si trovarono allo
scoperto, gli zoccoli che rimbombavano sul terreno torboso mentre tentavano disperatamente di salvare
i vessilli e quel che restava dellonore dal massacro che si consumava alle loro spalle.
Raggiunsero la fine della fila di pali e quando sinfilarono nel bosco rallentarono. Catone tir le
redini e si volt verso la collinetta. La battaglia era quasi finita. I Siluri stavano assalendo a frotte i
carri, menando fendenti ai feriti inermi che si trovavano allinterno. Erano rimaste solo poche sacche di
resistenza. Catone spron Annibale tra gli alberi, fuori dalla vista, prima che il nemico rivolgesse la sua
attenzione verso il pugno di cavalieri fuggiti. Tra i grossi rami dei pini, in alto, filtrava una luce verde
cupo, trafitta qua e l da raggi dorati. Il fragore del combattimento era attutito e tra le fronde
echeggiavano i cinguettii degli uccelli. Il terreno era coperto da aghi di pino e ramoscelli caduti nel
corso degli anni. I cavalli passarono fra gli alti tronchi, addentrandosi nel bosco. Catone sapeva che era
necessario ritornare sul sentiero appena possibile, per restare davanti al nemico. Se fossero rimasti tra
gli alberi, Carataco avrebbe potuto schierare i suoi guerrieri e prepararsi a dar loro il colpo di grazia.
Signore. Uno degli uomini interruppe i suoi pensieri e Catone alz lo sguardo.
Il trace indic luomo che era stato ferito al ginocchio. Dobbiamo provvedere a Eumene. Non
pu andare lontano con la gamba in quelle condizioni.
Catone vide che il soldato ferito soffriva atrocemente e che la gamba gli pendeva immobile dai
tessuti che continuavano a tenere unita larticolazione fatta a pezzi. Il sangue gocciolava dalla caliga sul
suolo della foresta. Scosse la testa. Non possiamo fermarci. Dovr tenere duro finch non avremo
messo una certa distanza tra noi e il nemico.
Signore, non pu proseguire a cavallo ancora per molto nelle sue condizioni.
Catone sapeva che era vero. Cos come sapeva che avrebbero corso un grande rischio se si
fossero fermati per occuparsi del ferito. Era terribile. Dovevano salvare i vessilli e arrivare a Glevum.
Era fondamentale che il governatore Ostorio sapesse dove si trovavano Carataco e il suo esercito il
prima possibile. Indur il cuore mentre rispondeva al soldato.
Bendalo e poi raggiungici. Deve continuare a cavalcare. Se non ci riesce, allora lascialo
indietro.
Amareggiato, il trace fece il saluto e si volt per andare ad aiutare il compagno. Dato lordine,
Catone fece schioccare le redini e fece cenno agli altri uomini di proseguire, dirigendosi verso la strada
per Gobannium.
...
.
...
CAPITOLO TRENTAQUATTRO.
...
.
...
Nel tardo pomeriggio il cielo si era fatto sgombro dalle nubi e il sole splendeva sopra il forte di
Bruccium. Macrone aveva ordinato di tenere acceso il fuoco di segnalazione e il pennacchio di fumo
grigio sinnalzava sopra la valle, ora che il vento era calato. Nelle ore passate da quando Catone aveva
condotto i due squadroni fuori dalla porta laterale, Macrone era rimasto nella torre sopra la porta
principale, il punto dosservazione pi elevato nel forte. Aveva visto i cavalieri salire fino alla
sporgenza e percorrere il fianco del monte fino a scomparire alla vista. Lultima banda di guerrieri era
sparita dietro la cresta in fondo al passo, dopodich il resto del campo nemico si era fermato e aveva
ripreso a far loro la guardia. Gli esploratori osservavano il forte a distanza di sicurezza, mentre i loro
compagni si dedicavano alle incombenze quotidiane, andando in cerca di cibo, legna da ardere e
legname per la costruzione di rifugi. Erano anche impegnati nella costruzione di protezioni contro i
giavellotti dei difensori, per quando fosse stato dato di nuovo lordine di attaccare il forte.
A quanto pare, questi barbari sono in grado di imparare, borbott Macrone in tono sarcastico.
Poi la sua espressione torn fissa e severa, quando volse di nuovo lo sguardo verso il passo. Era
tormentato perch ignorava come stesse andando lazione disperata del suo amico. La guarnigione
aveva un gran bisogno degli uomini della colonna dei rinforzi e di quelli della scorta. Bruccium
avrebbe potuto resistere facilmente a qualsiasi assalto nemico, grazie alle forze combinate delle due
coorti e dei soldati mandati ad assicurarsi che i rinforzi arrivassero senza correre pericoli. Guardando
lungo le mura, si rese conto a malincuore di quanto si fossero assottigliate le file dei suoi uomini.
Aveva meno di duecento effettivi. Se Carataco avesse ordinato un attacco prima del ritorno di Catone,
probabilmente i Siluri avrebbero sopraffatto i difensori. Socchiudendo gli occhi per osservare meglio il
passo, ammise fra s che era possibile che Catone non tornasse. Sembrava trascorso un sacco di tempo
da quando il suo amico aveva lasciato il forte e Macrone non poteva fare a meno di temere il peggio.
Strinse il pugno e lo picchi sulla coscia per la frustrazione. Poteva essere successo di tutto.
Forse Carataco era stato respinto. Oppure la colonna dei rinforzi era stata costretta a ripiegare. O
magari la battaglia infuriava ancora ai confini del passo. Non cera alcuna indicazione di quale delle tre
possibilit fosse la pi probabile. Si appoggi al parapetto di legno e chiuse gli occhi doloranti per farli
riposare un po, si sentiva stordito, non aveva dormito granch negli ultimi giorni. Le gambe e le
braccia erano rigide e pesanti e per la prima volta Macrone cominci a chiedersi quanti altri anni di
servizio avesse ancora davanti a s. Aveva conosciuto molti veterani che avevano servito molto pi a
lungo dei venticinque anni per cui avevano firmato. Pi a lungo di quanto facesse loro bene,
francamente. Ma lesercito era propenso a trascurare lo svantaggio dellet avanzata per via della
preziosa esperienza che quegli uomini avevano maturato durante il servizio nelle legioni.
Quanto a lui, Macrone, come molti veterani, sognava di ritirarsi in una piccola fattoria etrusca,
con un gruppetto di schiavi che la mandassero avanti per lui, e di trascorrere le serate in una taverna
locale rievocando le proprie avventure insieme ai vecchi compagni. Adesso che quella prospettiva era
sempre pi vicina, si rese conto di guardarla con disprezzo e anche con serena disperazione. Il
soldato era tutto ci che sapeva fare; tutto ci che gli importava; tutto ci che amava davvero. Che vita
sarebbe stata senza la routine, il cameratismo e le emozioni che per lui erano come una seconda pelle?
Vag con la mente per un po, perdendosi nel caldo tepore dei bei ricordi, poi fu destato da una
forte pressione sul mento e scatt subito, sbattendo le palpebre. Aveva abbassato la testa e il mento
aveva toccato una scheggia sul parapetto. Si raddrizz di colpo, inorridito allidea di essersi
addormentato, anche se solo per un attimo. La pena per una cosa del genere durante una guardia poteva
essere la morte. E che non fosse di guardia non era una scusa, si rimprover Macrone amareggiato. Era
imperdonabile, e si guard intorno nella torre per vedere se uno dei due uomini di sentinella lo avesse
notato. Fortunatamente la loro attenzione era rivolta al campo nemico, perci Macrone si concesse un
breve sospiro di sollievo. Non poteva fare nulla per influenzare lesito della battaglia oltre il valico.
Sarebbe stato meglio per lui concedersi un po di riposo e procurarsi qualcosa da mangiare mentre la
situazione intorno al forte era ancora tranquilla. Avrebbe sicuramente avuto bisogno di tutte le sue
forze nel corso della giornata.
Stirandosi le spalle, Macrone raggiunse la scala. Sar al quartier generale. Se c qualche
segno del prefetto, o della nostra colonna, o di qualsiasi altra cosa, chiamatemi subito.
S, signore. Una delle sentinelle chin il capo.
Macrone scese la sala e alz la mano per slacciare il soggolo dellelmo mentre lasciava il corpo
di guardia. Si infil lelmo sotto il braccio e si tolse la cuffia imbottita, dando una bella grattata ai
capelli arruffati e appiccicati al cuoio capelluto. I legionari a cui era stato dato il cambio durante la
mattina erano sdraiati o seduti sul pendio del bastione. Alcuni stavano dormendo, altri stavano
conversando sottovoce. Solo un gruppo era intento a giocare ai dadi, vicino alla torre dangolo, dove il
loro rumore non disturbava il riposo dei loro compagni.
Quando entr nel cortile del quartier generale Macrone scambi il saluto con la sentinella.
Anche se avevano bisogno di ogni uomo abile per difendere le mura, era ancora necessario garantire
che il forziere della guarnigione fosse tenuto sotto sorveglianza. Giunto nel quartiere del comandante,
Macrone pos lelmo su un tavolo e chiam Decimo.
Nessuna risposta, nessun rumore di passi, e Macrone aggrott la fronte. Al servo di Catone era
stato ordinato di tornare l dopo il duello con Querto.
Decimo! Accidenti a te. Dove sei?. Le grida di Macrone riecheggiarono limpide nelledificio.
Con un ringhio stizzoso il centurione gett unocchiata nellufficio del prefetto, dove non cera anima
viva, e decise di recarsi in cucina a cercare del cibo per un pasto veloce. Quando entr nella stanza,
avvolta nel pesante odore di fumo di legna, Macrone si avvide di unombra nellangolo opposto e si
volt per guardare meglio.
Cazzo, sibil, immobile.
Un corpo era appeso a un pezzo di catena, i cui ultimi due anelli erano attaccati a un gancio da
macellaio su una delle travi. Luomo aveva il volto gonfio, gli occhi sbarrati e la lingua violacea che
spuntava dalla bocca. Macrone lo riconobbe allistante e scosse la testa, con un moto di compassione.
Decimo. Stupido bastardo.
Tuttavia non prov alcuna comprensione mentre fissava il corpo che dondolava lentamente
appeso al gancio nellangolo semibuio. Piuttosto percep come un senso di esausta delusione per il
servo che si era tolto la vita. Cosa lo aveva spinto a prendere quella decisione? La paura della
punizione per aver tradito Catone? La paura di essere catturato dal nemico quando Bruccium fosse
caduto? Qualunque fosse la ragione, Macrone era sicuro che non fosse sufficiente per togliersi la vita.
Non era quello il modo giusto di morire per un uomo, soprattutto per un uomo che era stato un soldato.
Non cera alcuna giustificazione per una fine come quella. Macrone non aveva sopportato tutte quelle
storie sui nobili romani che si toglievano la vita per il bene di Roma, o per la loro stirpe. Era molto
meglio morire con una spada in pugno, affrontando il nemico e lanciandogli addosso maledizioni
mentre cadevi. Cos, invece? Macrone emise un lungo sospiro. Quella era la scelta di un codardo Per
un attimo, senza volerlo, immagin gli ultimi momenti del servo e una vaga idea della disperazione
delluomo sinsinu nei suoi pensieri.
Si affrett a scacciarla dalla mente. Era meglio lasciare pensieri del genere a gente come
Catone. Macrone si gir verso quel che era rimasto dei viveri, sulla mensola sopra il piano di lavoro
tutto segnato. Cerano un pezzo di formaggio locale e alcune pagnotte di pane duro. Li tir gi,
avvicin uno sgabello al tavolo e si mise a mangiare impassibile, senza degnare di un altro sguardo il
cadavere di Decimo.
Aveva mangiato la met del formaggio quando ud dei passi frettolosi nel corridoio che dagli
alloggi del prefetto conduceva alla cucina.
Signore! Signore!.
Macrone si affrett a masticare il boccone e a mandarlo gi. Sono qui!.
Un secondo dopo la sentinella comparve sulla soglia, senza fiato. Signore, il nemico sta
tornando.
Macrone sent una stretta allo stomaco. Nessun segno dei nostri ragazzi?
No, signore. Ness. La risposta gli mor in gola quando la sentinella vide il corpo. Lo fiss,
ignaro dello sguardo truce di Macrone.
Finisci il tuo dannato rapporto!, grid Macrone.
Come?. Il legionario guard il centurione, riscuotendosi da quellorribile stupore. S, mi
scusi, signore. Ti informo che il nemico sta attraversando il passo. Ho visto Carataco tra le loro file,
signore.
E nessun romano. Ne sei sicuro?
S, signore.
Prigionieri?. Cera ancora quella speranza a cui aggrapparsi.
Non sono riuscito a vederne. Non prima di venire a fare rapporto, signore.
Macrone si alz e raccolse gli avanzi del suo pasto improvvisato. Indic il cadavere con un
cenno del capo. Tiralo gi e portalo via di qui.
Si diresse verso la porta che dava sul corridoio e si ferm sulla soglia. Metti Decimo insieme
agli altri caduti. Tanto vale dare a quel povero bastardo una sepoltura adeguata quando sar tutto
finito.
S, signore. Il legionario annu.
Macrone lo fiss. Allora, cosa stai aspettando? Vuoi che cominci ad appestare la cucina? E
vedi di ripulire il macello sotto di lui.
Il legionario fece una smorfia mentre posava il giavellotto e lo scudo accanto al bancone dove
Macrone si era seduto. Poi and a prendere il secchio per lacqua. Macrone diede unultima occhiata al
cadavere, scosse la testa e and via a grandi passi.
Avviandosi nuovamente verso la porta principale, si fece cupo in volto. Se Carataco e le sue
forze stavano tornando dal passo era quasi certamente perch avevano dato una bella batosta alla
colonna dei rinforzi. Il che significava che la guarnigione doveva cavarsela di nuovo da sola. E
difendere il forte con meno uomini che mai. Non era una bella prospettiva, riflett Macrone. Lunica
speranza in tutta quella faccenda era che qualcuno pi lontano avesse visto il fuoco di segnalazione, e
che un messaggio fosse stato inviato al legato Quintato per avvertirlo che la guarnigione di Bruccium
era nei guai. Nonostante ci, Glevum era a pi di sessanta miglia di distanza. Alla Quattordicesima
Legione sarebbero occorsi almeno tre giorni di marcia per andare in soccorso della guarnigione.
Macrone sapeva che non avrebbero potuto resistere tanto a lungo.
Gli dolevano i muscoli quando arriv in cima alla torre e and al parapetto. La sentinella
rimasta stava fissando il fondovalle, dove una grande colonna di guerrieri nemici, formata da diverse
migliaia di uomini, stava marciando sul sentiero alla volta dellaccampamento. Il vessillo di Carataco
ondeggiava sullo squadrone a cavallo che marciava in testa, seguito da un codazzo di bande di
guerrieri. Nel vederli sopraggiungere, gli uomini rimasti nellaccampamento si lanciarono in avanti per
salutare il ritorno dei loro compagni. Il sole stava calando dietro i monti a ovest quando i guerrieri
fecero il loro ingresso. La valle era immersa nel suo bagliore rosso e lunghe ombre si protendevano
sullerba e sullerica che circondavano il forte.
Gli uomini della guarnigione erano allineati in silenzio sulle mura frontali. Macrone riusc a
distinguere diversi cavalli che avanzavano al fianco delle forze nemiche. Le criniere spuntate e le selle
erano di tipo romano. Macrone comprese che il tentativo di Catone di andare in soccorso agli uomini
della colonna dei rinforzi era stato vano. Prov una stretta al cuore al pensiero che il suo amico fosse
morto con gli altri uomini dei due squadroni di Traci. Socchiuse gli occhi in direzione delle colonne di
guerrieri e vide degli uomini sorretti dai loro compagni, mentre altri venivano trasportati su barelle
improvvisate con rami di pino e i mantelli rossi dei legionari. Alla fine vide quello che sperava di
vedere. Una fila di prigionieri in coda alla colonna. Una ventina di uomini, con le mani legate dietro la
schiena e uniti luno allaltro da cappi che passavano loro intorno al collo. Indossavano ancora
larmatura e quando Macrone guard meglio vide che uno portava la corazza e il mantello di un
ufficiale, anche se era troppo lontano per accertare la sua identit. Il suo cuore batt pi forte di fronte
alla possibilit che potesse essere Catone. Ma poi il barlume di speranza si spense quando pens alla
sorte che Carataco poteva avere in serbo per i suoi prigionieri. Se quel prigioniero era Catone, era stato
sfortunato a non morire in battaglia, pens Macrone con amarezza.
Mentre il crepuscolo calava sulla valle, Macrone ordin di distribuire alla guarnigione le razioni
complete. Trovava inutile far patire la fame agli uomini. Avrebbero combattuto meglio a stomaco pieno
quando si fosse fatta luce. Nellaccampamento nemico avevano gi cominciato a festeggiare la vittoria
e, secondo Macrone, il comandante avrebbe probabilmente assecondato i suoi uomini, perci il rischio
di un altro attacco notturno era basso. Nonostante questo, aveva ordinato ai soldati di stendere i loro
giacigli ai piedi del bastione, in modo da essere pronti nel caso i nativi avessero tentato di assaltare il
forte.
Uno dopo laltro, sul fondovalle furono accesi i fuochi da campo. Alla luce delle fiamme,
Macrone vide i guerrieri nemici bere e ud frammenti di canti e risate trasportati dal vento fino alla
guarnigione di Bruccium. Il fuoco pi grande ardeva davanti al riparo di Carataco e Macrone lo
riconobbe facilmente, seduto in mezzo ai suoi compagni sul terreno rialzato della piattaforma che
dominava la piazza darmi e che veniva usata per passare in rivista i soldati. La notte trascorreva
lentamente, ma non si vedeva alcun segno della conclusione dei festeggiamenti e una nuova luna sorse
sopra i monti, aggiungendosi alle stelle. Poi dalla piazza darmi giunse un gran trambusto e Macrone
vide delle figure radunarsi intorno al fuoco. Fu aggiunto dellaltro combustibile, finch grandi lingue
gialle e rosse non lambirono la notte. Subito migliaia di uomini si accalcarono intorno al fuoco.
Centurione Macrone!.
Macrone si volt verso la voce, sporgendosi dalla torre. Alla luce della luna riusc a distinguere
Petilio sulle mura.
Signore, hai visto? Si accingono ad attaccare. Devo dare lallarme?.
Macrone si volt a guardare il pendio in basso. Il nemico stava facendo molto poco per
nascondere i preparativi dellimminente attacco. Guard di nuovo il centurione in attesa.
Non c bisogno di dare lallarme. Carataco e i suoi uomini stanno solo facendo un po
bisboccia. Lascia riposare i nostri uomini. Almeno affronteranno quello che li aspetta domattina meglio
del nemico.
Petilio rimase in silenzio per un attimo prima di rispondere in tono riluttante: Come desideri,
signore. Spero che tu abbia ragione.
Le ultime parole ferirono Macrone nellorgoglio e stava per rispondere in malo modo al suo
sottoposto quando si rese conto che i nervi di Petilio erano persino pi tesi dei suoi. Alluomo non
avrebbe giovato sentire un superiore che gli gridava contro. Macrone sospir. Riposa un po,
centurione. Li terr docchio io.
S, signore. Petilio annu, diede unultima occhiata oltre le mura, quindi scese i pioli di legno
fino alla base della rampa. Si sedette, incroci le braccia sulle ginocchia e abbass la testa.
Macrone si appoggi alla ringhiera e guard la folla raccolta intorno al fuoco. Era chiaro che
stava per accadere qualcosa, che avrebbe segnato il culmine dei loro festeggiamenti. Poi vide un
gruppetto uscire dal buio, e la folla aprirsi per farlo passare. Una figura alta vestita di nero faceva
strada. Fu seguita da gruppi di tre uomini, un prigioniero e due nativi a tenerlo fermo. I prigionieri
furono spinti a terra vicino al fuoco, cinque in tutto.
Arrivarono altri uomini con telai di legno a forma di A. Legarono il primo dei prigionieri alla
struttura con la testa nel vertice e le braccia e le gambe legate saldamente alle travi che formavano un
angolo. Quando i preparativi furono completati, la figura vestita di nero indic il fuoco e il telaio fu
sollevato da terra e messo in posizione verticale. Il prigioniero prese a dimenarsi quando vide il fuoco e
cap, come Macrone, la morte che lo attendeva. Diversi uomini tesero una corda fissata allapice del
telaio e cominciarono a mollarla lentamente cos che la struttura sinclinasse verso il fuoco. Per un
attimo la folla tacque, poi le grida di dolore delluomo, che si tramutarono subito in urla strazianti,
squarciarono laria. I nativi proruppero in un crudele clamore di fronte a quelle indicibili sofferenze. Il
soldato si contorse inutilmente per liberarsi delle corde che lo legavano alla struttura. La sua tunica
prese fuoco e il malcapitato fu inghiottito dalle fiamme tra urla di dolore e terrore sempre pi forti.
Macrone si volt, non voleva vedere altro. Si accasci allinterno della torre, appoggiando la
schiena contro il legno duro della palizzata, ma non pot evitare di sentire le grida agghiaccianti
provenienti dal basso. Fiss le stelle gelide e implor laiuto degli di.
...
.
...
CAPITOLO TRENTACINQUE.
...
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...
Non mi aspettavo di trovarti qui, signore.
Quintato fiss luomo sfinito e inzaccherato di fango che era stato condotto nel suo alloggio
poco dopo che il legato si era ritirato per la notte. Aveva indossato alla svelta una tunica si era recato
nellufficio del comandante del forte di Isca per incontrare la persona che aveva preteso che fosse
svegliato a unora cos tarda.
Prefetto Catone Hai laspetto di uno che ne ha passate di tutti i colori.
Catone era troppo stanco per apprezzare il commento laconico del legato. Era cos esausto che
riusciva a malapena a reggersi in piedi, ma doveva fare rapporto il pi rapidamente possibile, nel caso
ci fosse stata ancora la possibilit per Macrone e per gli altri di essere salvati.
Aveva cavalcato fin da quando aveva lasciato il passo tra i monti quella mattina. Insieme ai
superstiti Traci, era uscito dalla foresta tallonato da un gruppo di cavalieri siluriani, che li avevano
inseguiti fino a Gobannium. Lungo la strada erano stati costretti a lasciare indietro il ferito. Soffriva
troppo per continuare e non potevano fargli proseguire il viaggio con loro senza rallentare e rischiare di
essere catturati dal nemico. Il cavaliere aveva capito perfettamente la situazione e aveva preso
commiato dai compagni prima di sguainare la spada e tornare indietro a cavallo sul sentiero, andando
incontro agli inseguitori.
A Gobannium Catone era stato informato che il legato Quintato e la sua colonna erano a Isca.
Aveva fatto riposare i cavalli per unora, prima di rimettersi in viaggio, cavalcando tutto il pomeriggio
fino a sera, e poi al buio, prima di vedere da lontano i fuochi dellaccampamento della Quattordicesima
Legione e delle coorti ausiliarie aggregate sotto il comando del legato. Erano stati fermati da una
pattuglia a cavallo, la cui reazione immediata alla comparsa dei Traci era stata quella di scambiarli per
il nemico. Solo la presenza del prefetto li aveva convinti del contrario. Catone aveva preteso di vedere
subito il legato e lui e i Traci erano stati scortati al forte di Isca, intorno al quale era accampato il
piccolo esercito. Lasciati i vessilli a un tribuno al seguito del legato, Catone si era subito recato negli
alloggi privati di Quintato per fare rapporto.
 stata una giornata difficile, signore, rispose Catone in tono amaro. Presupponevo che foste
a Glevum.
Due giorni fa abbiamo ricevuto ordini da Ostorio di occupare il territorio siluriano. Sembra
che il governatore abbia perso i contatti con lesercito di Carataco e che le sue pattuglie non riescano a
trovare alcuna traccia di lui.  diretto a nord per unirsi ai Briganti suoi alleati, oppure  in marcia verso
sud.  quello che Ostorio vuole che io scopra.
 andato a sud, signore. Sta assediando Bruccium.  questo che sono venuto a riferire. Questo
e la perdita della colonna dei rinforzi che mi era stata inviata.
Quintato lo fiss. Cosa? E la scorta? Il tribuno Mancino?
Tutto perduto, signore.
Non  possibile!.
Sono caduti in unimboscata sul valico nelle vicinanze del forte. Con alcuni dei miei cavalieri
ho cercato di aprire un varco per gli uomini di Mancino, ma siamo caduti nella trappola con loro. Sono
riuscito soltanto a fuggire con i vessilli, signore.
Sono salvi? Be,  gi qualcosa. Ma, per gli di, ho perso quasi mille uomini.
E perderai anche il forte, signore, se non impegni subito la tua colonna.
Quintato riflett un momento. Il forte  una questione secondaria. La vera opportunit  quella
di raggiungere Carataco e costringerlo a dare battaglia. E se dovessimo fallire, potrei stargli alle
calcagna finch Ostorio non arriva con il suo esercito e a quel punto lo prenderemmo tra due fuochi.
La prospettiva gli fece brillare gli occhi. Quindi guard di nuovo Catone. Sei sicuro che sia Carataco e
che abbia lintero esercito con s?
 sicuramente lui, signore. Lho gi visto. Lo conosco molto bene. E ci sono almeno diecimila
uomini con lui.
Allora deve essere vero. Ma perch vuole prendere Bruccium?
Per due ragioni, signore. In primo luogo, i Traci stavano facendo razzie nel territorio siluriano
da alcuni mesi.
Opera del centurione Querto. Il legato annu. Un bravo ufficiale, quello.
Catone torse le labbra per un attimo. I suoi metodi erano singolari, ma a quanto pare hanno
contribuito a spingere Carataco ad agire.
Suppongo che tu rivendichi la maggior parte del merito per questo.
Non rivendicherei mai alcun merito per il lavoro di Querto, te lo garantisco, signore. Ma 
probabile che Carataco abbia attaccato la guarnigione soprattutto perch abbiamo catturato suo fratello,
Maridio.  nostro prigioniero al forte.
Il legato sorrise. Sei stato molto occupato, prefetto. A quanto pare, tu e il centurione Querto
avete fatto davvero un ottimo lavoro. Sono certo che il governatore sar il primo a ricompensarvi
entrambi con generosit, se ci condurr alla sconfitta di Carataco. Naturalmente, Ostorio sar anche il
primo a trarne vantaggio. Limperatore gli tributer come minimo unovazione pubblica. Un trionfo
adatto a terminare una lunga carriera al servizio di Roma.
Non cerco alcuna ricompensa, signore. E nemmeno Querto potr accettarla.
Uh? Perch no?
Il centurione Querto  morto, signore.
Morto. Come?.
Catone esit un istante.  morto combattendo, signore.
Il legato annu. Non mi sarei aspettato nulla di diverso da quelluomo. Sar vendicato. Ma
prima dobbiamo marciare su Bruccium senza perder tempo. Aspetta qui, prefetto. Far dare ordine agli
uomini di prepararsi a levare il campo alle prime luci. Si gratt la barba corta e ispida sul mento.
Sono pi di trenta miglia. Quasi due giorni di marcia. A chi hai affidato il comando del forte?
Al centurione Macrone, signore.
 un uomo capace?
Il migliore, signore.
Allora spero che arriveremo in tempo per salvare lui e gli altri. Non possiamo permetterci di
perdere ufficiali capaci come lui, e come Querto.
No, signore.
Il legato indic una giara di vino sullo scrittoio. Serviti pure mentre predispongo la partenza.
Torno appena possibile. Mi serviranno altri dettagli.
Grazie, signore.
Una volta rimasto solo, Catone rimase immobile per un po, la mente annebbiata dalla
stanchezza, ma non poteva ancora permettersi di riposare. Prese una coppa dargento finemente
lavorata appartenente al legato e si vers una generosa dose di vino. Con il calice in mano si accomod
su un triclinio rivestito da cuscino di crine e bevve un sorso. Era un vino dolce, non proprio di suo
gusto, ma lo scald mentre gli scendeva nello stomaco. Resistette alla tentazione di svuotare la coppa e
di versarsene unaltra. Aveva bisogno di mantenere la mente lucida. Cerano alcune questioni che
doveva ancora risolvere con il legato prima di potersi congedare e riposare. Sent le palpebre che si
chiudevano e scatt subito in piedi, rovesciando il vino. Pos la coppa e si costrinse a camminare su e
gi per lufficio, non osando fermarsi, e men che meno sedersi di nuovo. Gli sembrava di avere la testa
imbottita di lana e temette che la mente non gli funzionasse bene come avrebbe dovuto. Il pulsare
ritmico del mal di testa non fece che peggiorare le cose.
Quintato torn quasi unora dopo, vestito di tutto punto e appena rasato, e Catone lo maledisse
mentalmente per aver trovato il tempo per la barba quando sarebbe dovuto tornare per continuare la
conversazione.
Sono contento di vedere che sei ancora sveglio, prefetto. Potrai goderti un po di riposo tra
poco. Ho ordinato al mio schiavo personale di prepararti un letto negli alloggi dei tribuni. Ci saranno
anche vivande calde e bevande.
Catone ringrazi con un cenno del capo e il legato torn allo scrittoio e si sedette. Indic il
triclinio con un gesto della mano. Prego.
Resto in piedi, signore.
Quintato alz un sopracciglio e si strinse nelle spalle. Come desideri. Bene, ci sono alcuni
dettagli che devo chiarire. Hai detto che Carataco ha circa diecimila uomini.
 la mia stima.
Quanti a cavallo?
Catone si sforz di riordinare i propri pensieri. Non pi di cinquecento.
E la fanteria? Com?
Un quarto  in armatura. Adesso ce ne saranno di pi, dopo la sconfitta della colonna. Il resto 
dotato di equipaggiamento leggero. Ma sono ben motivati, signore. Ho visto di rado uomini battersi con
tanto accanimento. Hanno subito delle perdite attaccando il forte e la colonna del tribuno Mancino, ma
dubito che questo li terr a freno. Carataco sa come cavare il meglio dai suoi uomini.
Pu darsi, ma non riusciranno a tenere testa alla Quattordicesima Legione. Spero solo che
rimangano davanti a Bruccium abbastanza a lungo da consentirmi di arrivare sul posto. Poi sistemer
Carataco una volta per tutte. Quelluomo  una spina nel fianco di Roma da troppo tempo. Se gli di
hanno scelto me per portare a termine questo compito, forse posso condividere unovazione con
Ostorio, eh?. Quintato fece un sorriso timido. Non  mai male conquistare il favore della corte
imperiale, Catone.
Per esperienza,  ancora pi saggio non avere nulla a che fare con la corte imperiale, signore.
Quintato lo fiss, aggrottando le sopracciglia. Parli per esperienza?
S, signore.
Capisco. Devessere una storia che merita di essere ascoltata.
L per l Catone non rispose, ma fiss di rimando Quintato con unespressione impenetrabile
dipinta sul volto. Ti dir solo che  facile farsi dei nemici semplicemente servendo limperatore con
lealt e tutelando i suoi interessi. La promozione a prefetto  stata la mia ricompensa per tale servizio.
Tuttavia, sembra che la vita conceda con una mano e poi tolga con laltra. La mia promozione  stata
controbilanciata dallinimicizia di un potente esponente della corte.
Avrai sicuramente pestato i piedi a uno di quei maledetti liberti. Loro, oppure la nuova moglie
dellimperatore e suo figlio, Nerone.
Catone non mangi la foglia.  stato a causa di questa inimicizia che alla prima occasione ho
lasciato Roma per assumere il comando di ununit su un confine lontano. Speravo di potermi dedicare
alla carriera militare e di essere dimenticato. Ma, a quanto sembra, speravo troppo. Per quale altro
motivo mi sarebbe stato assegnato il comando della guarnigione di Bruccium?.
Quintato si adagi sulla sedia e incroci le mani. Non credo di riuscire a seguirti, prefetto.
 abbastanza semplice, signore. Il precedente prefetto  morto in circostanze sospette.
Assassinato, con ogni probabilit.
 una cosa grave ci che insinui.
Lomicidio  sempre grave. Ma tu non ti sei scomodato ad approfondire troppo la questione,
mentre davi al centurione Querto mano libera contro i Siluri.
Non sono sicuro che mi piaccia la piega che sta prendendo questa conversazione.
Catone si sfreg la fronte con una smorfia di dolore per il mal di testa che cominciava a dargli
la nausea. Signore, non sto cercando di piantare una grana. Vorrei solo mettere le cose in chiaro. Se la
mie parole ti dispiacciono, aggiungo solo che a me dispiace ancora di pi essere vessato dalla
malevolenza di un nemico lontano, a Roma. Per favore, abbi la gentilezza di essere franco, come lo
sono io.
Il legato riflett sulle sue ultime parole per qualche secondo, poi annu. Daccordo. Continua.
Ma potrei non voler confermare n negare le tue illazioni.
Capisco. Catone si sforz di pensare con chiarezza prima di continuare. La mia
assegnazione a Bruccium si proponeva di risolvere due problemi. In primo luogo, la speranza era di
sbarazzarsi di me trasferendomi l. Se non vi avesse provveduto il nemico, il centurione Querto si era
dimostrato disposto e capace di liberarsi dei comandanti. In secondo luogo, era abbastanza prevedibile
che i suoi metodi avrebbero provocato Carataco. Non poteva portare avanti le azioni contro Ostorio
mentre i suoi alleati erano costretti a sopportare i massacri indiscriminati che Querto perpetrava con
tanto entusiasmo. I Siluri sarebbero stati costretti a chiedere la pace o avrebbero minacciato di ritirare i
loro guerrieri dallesercito per proteggere le proprie terre. Carataco non poteva permettere nessuna
delle due cose. Cos  stato costretto a marciare su Bruccium, e a tempo debito si sarebbe presentata
loccasione di affrontarlo. Catone si ferm e annu. Mi congratulo con te, signore. Era un piano
geniale. Le tue doti sono sprecate qui al confine. Sono sicuro che sarebbero impiegate molto meglio a
Roma.
Lo prendo come un insulto.
Catone sospir. Faccio solo una constatazione.
Il volto del legato si contrasse, poi si ricompose e fiss Catone. E cosa proponi di fare al
riguardo? Dovresti sapere che posso respingere facilmente queste accuse. Sarebbe la tua parola contro
la mia.
Lo so.
Allora cosa vuoi da me?
Essere lasciato in pace, signore, rispose in tono reciso Catone. Non  colpa mia se ho un
nemico a palazzo. Da quando sono entrato nellesercito non ho mai voluto essere nientaltro che un
buon soldato. Ci sono riuscito per alcuni anni, prima che io e il mio amico, il centurione Macrone,
fossimo costretti a svolgere alcune missioni per uno dei segretari imperiali. Adesso, per la prima volta
dopo anni, speravamo di esserci liberati della sua influenza, e di tornare a fare i soldati. E siamo bravi
soldati. Soldati esperti. Non meritiamo di essere usati come pedine in un gioco.  uno spreco di talenti
e della nostra fedelt a Roma. Non voglio vivere con il timore che qualcuno mi pugnali alle spalle.
Catone esit un attimo. Quindi questo  il mio appello. Hai fatto la tua parte. Hai fatto il favore che
qualcuno a Roma ti ha chiesto. Non gli devi nientaltro. Stando cos le cose, dammi la tua parola che
non cercherai di fare del male a me o a Macrone. Non ho nulla in contrario ad affrontare il pericolo. 
il dovere di un soldato. Lasciaci in pace e serviremo Roma, e te, lealmente. E avrai motivo di
ringraziarci. Se tramerai contro di noi, non solo sar disonorevole, ma sar anche qualcosa di peggio.
Sar uno spreco di uomini capaci.
Quando Catone ebbe terminato di parlare, nella stanza regn un lungo silenzio prima che
Quintato si schiarisse la voce.  questo laccordo che mi offri?
Non  un accordo, signore. A che scopo? Non ho nulla con cui negoziare. Come ho detto, 
semplicemente un appello. Se mi dai la tua parola che ci tratterai come soldati, per me andr bene.
E ti fideresti della mia parola?
S. Che scelta ho? Tu, per, puoi scegliere, signore. Puoi scegliere di essere un uomo donore,
un soldato professionista, oppure puoi scegliere di non essere migliore del resto di quel nido di vipere
che si trova a Roma. Catone si costrinse a stare dritto e a sostenere lo sguardo del legato. Ho la tua
parola?.
Quintato si gratt il mento, pensieroso. Daccordo. Ti do la mia parola che non ti tratter
diversamente da qualsiasi altro uomo sotto il mio comando.  sufficiente per te?.
Catone riflett un momento e annu. Non credo ci sia altro da dire, signore. Posso andare a
cercare quel letto a cui hai accennato?
Prego.
Catone chin il capo, si volt e usc dalla stanza con passo malfermo. Il legato lo segu con gli
occhi e rimase in silenzio per un po prima di scuotere la testa e mormorare tra s: Che giovane
eccezionale Peccato che si sia fatto nemici cos potenti.
...
.
...
CAPITOLO TRENTASEI.
...
.
...
Per la maggior parte del giorno successivo il nemico si limit a restare nel suo accampamento e
gli uomini della guarnigione di Bruccium provarono un senso di sollievo. Le urla degli uomini che
erano stati bruciati vivi avevano innervosito molti nel forte e anche Macrone, per quanto stanco fosse,
non era riuscito a dormire granch. Era passata da un pezzo la mezzanotte quando i Siluri avevano
finito di festeggiare la vittoria e avevano cominciato a sistemarsi per la notte, lasciando spegnere i
fuochi. Quando il sole sorse e non si vide alcun segno di attacco imminente, Macrone consent alla
maggior parte degli uomini di tornare in caserma per riposare. Un quarto di loro rimase di guardia, a
presidiare le mura e a sorvegliare eventuali attivit nemiche. Dopo aver dato gli ordini, Macrone si
rannicchi sul pavimento della torre e si arrese alla stanchezza plumbea che gli pesava sulle membra.
Fu svegliato a mezzogiorno da una delle sentinelle, come aveva ordinato. Si alz rigidamente e
vide che il nemico stava ancora smaltendo i bagordi della sera prima. Alcuni gruppetti di giovani e di
ragazzi stavano perlustrando la valle in cerca di legna da ardere. Era chiaro che i viveri cominciavano a
scarseggiare. Una piccola mandria di bovini e unaltra di capre furono spinte nellaccampamento da
una valle vicina e furono macellate a poca distanza dalla capanna di Carataco. La prima delle carcasse
fu trascinata sulla piazza darmi e tagliata in grossi pezzi da fare allo spiedo su un fuoco appena acceso.
Furono accesi altri fuochi e il resto degli animali macellati fu distribuito nel campo. Mentre il
pomeriggio passava lentamente, lodore di carne arrosto giunse fino ai difensori.
Macrone sent lo stomaco brontolare e pens a quanto dovesse essere buono uno stinco di
manzo arrosto dopo le misere razioni che aveva ricevuto nel forte. Consider persino lidea di
macellare qualche cavallo, ma poi la scart. Avrebbe nuociuto al morale dei Traci superstiti. Se la
caduta del forte fosse apparsa inevitabile, Macrone stabil di ucciderli per non darli al nemico. Ma solo
in quel caso. Nel frattempo, da gustare cerano solo una brodaglia acquosa e gli ultimi pezzi di
formaggio essiccato e pane raffermo. Per fortuna, pens, la fame sapeva rendere buono anche il cibo
meno appetitoso.
Nel tardo pomeriggio, mentre i festeggiamenti volgevano al termine, un gruppetto si diresse su
per il pendio in direzione della porta principale. Il suono dei corni annunci il loro arrivo e Macrone
vide che si trattava di Carataco, insieme a quattro uomini. Uno di loro indossava il mantello nero di un
druido, mentre un altro era uno dei prigionieri. Era stato spogliato dellarmatura e delle calighe e
indossava solo una tunica strappata. Era stretto saldamente nella morsa di due robusti guerrieri, la testa
ciondoloni sul petto mentre lo trascinavano verso il forte. Al suono dei corni, il centurione Petilio sal
sulla torre e raggiunse Macrone. Si scambiarono un cenno di saluto, poi Petilio indic oltre il parapetto
con un gesto della mano.
Cosa credono di fare adesso?
Lo scopriremo presto.
Carataco si ferm lontano dalla portata dei giavellotti e con le mani sui fianchi si rivolse ai
difensori.
Romani! Ieri sera avete assistito alla morte di alcuni dei vostri compagni.  un peccato che
abbiate dovuto vedere lo spettacolo da lontano. Se aveste condiviso il calore dei nostri fuochi avreste
visto la loro carne che bruciava e ascoltato le preghiere che rivolgevano ai vostri di, implorando
piet. Carataco si ferm e si guard intorno con un gesto plateale. E dove sono adesso i vostri di?
Dov il vostro Giove? Il vostro Marte? Sembra che non gli importi nulla di voi. Oppure temono la
potenza delle nostre divinit? In ogni caso, le parole dei morti sono cadute nel vuoto. Come ho detto, 
un peccato che non abbiate condiviso con noi un tale spettacolo. A tale scopo, sono venuto a offrirvi un
piccolo intrattenimento tutto per voi. Qui, dove potete vedere e sentire chiaramente. Si avvicin al
prigioniero e gli sollev bruscamente il mento, cos che i difensori potessero vederlo in volto.
Questo  il comandante della colonna romana che abbiamo sgominato ieri, annunci
Carataco.
Petilio imprec. Cazzo. Questo mette la parola fine sul prefetto e sui Traci.
Il comandante nemico continu a rivolgersi alla guarnigione. Questuomo  il tribuno Gaio
Mancino, un aristocratico fiero e altezzoso. Sicuramente uno di quei romani che possono far risalire le
origini della sua famiglia fino a Enea. Vediamo come muore un aristocratico romano. Una semplice
esecuzione sarebbe troppo pietosa. Non sono mai stato cos orgoglioso da non saper imparare dai miei
nemici, e i Corvi Sanguinari si sono dimostrati degli ottimi maestri. Avete terrorizzato i miei amici
Siluri e io devo dimostrargli che siete solo uomini mortali, dopotutto. Non demoni. Perci, quando
prenderemo il forte far consegnare eventuali superstiti ai Siluri perch ne facciano ci che vogliono.
Lo scopo della lezione di questo pomeriggio  quello di mostrare che si raccoglie quello che si
semina. Il generale nemico fiss i volti che lo osservavano dalle mura, poi si fece da parte e fece al
druido il gesto di continuare.
La figura vestita di scuro si avvicin a Mancino e tir fuori un coltello. Incise la scollatura della
tunica e poi la tagli gi fino allinguine del tribuno. Quindi fece un altro taglio e squarci
completamente la tunica, mettendo a nudo il torso dellufficiale romano.
Buon Mitra, disse Petilio a bassa voce. Vogliono sventrare quel poveraccio.
Macrone si volt di scatto verso di lui. Porta qui Maridio. Pi in fretta che puoi!.
Petilio torn di corsa alla scala e la ridiscese due pioli alla volta. Pochi secondi dopo Macrone
ud le sue calighe rimbombare verso la caserma in cui era rinchiuso il principe dei Catuvellauni.
Davanti al forte, il druido fece un taglio superficiale sul petto di Mancino. Il tribuno si dibatt per
liberarsi dalla morsa dei due guerrieri, ma i nativi erano forti e lo tenevano saldamente, e i suoi sforzi
non approdarono a nulla. Il sangue gli scorreva sulla pelle pallida. Il druido attese un attimo prima di
incidere di nuovo la carne di Mancino, un paio di centimetri pi in alto, dove poteva vedere la propria
opera pi chiaramente. Questa volta il romano non pot evitare di gridare, un grido che strazi il cuore
di Macrone. Inve contro il suo nemico e la propria incapacit di fare qualcosa per aiutare Mancino.
Quando il druido si accinse a fare un terzo taglio, Macrone si volt e corse verso la parte
posteriore della torre. Guard gi nel forte sperando di vedere Petilio comparire con il prigioniero. Un
altro grido riecheggi davanti al forte e Macrone strinse la mascella in una smorfia muta. Poi vide
Petilio sbucare tra due edifici delle scuderie, spingendo Maridio dinanzi a s. Il prigioniero indossava
solo i calzoni larghi che gli erano stati lasciati dopo linterrogatorio di alcuni giorni prima. Anche se
aveva il volto e il corpo coperti di lividi, il gonfiore intorno agli occhi e alle labbra era diminuito.
Porta su quel bastardo, presto!, grid Macrone.
Si volt e corse dallaltra parte della torre, sbracciandosi come un forsennato per attirare
lattenzione di Carataco. Basta cos! Ordina al druido di mettere via il coltello!.
Il comandante nemico e i suoi compagni alzarono lo sguardo verso Macrone, mentre Mancino
rovesciava allindietro la testa ed emetteva un debole gemito.
Che c?, domand Carataco di rimando. Credi di poter interrompere il nostro spettacolo?
Credevo che i Romani vi fossero abituati. Credevo aveste uno stomaco pi forte. La vista del sangue vi
scoraggia cos facilmente?.
Macrone non raccolse la provocazione. Doveva ritardare la tortura di Mancino abbastanza a
lungo da permettere a Maridio di salire sulla torre. Si scervell per escogitare un modo per salvare
Mancino.
Stammi a sentire, maledetto selvaggio, ne ho avuto abbastanza del tuo gioco. Vuoi andare gi
duro con i tuoi prigionieri? Possiamo farlo anche noi. Se il druido tocca di nuovo il tribuno con il
coltello, giuro davanti a tutti gli di che te ne pentirai per il resto della tua miserabile, fottuta vita.
Carataco scoppi a ridere. Non sprecare il fiato con vane minacce! Del resto, il mio esercito
sarebbe molto deluso se interrompessi questo spettacolo. Ho promesso il tribuno ai druidi per
unofferta di sangue ai nostri di. Niente lo pu salvare ormai!.
Macrone ud dei rumori sulla scala alle sue spalle e vide Maridio spinto su con la forza. Gli
and incontro e lo trascin fino alla piattaforma, prima di spingerlo davanti al parapetto di legno.
Stringendo i lunghi capelli del prigioniero in un pugno, Macrone gli pieg la testa allindietro cos che
Carataco e gli altri lo vedessero chiaramente in faccia.
Riconosci tuo fratello, Carataco?, grid Macrone gi per il pendio. Se fai ancora del male al
tribuno Mancino, risponder ferita per ferita. Estrasse il pugnale dal fodero e lo sollev per mostrarlo
al comandante nemico.
Segu un silenzio carico di tensione prima che Carataco rispondesse. Non ne avresti il
coraggio.  un ostaggio troppo prezioso per Roma.
Non siamo a Roma!, ribatt Macrone. Siamo in culo al mondo. Siamo io, tu e i due uomini
che teniamo prigionieri. Se farai del male al tribuno, far del male a Maridio. Ecco cosa accadr.
Chiaro?.
Carataco fiss suo fratello minore e lufficiale romano al suo fianco senza rispondere. Poi parl
di nuovo. Se fai del male a mio fratello, giuro che tu e chiunque dei tuoi uomini prender vivo quando
il forte cadr subirete ogni genere di crudelt, tortura e umiliazione, prima di concedervi di morire. E
far lo stesso per ogni prigioniero che il mio esercito catturer, finch non avremo cacciato la tua feccia
romana dalle nostre terre. Lo giuro!.
Macrone ignor la minaccia e tacque. Dietro di lui, il centurione Petilio disse sottovoce: Fa sul
serio.
Anchio.
Il druido si gir verso Carataco e vi fu un breve scambio tra i due, poi il sacerdote lev di nuovo
la voce e si volt verso il prigioniero, ferendolo unaltra volta, questa volta aprendogli una ferita nella
guancia con un rapido fendente della lama. Macrone non esit. Si volt verso Maridio e lo pugnal alla
mascella. Il sangue schizz sulle tavole del pavimento della torre. Maridio cacci un grido rauco di
dolore.
Tienilo fermo!, ordin Macrone.
Petilio e le due sentinelle circondarono il prigioniero e lo afferrarono per le spalle mentre il
sangue rosso vivo gli scendeva sul collo e sui peli del petto.
Carataco lanci una maledizione furibonda in direzione del forte e fece alcuni passi avanti,
mentre la sua mano sguainava la spada. Poi si ferm di colpo, rinfoderando lentamente la lama e
puntando il dito verso Macrone.
Ti uccider! Ti uccider con le mie mani, e ti strapper il cuore e lo dar da mangiare ai miei
cani!.
Macrone fece un sorriso truce. Prima dovrai prendere il forte.
Il forte sar mio! Non puoi resistere al mio assedio.
Staremo a vedere. Fino a quel momento, riporta il tribuno al tuo accampamento e prenditi cura
di lui. Voglio vederlo vivo ogni mattina. In caso contrario, giustizier tuo fratello.
Carataco emise un ringhio simile a un animale ferito. Non  pi nelle mie mani, romano. Il
tribuno appartiene ai druidi ora.
Allora riprenditelo.
Non posso!.
Chi comanda qui? Tu, o quel buffone con il mantello nero?.
Carataco si sforz di soffocare lindignazione.  il sommo druido dei Siluri, luomo scelto dai
nostri di. Non risponde al mio comando.
Non me ne frega un cazzo. Digli di allontanarsi dal tribuno!.
Carataco si volt verso il druido e parlarono di nuovo in toni accesi. Poi, con uno gesto
spazientito della mano scarna, il druido si volt verso Mancino e lo pugnal nel fianco, sventrandolo
con un movimento diagonale della lama. Il tribuno emise un suono a met tra un gemito e un grido
quando gli intestini si rovesciarono dalla ferita aperta e gli scivolarono sullinguine. Il druido alz di
nuovo la lama insanguinata e laffond nel cuore di Mancino, quindi indietreggi e, alzando le braccia
al cielo, inton un canto acuto. I guerrieri lasciarono andare le braccia e il corpo del tribuno, che si
accasci a terra.
No!. Macrone barcoll davanti al parapetto di legno della torre. Bastardi! Maledetti barbari!
Bastardi!. Dopodich sguain la spada e la punt alla gola di Maridio. Abbass gli occhi
fiammeggianti dira su Carataco. Guarda, e ricorda!.
Poi, con tutta la forza bruta di cui fu capace, Macrone conficc la spada nella testa del
prigioniero, facendogli scoppiare la calotta cranica e schizzare cuoio capelluto, ossa e cervello in aria.
Il corpo del barbaro sirrigid come una statua di marmo, le vene sporgenti, prima di sussultare
violentemente e crollare sul pavimento della torre quando Macrone strapp via la spada.
Carataco lanci un folle grido dira e un attimo dopo il resto del suo esercito, che aveva assistito
alla scena dallaccampamento, proruppe in un urlo di rabbia.
Macrone si volt e vide Carataco sguainare la spada e sovrastare il corpo di Mancino.
Dopodich lo tempest di colpi, facendo a pezzi la carne come un macellaio scatenato. Macrone
distolse lo sguardo, preparandosi per quello che doveva fare. Tir un respiro profondo e men un colpo
di spada al collo di Maridio. Dovette darne molti altri prima che lultimo pezzo di carne si staccasse.
Passando la spada nella mano sinistra, afferr la testa per i capelli e la sollev con il braccio teso prima
di lanciarla nellaria. La testa rimbalz sul pendio e ruzzol gi prima di fermarsi a poca distanza da
Carataco.
Ancora con la lama insanguinata in mano, Carataco fiss la testa, il corpo scosso dai tremiti,
quindi punt la spada verso Macrone e grid: Ti uccider! Uccider tutti voi! Uccider ogni romano!
Ogni uomo, ogni donna, ogni bambino! Butter gi questo maledetto forte con le mie mani! Non vivrai
per vedere un altro giorno! Nessuno di voi. Indic il forte muovendo la spada da una parte allaltra,
poi si volt, rinfoderando la lama in modo impacciato, e si avvi a grandi passi gi per il pendio alla
volta del campo, il viso stretto tra le mani e le spalle squassate dai singhiozzi. Uno dei suoi uomini si
chin a raccogliere la testa di Maridio e raggiunse gli altri, che seguivano il comandante a debita
distanza.
Adesso la pagheremo cara, disse Petilio a bassa voce.
Macrone annu. Ci attaccheranno, appena far buio. Voglio ogni uomo sulle mura, sfamato e
pronto a lottare per la vita.
Guard il corpo senza testa nella pozza di sangue che si allargava. Prima per sbarazzati di
quello.
Macrone lanci un ultimo sguardo a Mancino, anche se non era rimasto niente di riconoscibile
del giovane. Adesso la stessa sorte minacciava lui. Strinse forte le labbra e scosse la testa. No. Non
avrebbe dato a Carataco questa soddisfazione. Quando la fine fosse stata vicina, sarebbe caduto
combattendo, spada in pugno, lanciando maledizioni contro il nemico fino allultimo respiro.
Arrivarono persino prima che lultimo barlume del tramonto si spegnesse nel cielo occidentale.
Non appena Carataco era tornato nel suo campo, il nemico aveva cominciato a radunarsi, e sulla piazza
darmi erano state preparate e ammucchiate in fretta e furia nuove fascine. Le trib lavoravano in un
cupo silenzio che non era tipico del loro carattere e a Macrone fu chiaro che erano determinati a
vendicare la morte di Maridio. Nella luce sempre pi fioca del crepuscolo, Macrone mand a chiamare
i suoi ufficiali superstiti. Lo sparuto gruppo di uomini lo incontr dietro la porta principale del forte.
Macrone li fiss e si compiacque che nessuno sembrasse mostrare segni di paura. Sapete tutti
cosa sta per succedere. Carataco  determinato a prendere il forte con il prossimo attacco. Il nemico 
furibondo e possiamo aspettarci che terr duro anche nel caso in cui subisca pesanti perdite. Se
dovessero superare le mura e mettere piede nel forte, la partita sar persa per noi. In tal caso sar
meglio morire che rischiare la cattura. Assicuratevi che ai vostri uomini questo sia chiaro. Dobbiamo
eguagliare la loro determinazione, se vogliamo avere qualche possibilit di uscirne vivi. Non voglio
mentirvi. Possiamo respingere il primo attacco, ma cosa accadr dopo nessuno lo sa. Se il forte cade,
siamo spacciati. E cadr. Noi siamo pochi a difendere le mura. Loro sono troppi, e non abbiamo alcuna
speranza di ricevere aiuto dallesterno. Lunica scelta che possiamo fare adesso  come morire: da
soldati, o da cani. Macrone fece una pausa e abbass il tono quando si gir verso il medico del forte.
Non voglio che gli uomini siano catturati vivi. Se conquistano le mura, ordiner al trombettiere di
suonare cinque note lunghe. Sar il segnale. Tu e i tuoi attendenti vi occuperete dei feriti. Chiaro?.
Il medico annu. S, signore. Mi assicurer che sia veloce.
Bene. Macrone guard lufficiale superiore della coorte tracia. Lo stesso vale per i cavalli.
Tieni pronti degli uomini. Non appena verr dato il segnale dovranno azzopparli. Sar pi veloce che
ucciderli e altrettanto efficace.
Perch non ucciderli adesso, signore? Finch c tempo.
Macrone scosse la testa e sorrise. Nonostante tutto, non mi arrendo mai. Mai. Nemmeno
adesso. Potrebbe esserci una via di scampo. Non ammetter la sconfitta fino alla fine. E se questo  il
destino gli di hanno deciso per noi, allora e solo allora lo accetteremo. Bene, uomini, ai vostri posti.
Tese la mano e scambi una stretta di avambraccio con ogni ufficiale prima che ciascuno raggiungesse
i propri uomini. Poi, con un sospiro pesante, Macrone sal di nuovo sulla torre, si allacci lelmo e
attese il nemico.
I Siluri si schierarono davanti al loro campo nella luce morente del giorno, una massa scura di
uomini e armi sullo sfondo del bagliore dei fuochi. Per un po regn il silenzio, poi un corno suon una
nota profonda, che echeggi tra le colline circostanti, e le trib avanzarono senza far rumore.
Macrone port le mani a coppa intorno alla bocca e grid alla guarnigione: Stanno arrivando!
State pronti!
Lungo le mura i legionari e i Traci presero posizione davanti al parapetto. Macrone vide le trib
sciamare su per il pendio. Risuon un altro squillo del corno, accolto, questa volta, da un boato
assordante dei guerrieri. Il centurione non pot evitare di fare un sorriso crudele. Anche se Carataco
aveva scelto di attaccare al buio, i suoi uomini sarebbero arrivati come unonda e sarebbe stato difficile
mancarli. Soprattutto mentre si avvicinavano al fossato esterno.
Grid di nuovo. Torce!.
Lungo tutta la cinta muraria piccoli archi fiammeggianti solcarono il buio mentre i difensori
lanciavano fastelli di sterpi in fiamme legati intorno a pezzi di legno. Le torce precipitarono sul pendio
e ruzzolarono poco lontano. Le fiamme crearono diverse pozze di luce, grazie alle quali Macrone pot
vedere il primo degli assalitori stagliarsi allimprovviso nel buio. Il clamore dei nativi si spense quando
presero ad arrancare sulla china per raggiungere il forte.
Giavellotti pronti!.
I difensori alzarono le armi, tirando indietro le braccia, in attesa dellordine.
Macrone aspett finch non riusc a vedere gli uomini lungo la linea del pendio, mentre si
arrampicavano verso il fossato esterno. Attese con calma ancora un momento, finch non fu certo che
fossero a portata di tiro e che nemmeno unarma sarebbe andata perduta.
Lanciate!.
Lordine fu accolto da un coro di grugniti e gli uomini lanciarono i giavellotti nelloscurit. Le
aste balenarono alla luce delle torce mentre piovevano sulle file serrate del nemico. Macrone vide molti
uomini colpiti a morte e grida di dolore si levarono dallorda che correva verso il fossato.
Continuate, a volont!.
Gli uomini afferrarono altri giavellotti e li lanciarono contro il nemico che avanzava. Lultima
scorta del forte si sarebbe esaurita rapidamente, ma Macrone aveva deciso che era meglio utilizzare
tutte le armi finch gli uomini potevano. Decine di guerrieri caddero sotto la pioggia di micidiali
proiettili prima che qualcuno riuscisse a raggiungere il fossato e si precipitasse gi per la china. A quel
punto Macrone cap lintenzione del nemico. Ogni uomo portava un piccolo fascio di bastoni. I
guerrieri attraversavano il fossato e si arrampicavano sulla china interna, poi piazzavano le loro fascine
ai piedi delle mura e correvano via. Dal buio emersero poi alcune protezioni di vimini, che furono
portate sul bordo del fossato e disposte fianco a fianco, a formare un bastione di fortuna che doveva
proteggere gli assalitori. Il flusso costante di giavellotti prosegu mietendo altre vittime; sulla cima del
pendio e nel fossato di fronte al forte erano disseminati i corpi dei morti e dei feriti. Ma i barbari
continuavano ad arrivare, lanciandosi fuori da dietro i rifugi per aggiungere altro materiale
combustibile alle pile sempre pi alte allineate lungo le mura. Quasi tutti gli sforzi dei guerrieri erano
concentrati sullesterno del corpo di guardia. Infilavano le fascine nei varchi lasciati quando i legionari
avevano bloccato in fretta e furia la porta esterna distrutta.
Un fortissimo schiocco costrinse Macrone ad abbassarsi. Seguirono altri tonfi su entrambi i lati
e il centurione imprec a denti stretti. Il nemico aveva schierato dei frombolieri che stavano tirando
colpi a distanza ravvicinata da dietro i ripari. Arrischiando unocchiata lungo le mura a destra del corpo
di guardia, Macrone vide che un uomo era gi a terra, riverso sulla schiena sul versante interno coperto
di terreno erboso del bastione. Un altro uomo fu colpito mentre prendeva la mira con il giavellotto, la
testa rimbalz allindietro con un forte rumore mentre larma gli cadeva dalle dita e lui crollava a terra,
immobile. Era troppo pericoloso continuare con i frombolieri cos vicini alle mura, decise Macrone.
Tir un respiro profondo e grid: Cessate il lancio di giavellotti! Al riparo!.
Gli altri ufficiali ripeterono lordine, i difensori abbassarono le armi e si acquattarono dietro il
parapetto sotto unaltra raffica di proiettili che rimbalzarono contro le mura. Gli attendenti medici del
forte si precipitarono a raccogliere i caduti e a portarli in infermeria, e Macrone si chiese quanti altri
uomini avrebbero perso la vita quella notte.
Per unora il nemico continu ad accumulare materiale combustibile davanti al forte, mentre i
frombolieri tenevano docchio eventuali segni di movimento lungo le mura, lanciando i loro colpi
mortali a qualsiasi romano osasse farsi vedere. Macrone arrischiava ogni tanto unocchiata per seguire
lavanzata del nemico e vide brevemente Carataco e il suo scudiero camminare a grandi passi dietro i
ripari, ispezionando il lavoro dei suoi uomini. Alla fine Carataco grid un ordine e poco dopo Macrone
vide delle fiammelle guizzanti avvicinarsi al forte, e gruppi di uomini arrampicarsi verso le cataste di
legna con dei secchi. Al suo naso giunse lodore pungente della pece e comprese che la guarnigione
aveva le ore contate. Poi lodore acre di fumo gli invase la gola. Il crepitio della legna in fiamme si
diffuse lungo le mura mentre le cataste di legna venivano accese una dopo laltra. Il bordo del parapetto
e della palizzata era rischiarato dalla luce del fuoco che ardeva alla base del corpo di guardia. Una
lingua gialla lamb il campo visivo di Macrone.
Cazzo. Cazzo. Cazzo, imprec a denti stretti.
Dal basso giunse un grido dallarme. C del fumo qui dentro! Fuori! Fuori!.
Macrone si volt e vide che il pugno di uomini con lui sulla torre lo guardava sgomento. Lui
sorrise con calma.  ora di filare via, ragazzi. Non mi va di essere offerto sul rogo a chiss quale
maledetto dio barbaro.
I legionari si precipitarono alla scala e scesero gi, scomparendo alla vista. Quando Macrone si
alz per fare lo stesso, sent il calore rovente delle fiamme che salivano di fronte al corpo di guardia. Si
lanci verso la scala e scese i pioli, accorgendosi che il fumo stava gi cominciando a riempire
ledificio. Le porte che conducevano al camminamento alle spalle del muro erano aperte e si cre una
corrente leggera causata dallaria che veniva aspirata allinterno per alimentare le fiamme. Dalle
fessure nelle travi del corpo di guardia erano visibili spicchi di luce intensa, e il ruggito delle fiamme e
il crepitio della legna che ardeva assalirono le orecchie di Macrone. Il centurione inspir e si pieg in
due di scatto, tossendo violentemente, gli occhi che gli bruciavano. Raggiungendo la porta pi vicina,
usc dal corpo di guardia e cammin rasente alle mura sulle gambe malferme per un breve tratto prima
di accovacciarsi.
Gli ci volle qualche secondo per liberare i polmoni dal fumo e pulire gli occhi irritati e pieni di
lacrime battendo le palpebre, prima di poter valutare la situazione. Vari incendi ardevano lungo le mura
rivolte in direzione del pendio che scendeva verso la piazza darmi. Il pi grande era quello che
infuriava davanti al corpo di guardia.
Signore!.
Macrone si guard intorno e vide il centurione Petilio sotto di lui, alla base del bastione, il volto
illuminato dalle fiamme. Stava indicando il corpo di guardia. Devo mandare una delle centurie a
prendere lacqua?.
Macrone riflett un attimo e scosse la testa. Sarebbero troppo esposti ai frombolieri. E poi
nella cisterna  rimasto troppo poco per servire a qualcosa. Ritira solo gli uomini dalle sezioni in
fiamme. Il resto pu rimanere al suo posto.
Petilio fece il saluto e corse a eseguire lordine di Macrone. Il centurione rimase sulle mura un
altro po, finch il dolore ai polmoni non fu passato, quindi scese nel forte e si ferm in fondo al blocco
di caserme pi vicino. Gli incendi avevano attecchito ormai e le fiamme lambivano langolo della torre
di guardia. Non cera niente che potesse fare per salvare la struttura, si rese conto Macrone. Sarebbe
stata consumata lentamente dalle fiamme e infine sarebbe crollata. Lincendio sarebbe durato un paio
dore prima di spegnersi. Allalba il forte sarebbe stato una rovina fumante, e nulla avrebbe impedito a
Carataco e al suo esercito di avanzare con cautela tra i resti carbonizzati e avventarsi sugli uomini della
guarnigione.
Quando Petilio torn al suo fianco, Macrone gli disse di lasciare un pugno di uomini di guardia
e di ordinare agli altri di scendere a riposarsi tra i blocchi delle caserme.
E i cavalli e gli uomini in infermeria, signore?, domand Petilio a bassa voce.
Macrone fiss le fiamme per qualche secondo prima di rispondere. Ce ne occuperemo
allultimo. Meglio non abbattere il morale degli uomini prima di allora. Dar lordine quando sar il
momento.
S, signore.
Una volta che hai provveduto agli uomini, riposa un po anche tu, Petilio.
Dovresti farlo anche tu, signore.
Macrone gli diede una pacca sulla spalla. Sto bene. Indic con il pollice gli incendi. Finch
quelli bruciano, non dobbiamo preoccuparci. Sar al quartier generale per un po, se dovesse succedere
qualcosa.
Petilio annu, poi si allontan a grandi passi in direzione degli uomini pi vicini, acquattati
dietro le mura. Macrone si volt verso il cuore del forte e vide le espressioni rassegnate sui volti degli
uomini che passavano, illuminati dal bagliore rossastro delle fiamme. Non cera alcun dubbio sul
destino che li avrebbe attesi lindomani mattina e Macrone era troppo stanco per tirarli su con parole di
falsa speranza, mentre anche lui si trascinava faticosamente. Giunto nellufficio del comandante della
guarnigione, si sedette e tir fuori una tavoletta cerata pulita. Prese uno stilus e scrisse una lettera a sua
madre. I sentimenti che espresse erano semplici e sinceri: si rammaric per i fatti del passato e sper
che lei sarebbe stata orgogliosa che suo figlio fosse morto con onore. Fu un addio breve. Quando ebbe
finito di incidere quella manciata di righe nella cera, Macrone le rilesse, quindi chiuse la tavoletta e la
leg. La port nella camera di sicurezza situata sottoterra e la ripose con cura sotto uno dei bauli di
documenti. Mentre usciva dal quartier generale provava una profonda calma nel cuore, la sensazione di
aver adempiuto a tutti i suoi doveri, tranne uno.
Gli incendi durarono tutta la notte; le fiamme raggiunsero lapice e poi si placarono lentamente.
Poco dopo la mezzanotte la torre gemette e sinclin piano piano verso il pendio, prima di crollare sul
terrapieno e nel fosso, suscitando lesultanza del nemico poco pi in l. Dopo un po le grida di tripudio
cessarono e lunico rumore fu il crepitio delle fiamme, che si spegnevano lentamente. Per un po alcune
delle strutture di legno del corpo di guardia rimasero in piedi, Macrone poteva ancora riconoscerne la
sagoma. Poi anche quelle crollarono sulle macerie al di l delle fiamme. Non appena i primi bagliori
grigiastri rischiararono lorizzonte a est, Macrone indoss lelmo, prese lo scudo e sal sul bastione per
raggiungere il legionario che aveva il compito di sorvegliare il nemico. Guardando cautamente oltre il
parapetto, Macrone vide un manipolo di nemici che li osservavano da dietro le protezioni di vimini.
Gli altri si sono ritirati da poco, signore, rifer la sentinella. Sono andati a riposarsi mentre
gli incendi si consumavano.
Macrone annu. Torneranno presto.
La sentinella rimase in silenzio qualche secondo prima di rispondere. Meglio che finisca in
fretta.
Basta che porti con te un po di quei bastardi, eh?.
Si scambiarono un sorriso stanco prima di continuare a sorvegliare il nemico in attesa di
eventuali segni di preparativi dellassalto finale al forte.
A poco a poco lalba rischiar lorizzonte e il buio cominci a ritirarsi, rivelando i contorni del
pendio, la piazza darmi e la valle pi in l. Un paesaggio quasi privo di vita e movimento. Solo una
manciata di figure erano visibili; perlustrarono il terreno prima di tornare di corsa verso il fondo della
valle. Alla fine anche i guerrieri dietro i ripari di vimini si ritirarono, formando una piccola colonna e
allontanandosi a passo di marcia.
A che cazzo di gioco stanno giocando?, ringhi Macrone insospettito, sentendo un formicolio
dietro la nuca.
Signore!. La sentinella si alz e indic a est, in fondo alla valle. Macrone si volt e vide la
testa di una colonna di cavalieri che raggiungeva la cima del passo e scendeva gi per il sentiero che
portava al forte. Per un attimo non os cedere alla speranza. Non profer parola, nemmeno quando le
altre sentinelle si disposero in fila lungo le sezioni delle mura ancora in piedi e proruppero in grida
concitate, chiamando gli altri uomini sulle mura perch vedessero di persona. Il centurione Petilio
raggiunse di corsa Macrone, socchiudendo gli occhi in direzione della colonna che si avvicinava
lentamente verso di loro come un millepiedi gigante.
Sono i nostri?
I nostri?. Macrone fece una risata rauca. Cazzo, se sono i nostri.
...
.
...
CAPITOLO TRENTASETTE.
...
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...
Quintato osserv i corpi sparsi sul terreno e nel fossato prima di volgere lo sguardo verso le
brecce aperte nel corpo di guardia e in diversi tratti delle mura che erano stati bruciati dal fuoco.
Arricci il naso allodore acre del legno carbonizzato e si volt verso Macrone.
Devessere stata una lotta accanita, centurione.
S, signore, rispose secco Macrone.
 il tipo di battaglia da cui gli uomini che la combattono escono come eroi, prosegu il legato.
Sono sicuro che ci sar qualcosa per te quando il mio rapporto arriver nelle mani del governatore
Ostorio, e lui lo inoltrer a Roma. La guarnigione di Bruccium si  distinta e ci saranno riconoscimenti
da appuntare ai vessilli della tua coorte, e a quelli dei tuoi Traci. Si volt e gli lanci un sorriso. I
Corvi Sanguinari si sono fatti una grande reputazione. Naturalmente la si deve in gran parte
allimpegno del centurione Querto.  un peccato che non sia sopravvissuto per vedere questo giorno.
S, signore.  un peccato.
Non importa. Sono sicuro che il suo nome continuer a vivere.
Catone annu. Ne sono certo.
Quintato rivolse lattenzione a Macrone. Hai ricevuto gli ordini. Assicurati che il forte sia
completamente distrutto. Non voglio che il nemico occupi questa posizione dopo che avremo lasciato
la valle.  tutto, centurione.
Macrone fece il saluto e si volt per attraversare di nuovo la breccia ed entrare nel forte. Il
legato lo fiss per un attimo e si strinse nelle spalle.
 un guerriero forte, quelluomo, ma ha un carattere piuttosto burbero.
Catone soffoc la rabbia per quel giudizio sul suo amico. Il centurione  stremato, signore.
Non ci si pu aspettare una conversazione brillante da un uomo nelle sue condizioni.
Quintato lo riprese bruscamente. Difendi pure i tuoi ufficiali, ma ti sarei grato se non ti
esprimessi con questi toni da insubordinazione. Tu e il centurione sarete anche usciti come eroi da tutto
questo, ma ti consiglio di non mettere troppo alla prova la mia benevolenza. Ci siamo capiti?.
S, signore. Perfettamente.
Bene. Dopo che i tuoi uomini avranno terminato di distruggere Bruccium, falli unire alla
retroguardia. Non ci sar tempo per farli riposare, mi dispiace. Dobbiamo marciare in fretta se
vogliamo tenere il passo con Carataco. Non possiamo permettere che ci sfugga e faccia perdere le
proprie tracce unaltra volta. Ostorio non si mostrerebbe molto indulgente. Quintato sorrise. Anche
se  stato il governatore a perdere le sue tracce la prima volta. Sarebbe bello farla finita con Carataco
prima dellarrivo di Ostorio sul campo. Davvero bello.
Catone prov una fitta di rabbia. I comandanti degli eserciti non avevano il diritto di perseguire
le loro rivalit politiche sul campo. Erano in gioco le vite degli uomini, e un generale aveva lobbligo
nei confronti di coloro di cui controllava il destino di concentrarsi sul buon esito della campagna.
Sconfiggere il nemico era tutto ci che contava. Era irrilevante chi rivendicasse il merito della vittoria.
O almeno avrebbe dovuto essere cos. Ma cerano delle volte in cui sembrava che la guerra non fosse
altro che una prosecuzione della politica, riflett Catone. Proprio come accadeva a Roma, dove i due
ambiti spesso si sovrapponevano nella carriera di coloro che occupavano i vertici della societ.
Il legato Quintato osserv la colonna del suo esercito passare davanti alle macerie del forte,
migliaia di uomini, muli, cavalli e carri stracarichi di equipaggiamento di guerra.
Abbiamo sprecato troppi anni cercando di portare la pace in questa provincia. Le possibilit di
guadagnare gloria sono state poche, grazie allimperatore che ha dichiarato di aver conquistato questa
terra pochi mesi dopo avervi messo piede. Ma tra la visione ufficiale e la realt sul campo esiste una
differenza abissale, eh? Sar felice di essere assegnato a un confine dove sia possibile farsi una
reputazione. Ma sto correndo troppo. Quintato fece con la mano un gesto di disapprovazione rivolto a
se stesso. Anzitutto dobbiamo sgominare completamente il nemico. Sconfitto Carataco, possiamo
finalmente stroncare la resistenza locale su questa squallida isola.
Spero di s, signore.
Il legato si volt verso Catone con la fronte aggrottata. Ne dubiti?.
Catone soppes bene le parole prima di rispondere. Prima dobbiamo sconfiggere Carataco,
signore. Sapremo se  davvero finita solo dopo che sar successo. Nonostante ci, ha dimostrato di
essere un nemico pieno di risorse. Chi lo sa? Potrebbe avere ancora un sacco di sorprese in serbo. Ci
sono altre trib che non hanno reso omaggio a Roma. E poi ci sono i druidi, sempre pronti a fomentare
lodio verso di noi. Si strinse nelle spalle. Temo che ci vorr ancora un po di tempo prima che la
Britannia veda la pace.
Quintato emise un sospiro spazientito. Il tuo spirito di ottimismo non  esattamente quel che si
definisce una fonte di ispirazione, prefetto Catone. Sono sicuro che  un piacere averti intorno quando
c da tirare su il morale degli uomini.
Lottimismo  una qualit lodevole, signore, ma la dura realt di una situazione raramente
presta attenzione al buonumore, in base alla mia esperienza.
In base alla tua esperienza?. Il legato storse lievemente le labbra, divertito. Spero che tu viva
abbastanza a lungo per rendere giustizia a questa espressione.
Catone sostenne il suo sguardo con fermezza. Anchio, signore.
Quintato chiam con un cenno il soldato che gli teneva il cavallo e luomo si affrett a portargli
la bestia e a porgergli le redini, prima di inchinarsi e tendere le mani per consentire al legato di montare
in sella con facilit. Il legato guard Catone dallalto e disse in tono brusco e imperioso: Distruggi il
forte, raduna ci che resta del tuo comando e unisciti alla colonna.
S, signore.
Si scambiarono il saluto e Quintato spron il cavallo al trotto sul sentiero, dirigendosi verso la
piazza darmi, dove una colonna di legionari era gi in marcia. Catone lo guard per qualche secondo,
chiedendosi se fosse il caso di condividere lottimismo del legato sullimminente fine della guerra
contro Carataco e le trib che continuavano a resistere alla forza bruta di Roma. Nonostante le sue
riserve, volle sperare che mancasse poco tempo alla fine di quella lunga campagna. Con la Britannia in
pace, Giulia avrebbe potuto raggiungerlo senza pericolo. Con il tempo, molte delle unit che
formavano la guarnigione dellisola sarebbero state riassegnate e sarebbe stato possibile trovare una
destinazione migliore. In un posto pi caldo, pi civile. Alz lo sguardo, guard i picchi grigi dei monti
su entrambi i lati della valle e rabbrivid. Quella era una terra selvaggia e ostile, ed era difficile capire
come fosse possibile domarla. Era meglio che Giulia non giungesse mai su quei lidi. Quando i nativi si
fossero arresi, alla fine, avrebbe fatto meglio chiedere un nuovo comando pi vicino a Roma. Non
osava ancora sperare in un posto nella capitale, non finch a palazzo cera ancora gente che ce laveva
con lui. Ma non sarebbe durato per sempre, riflett Catone con amarezza. Coloro che decidevano
nellombra il destino di Roma al fianco dellimperatore raramente duravano molto. Presto ci sarebbe
stato un nuovo imperatore. Molto probabilmente sarebbe stato Nerone, il figlio adottivo di Claudio, e
una volta Catone aveva salvato la vita del giovane principe. Se lesuberante giovane fosse diventato
imperatore, ci sarebbe stato un repulisti della vecchia guardia e Catone sarebbe stato libero di tornare a
Roma, da Giulia, e di vivere in pace.
Con il cuore riscaldato da quel pensiero, si allontan dalla colonna di fanteria in marcia e
attravers con cautela la breccia accanto al corpo di guardia distrutto per andare a cercare Macrone.
Linterno del forte era permeato dallodore di legna bruciata e da quello pi acre della pece.
Piccoli gruppi di uomini erano occupati ad ammucchiare cumuli di materiali combustibili sulla soglia
delle caserme e delle scuderie. Catone non pot fare a meno di notare lironia per cui soldati romani
avrebbero completato la distruzione che ai loro nemici non era riuscita.
Trov Macrone nel quartier generale, occupato a soprintendere al carico del forziere e dei
documenti su un carro. A quel compito era stato assegnato un plotone di legionari. A quanto sembrava,
Macrone non si fidava ancora dei Traci.
Come va, Macrone?.
Il centurione fece il saluto quando il suo amico si avvicin, poi si pass una mano tra i capelli e
si gratt la nuca, mentre riordinava i pensieri.
I malati e i feriti hanno gi raggiunto le salmerie. Insieme ai prigionieri siluriani. I cavalli sono
stati gi trasferiti dalle stalle, e tutta lattrezzatura che possiamo portare  sul resto dei carri. Indic
con un cenno i bauli che venivano caricati. Una volta caricati quelli, abbiamo finito.
E la nostra attrezzatura?.
Laltro indic con un gesto il carro nel cortile. Gi caricata.
Catone annu. Bene. Non appena il carro uscir dal forte puoi dare lordine di appiccare i
fuochi.
Lo far volentieri.
Catone guard lamico incuriosito. Lidea ti piace?
Perch no? Perch dovrebbe dispiacermi perdere questo posto?. Macrone gir lo sguardo nel
cortile di fronte al quartier generale. C ancora lo spettro di Querto qui.  come se la sua presenza
continuasse ad aleggiare. Non c da meravigliarsi, credo. Non era il genere di bastardo che viene ben
accolto nellaldil. Querto merita degli inferi solo per lui, a mio parere.
Catone fu preso alla sprovvista. Non era da Macrone essere cos gi di morale. Parl allamico
in tono sommesso.
Macrone. Querto  morto. Lho ucciso.  finita.
Macrone scosse piano la testa. Non per me, ragazzo. Servo da ventanni nelle legioni, ho visto
un sacco di posti nella vita e ho conosciuto dei brutti tipi, ma niente di paragonabile a Querto. Il suo
cuore era stato toccato dalle tenebre.
Dalle tenebre?. Catone torse le labbra e riflett un attimo prima di continuare. Suppongo di
s.
Supponi?. Macrone ridacchi senza allegria. Fanculo. Era pazzo. Querto aveva una vena di
malvagit larga come il Tevere. Era poco meno che una belva e astuto come un serpente. Qualcuno
doveva liberarsene. Vorrei solo averlo fatto io. Non tu. Guard Catone con unespressione
preoccupata. Spero non ci saranno delle ripercussioni.
No, almeno per un po. Il legato suppone che sia morto in battaglia, da quel che gli ho detto.
Se mi sar ordinato di scrivere un rapporto completo, allora la verit verr a galla. Come sono sicuro
che avverr in ogni caso. Cerano dei testimoni. Si verr a sapere.
Gi, ma saranno pochi a parlare in lode di Querto, dato che stava per abbandonare il resto di
noi a Carataco. Non sar lunico a confermare il tuo resoconto. Niente affatto.
Catone sorrise con gratitudine. Lo so. Di questo non mi preoccupo. Si fece pi pensieroso. 
un peccato che sia accaduto. Le tattiche di Querto avevano qualche merito.
Stai scherzando?
Perch no? La paura  larma migliore che si possa impiegare in guerra. E ha sicuramente
terrorizzato i nemici. Il suo errore  stato quello di terrorizzare anche i suoi uomini.
Gli fai troppo onore, Catone. Era un brutto tipo. Malvagio, e pazzo da legare, e ha corrotto
anche gli altri. I suoi uomini, i Siluri anche me. Distolse lo sguardo dallamico mentre gli si
ripresentava alla mente la morte di Mancino e di Maridio. Fece una smorfia, come se provasse dolore.
Non fare lerrore di parlare bene dei morti. Alcuni non lo meritano. Macrone rivolse lattenzione al
carro alle spalle di Catone e grid: Allora, quellaffare  carico, cosa state aspettando? Portate quel
carro fuori dal forte, nella piazza darmi. E assicuratevi che nessun maledetto ladro ci metta su le
grinfie. Muovetevi!.
Il carrettiere fece schioccare la frusta e le pesanti ruote si misero a girare con gran rumore,
mentre il veicolo e la sua scorta lasciavano il cortile e si dirigevano verso la porta laterale e il sentiero
che girava intorno al forte per raggiungere la piazza darmi. La tristezza di un attimo prima si dissolse e
i due uomini assunsero il contegno del loro rango quando si guardarono di nuovo in faccia.
 tutto. Macrone si raddrizz. Possiamo dare fuoco al forte, signore.
Catone annu. Allora ti aspetter con il resto degli uomini allesterno. Procedi pure.
Mentre Catone tornava verso le rovine bruciate delle mura che davano sul campo di Marte, ud
la voce di Macrone che gridava alle squadre incaricate di appiccare gli incendi. Quando Catone giunse
in fondo al pendio e si volt a guardare in alto, nere colonne scure di fumo si stavano innalzando in
grandi volute nel cielo. Macrone e un pugno dei suoi uomini uscirono da una delle brecce nelle mura e
discesero il sentiero fino a raggiungere i loro compagni. Catone fece segno alluomo che gli teneva il
cavallo di scostarsi. Aveva voglia di camminare un po. I sopravvissuti della guarnigione si schierarono
e Catone agit il braccio in avanti per segnalare loro di avanzare e allinearsi in coda alla colonna.
Molto pi avanti, la cavalleria del legato Quintato era alle calcagna di Carataco e dei suoi
guerrieri. Presto i nativi sarebbero stati costretti a fare dietrofront e a combattere. Ci sarebbe stata una
grande battaglia, che avrebbe messo alla prova il coraggio e le capacit degli uomini di entrambi gli
eserciti, Catone lo sapeva. Se Roma avesse trionfato, ci sarebbe stata una possibilit di pace nella
nuova provincia. In caso contrario, laspra guerra si sarebbe trascinata anno dopo anno. Quella
prospettiva depresse Catone. Altri morti. Altre sofferenze. I nativi si sarebbero aggrappati
disperatamente alla speranza di riuscire alla fine a umiliare Roma. Il che non sarebbe mai accaduto,
riflett Catone. Nessun imperatore di Roma lo avrebbe permesso, a qualsiasi costo. Ecco di che cosa
Carataco e i suoi sostenitori avrebbero dovuto avere veramente paura.
Ancora una volta, si trattava di paura. Forse, a questo proposito, Querto aveva ragione.
Siamo un po pochi, disse Macrone, interrompendo i pensieri di Catone. Si volt e indic con
un gesto la piccola colonna di uomini e cavalli dietro di loro. Entrambe le coorti hanno subito pesanti
perdite.
Gi, ma il legato ci ha promesso che avremo la precedenza nelle sostituzioni provenienti da
Londinium. Torneremo presto al fronte.
Macrone sorrise allidea di addestrare un po di reclute nuove. Torniamo a fare i veri soldati,
come si deve. Finalmente.
Ecco lo spirito giusto!. Catone sorrise allamico. Li addestreremo fino a farli crollare, e
quando affronteremo il nemico ci renderanno orgogliosi. I tuoi uomini e i Corvi Sanguinari saranno le
coorti migliori dellesercito. Non ci sar trib in Britannia che potr opporsi a noi.
Macrone annu. Brinder a questo.
Il primo giro lo offro io, non appena avremo piantato il campo stasera.
Perch aspettare?. Macrone gett indietro il mantello e tir fuori la sua borraccia. Mi sono
permesso di prendere ci che restava del Falerno. Non  niente male. Offr la borraccia a Catone.
Prima tu. Il grado comporta dei privilegi.
Catone scosse la testa. Anche lamicizia. Dopo di te.
Macrone rise, tolse il tappo e bevve un lungo sorso prima di passare la borraccia a Catone. Il
prefetto riflett un momento prima di sollevarla in un brindisi.
A Roma, allonore e, soprattutto, allamicizia!.
...
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...
FINE.
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Nota dellautore.
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...
I libri di storia spesso parlano di conquista della Britannia nel 43 d.C. da parte dellimperatore
Claudio, mentre sarebbe pi corretto chiamarla invasione. C una differenza abissale tra i due
termini. Roma, la pi longeva superpotenza del mondo antico, aveva messo gli occhi sulla Britannia un
centinaio di anni prima della campagna di Claudio, quando Giulio Cesare si impegn per consegnare il
suo nome alla memoria dei posteri massacrando i Galli e confiscando le loro terre per lallora
repubblica. Linvasione della Britannia, un Paese a lungo considerato lepitome della barbarie e della
ferocia, avrebbe consolidato la sua reputazione nellopinione pubblica romana. Cos fu, anche se
nessuna delle sue due incursioni si spinse al di l di una breve esplorazione della parte meridionale
dellisola. Riprendendo da dove Cesare aveva lasciato, limperatore Claudio tent di dare lustro a un
regno che aveva avuto un inizio incerto dopo che il suo predecessore era stato assassinato. La sua
incoronazione aveva avuto luogo solo quando la guardia pretoriana si era resa conto che trasformare di
nuovo Roma in una repubblica lavrebbe privata dei suoi vasti privilegi.
In ogni caso, linvasione and avanti e con la sconfitta dellesercito nativo guidato da Carataco
fuori della sua capitale, limperatore fu soddisfatto di dichiarare missione compiuta, con la stessa
temerariet e superficialit dimostrata dal presidente Bush nel 2003 a proposito dellIraq. Si tennero
festeggiamenti a Roma e limperatore, crogiolandosi nellapprovazione dei suoi sudditi, pass ad altre
faccende, lasciando lesercito in Britannia a suggellare la conquista e a stabilizzare la provincia cos da
poter coprire le spese.
Ma la conquista dellisola era lungi dallessere completata e ci vollero anni per creare una
frontiera dal Wash al Severn, e altri ancora per spingerla pi a nord e a ovest, arrivando allincirca alle
montagne dellattuale Galles. Ed  qui che lavanzata romana si ferm. Le legioni e gli ausiliari
dovettero affrontare due delle trib pi determinate e coraggiose, gli Ordovici e i Siluri, guidate da un
comandante che aveva infine sviluppato le tattiche appropriate da utilizzare contro la macchina da
guerra romana. Anzich affrontare il nemico in battaglie pianificate, Carataco adott contro
lavversario pi potente il consolidato espediente della guerriglia, colpendo colonne e forti isolati e
dileguandosi di fronte alla forza concentrata delle legioni. In ci fu aiutato dalla geografia del Galles,
che a quel tempo era ricco di foreste, nonch dotato di un territorio interno montuoso. Un terreno
perfetto per il tipo di guerra che ora conduceva contro i Romani.
Come  usuale in questi conflitti,  il fronte della guerriglia ad avere liniziativa, e finch riesce
a eludere situazioni in cui il nemico pu schierare forze schiaccianti, la resistenza pu continuare.
Colpendo lelemento pi vulnerabile delle forze native guidate da Carataco, ovvero agendo come il
centurione Querto, che muoveva guerra ai villaggi siluriani, i romani riuscirono a riprendere liniziativa
e a costringere i nativi sulla difensiva, come quando, nel mio romanzo, Carataco viene costretto a
rispondere agli attacchi dei Corvi Sanguinari.
Queste tattiche potevano funzionare bene in un mondo dove non cerano i mass media a
denunciare i danni collaterali, ed  interessante riflettere sul fatto che lefficacia di una potenza
militare convenzionale  inversamente proporzionale allampiezza e alla costanza della rete dei mass
media  e sempre pi anche dei social media  che denunciano le sue attivit. Al contrario, la misura
del successo delle forze di guerriglia nemica  direttamente proporzionale agli stessi media. I generali
moderni devono invidiare molto la mano libera di cui disponevano i loro antichi predecessori!
Torniamo a Catone e a Macrone. Dopo aver respinto Carataco e il suo esercito, ora devono
mettersi in marcia insieme al legato Quintato per provare a inseguire lesercito nativo e costringerlo a
dare battaglia. Nonostante lottimismo del legato, Carataco ha gi sconfitto Roma pi di una volta,
proprio quando i suoi generali avevano creduto di aver finalmente schiacciato la volont dei nativi di
resistere. La conquista della Britannia  ancora abbastanza lontana, e la lotta di Macrone, Catone e dei
soldati di Roma deve continuare. Ci sono grandi sfide allorizzonte che metteranno alla prova i nostri
due eroi fino allo spasimo e Catone e Macrone torneranno ad affrontare Carataco nel prossimo
romanzo della serie!
...
.
...
FINE.